«Alla fine dei conti il mio viso somiglia quello degli altri; — prima o poi mi ha da vedere e sentire.»

Quando Lorenzo si risvegliò, si guardò ansiosamente dintorno e non vide più il Castiglione: un suono languido gli uscì a fiore di labbra che disse:

«Ahimè sono solo! — Mi hanno tutti abbandonato!»

«Dio è con te, fratello!» rispose il cappuccino, e gli pose davanti gli occhi il crocifisso, il quale preso tosto dal Soderini, lo baciò con intentissimo affetto.

Sonarono le quattordici.

La porta del palazzo dei Signori dal lato della dogana fu aperta; ne usciva prima una banda dell'ordinanza con la fronte spessa di uomini; i tamburi battevano scordati; la campana grossa del comune empiva l'aria a tocchi lenti che parevano singhiozzi, — le rispondeva la campana del Bargello, sicchè avresti detto essere coteste due campane le prefiche della patria che lamentavano la morte di un figlio scellerato. Subito dopo la milizia seguiva la compagnia dei Neri; l'antesignano portava il Cristo con la faccia rivolta verso i condannati; — dalle mani, dai piedi, dal costato e dalla testa pareva che grondasse sangue, — immagine terribile di compassione e d'orrore! — Al termine della compagnia venivano Lorenzo Soderini e frate Vittorio Franceschi. Menare un frate al supplizio non fu anche pei tempi che correvano cosa agevole e piana, avvegnadio, quantunque allora come ora i Domenicani detestassero i Minori Osservanti, questi gli Agostiniani, gli Agostiniani gli Olivetani, catena di odio interminabile, pure, fatta adesso causa comune non pel frate, dicevano essi, ma per l'ordine, scombussolavano il mondo perchè ne uscisse pel rotto della cuffia; — e le dicerie che andarono d'attorno erano state infinite: ai deboli cacciavano addosso la paura dell'inferno, agli altri il sospetto della divisione e dell'abilità fatta alle armi imperiali di penetrare in Firenze se nasceva trambusto; e sarebbe nato di certo, ma gli Otto, non badando il dire, avevano molto bene atteso a fare e mandavano il frate così vestito dei panni della sua religione al patibolo.

Si presentava appena la processione a capo di una contrada che la gente a furia chiudeva le botteghe, le donne forte sbattevano i balconi, ognuno si affrettava a ripararsi altrove, e ciò per la superstizione che se gli occhi del condannato si fossero incontrati nei tuoi, ti portavano malaventura; la quale però, anche nel caso che siffatto incontro fosse avvenuto, poteva di leggieri evitarsi col toccare immediatamente un'altra persona e rigettarla sopra di lei[280]. Le strade per cui procedevano, comparivano deserte; sembravano fuggissero tutti dall'aspetto dei traditori.

I condannati camminavano con passi incerti; frate Rigogolo poi aveva sembianza di ebro. Da una parte il cappuccino, dall'altra un battuto, i quali gli sostenevano sotto le ascelle e di qua e di là ponevano loro davanti gli occhi tavolette con immagini, affinchè non si distraessero dalla preghiera e riposassero gli occhi sopra oggetti dolenti.

Il cappuccino che confortava Lorenzo gli ripeteva con molto fervore:

«Sperate, sperate, — Dio vi apre le braccia.»