E la madre continuava:
«Oh Vergine santissima, vedi, io sono più derelitta di te; tu sapevi il figliuol tuo morire a torto, — sapevi ancora aspettarlo risuscitato una gloria per secoli senza fine...» — E poichè il figlio continuava a piangere: — «Perchè piangi? Tu mi hai resa la più misera tra tutte le donne, — eppure io non piango. Io ti aveva dato il mio sangue perchè tu lo trasmettessi ai tuoi figliuoli e non perchè me lo rendessi esecrato sopra un patibolo; io ti aveva donato tutte le mie sostanze, ed ora vuoi che raccolga la tua lagrimevole eredità come un peso che le mie spalle non possono sostenere, come un ferro infuocato che mi brucia le mani. Vieni, ti precederò al supplizio; se io non seppi insegnarti a vivere, deh! fammi contenta imparando a morire da me....»
Nessuno ardiva opporsele. La disperazione della madre esercitava sopra tutti i circostanti virtù di fascino. Il carnefice ardì stendere la mano per trattenerla; — la donna dignitosamente superba lo respinse e subito dopo si trasse il guanto e glie lo gettò nel volto dicendo: «Carnefice, rammentati che tu devi toccare soltanto col ferro.»
Sventurata! Ora pone la mano sotto le braccia del figlio, e lo sovviene a salire.
«Pensa un po'», gli mormorava agli orecchi, «qual cuore sia il mio! Certo il piacere ineffabile che provai quando, affidando te povero infante alla balia per recarti al battesimo, le raccomandava badasse bene fosse tepida l'acqua che ti avrebbe il sacerdote versato sul capo e poco il sale che ti avrebbe posto sopra la bocca, — quel piacere, dico, è ben pagato, — troppo pagato eh! col dovere adesso raccomandare quel medesimo capo al carnefice perchè... te lo spicchi prestamente dal busto... con un colpo solo. O figli! voi non pensate alle vostre madri; imperciocchè, se la metà dei dolori che soffrono per voi vi fosse manifesta, non le travagliereste come fate. Tu sapessi quante volte, tardando a ridurti alle nostre case, se mai udiva per la notte sonare a disgrazia la campana della compagnia del Tempio, come cotesti squilli mi paressero voci interrotte della tua agonia, ed ogni squillo mi fosse una coltellata nel mezzo del cuore: ma ormai al passato non pensiamo più oltre, al presente nè anche: il nostro presente appena lo segna il sole sopra la meridiana; avvertiamo al futuro; se mai non mi uccidesse il dolore, mi aspetti la tua anima, perchè, senti, grande veramente è la misericordia di Dio, ma anche il tuo peccato è fuori di misura grande; ti sei pentito, sta bene; ma se ti accogliesse in paradiso, io temerei che Giuda mandasse dal profondo dell'inferno una voce a Dio che dicesse: Anch'io mi sono pentito; perchè non mi togli da questi tormenti, dove patisco da mille cinquecento e trent'anni? — Ma Giuda forse non ebbe madre che supplicasse per lui; aspettami, tu l'hai e oltremodo sventurata; io ti raggiungerò ben tosto... non piangere! Mi desidereresti per avventura la vita? In ciò che mancherà al tuo pentimento suppliranno i miei spasimi. La Madre celeste, che anch'ella vide pendere il suo figliuolo dalla croce, conosce a prova un'angoscia che altrimenti non si potrebbe immaginare, ed intercederà per noi. — Ecco siamo giunti.»
Il carnefice si accosta per bendargli gli occhi.
Il cappuccino, baciandolo, gli ha detto:
«Andate in pace.»
La donna parla di nuovo al carnefice:
«Fosse la tua anima dura quanto la tua accetta, ascolterà nondimeno una preghiera. Sono io la madre che nove mesi l'ho portato, che col mio latte l'ho nudrito; io, che, le intere notti ho vegliato a mitigare le sue doglie infantili, a ventilare l'aria d'intorno alla sua culla, perchè placido dormisse i suoi sonni; — io, che, lui morto, non ho più nulla sopra questa terra; io che, per dimostrargli l'amore immenso che per lui ho sentito e tuttavia sento, mi trovo ridotta a supplicarti, come si fa i santi, che tu... carnefice... assesti bene il colpo... non me lo straziare!... soffra meno che si può... se un rincalzo molle sotto al suo capo può... rendergli il colpo meno penoso, vi porrò le mani... vuoi? Non vuoi. — Ebbene, mi rimarrò. E se la preghiera non giova, prendi... questi sono fiorini... ti basteranno sei mesi a nudrire la tua famiglia... Lorenzo, l'ultimo bacio su questa terra... fra un istante ci rivedremo in cielo....»