«Dio lo ha perdonato», pensò tra sè, «poichè gli risparmia anche questo dolore.»
Nell'alzare degli occhi ecco vede presentarsi sopra la porta due strani sembianti, — il cappuccino e il carnefice: — parvero quasi la lingua biforcata vibrata da vipera in furore: — uno, quello del cappuccino, era pieno di angelica bellezza; l'altro, del carnefice, sembrava uscito dall'inferno; eppure in quell'ora male avresti saputo distinguere qual fosse stato dei due più sinistro dell'altro.
Vedendo che s'inoltravano per isvegliarlo, Dante si fece loro incontro e prendendo ambidue per le mani li trasse indietro favellando sommesso:
«Non lo destate.»
«E la confessione?» replicò il cappuccino.
«E il supplizio?» soggiunge il carnefice.
«Uditemi», riprende il Castiglione: «l'ufficio vostro in parte è uguale; voi, frate, dovete sollevargli lo spirito, — a te, carnefice, spetta di risparmiare dolori al suo corpo. Se il suo spirito ricava d'altronde che da voi, o frate, la sua pace, il vostro ufficio torna inutile, come lo sarebbe il tuo, o carnefice, se in questo punto ei morisse. Frate, non gl'invidiate il sonno; Dio sa come l'anima nostra si consoli meglio dell'uomo assai, nè quel sopore lo addormenta senza consiglio divino; voi fareste contro al vostro ministero svegliandolo, poichè lo contristereste; pregate basso; lo sovverrete quando vi chiamerà. Per te poi, o carnefice, se il cielo abbia sede anco per te dubito forte: ma se tu speri nella misericordia divina, aspetta senza moverti dal tuo posto che la giustizia umana ti getti una vittima da sagrificare, e aspettala col cuore mesto, come se la sventura ti aggiungesse; e sappi che qualunque passo tu moverai incontro alla tua vittima, quel passo come delitto ti sarà contato nel libro delle colpe.»
Il cappuccino piegò umile il collo e rispose con voce soave:
«Fratello, la vostra parola è buona; aspetterò che mi chiami; intanto io pregherò per lui.»
Il carnefice si accovacciò come un mastino minacciato di percosse e brontolava tra i denti: