A queste aggiunse altre parole, nè i circostanti riuscirono a fargli deporre quel suo proponimento, se il medico discreto non lo ammoniva che in cotesto modo agitandosi prolungava la sua infermità con danno inestimabile della patria.
«Vico», disse un giorno al Macchiavelli, «chiamami i miei capitani, la vista di questi prodi uomini mi conforterà l'anima. Ahi quanto mi travaglia Fiorenza!»
E i capitani vennero, coperti di armi maravigliose, a vedersi; e il Ferruccio esultò e,
«Alzatemi», soggiunse, il gonfalone col motto di LIBERTÀ davanti gli occhi; se gli occhi, sollevando io non vedo le pieghe di questo venerato vessillo occupare parte dell'azzurro del firmamento, parmi vedovo il cielo, — non mi riesce di pregare Dio. — Anime generose, deh! non mi mancate in tanto estremo, obbedite adesso ad ogni mio comando.... Voi lo vedete... non ve lo chiedo per me... per la patria vostra lo chiedo... a voi tutti palpita un cuore... voi tutti avete od aveste una madre... una donna... una cosa cara nel mondo, — voi non rallegrerebbe questa dolcezza di amore senza la patria.... Amate... amate la patria.... Credete in me, — Dio non ne sarebbe geloso, se voi l'amaste anche sopra di lui.»
«Capitano Ferruccio, state di buon animo, noi vinceremo o ci faremo ammazzare con voi.»
Il giorno veniente ordinò si schierassero i soldati lungo le sponde dell'Arno; egli sorretto da Vico e da Giampagolo si accostò al balcone per contemplarli, — erano tre mila pedoni, trecento circa cavalieri, — buona gente, ma pure tre mila trecento. Ferruccio stette a considerarli con liete sembianze, poi all'improvviso si fece tristo, e tanto non potè frenare la interna passione che non prorompesse in queste acerbe parole:
«Ecco lo sforzo d'Italia per combattere lo straniero. Tre mila trecento uomini e con pene di sangue allestiti. Quanti eravate schierati su queste sponde medesime e di una sola città d'Italia, — di Pisa, — quando moveste a battaglia di morte contro una città sorella... la repubblica di Genova? Sedici mila rimaneste morti o prigioni nella terribile battaglia della Meloria[307]. E un sacerdote benedisse le armi raccolte alla strage fraterna; ma Cristo abborrì rimanersi complice a tanta nefanda scelleraggine, e poichè le mani aveva inchiodate, per farsene velo agli occhi, si staccò dal gonfalone e traboccò su le pietre con caduta più dolorosa... avvegnachè contemplasse dai cieli essere stato il suo sacrifizio indarno, — le sue parole di pace scese come rugiada sopra la sabbia del deserto... e il suo cuore si contristò... e gli angioli piansero...[308] Su, alzatevi, fratricidi, lasciate i vostri sepolcri di acqua e di terra, venite ad ammendare le colpe prima che la tromba vi chiami al supremo giudizio... Silenzio! — il sepolcro apre la bocca, ma per divorare soltanto... O forsennati! migliaia foste a trucidarvi fra di voi; — giungete appena alle diecine per combattere lo straniero!...»
Dove nacquero, come si chiamarono gli eroi che, comunque pochi, pure in cotesti tempi giunsero a tre mila trecento in Italia disposti a vincere o a morire per la libertà?
Non isbigottirti, lettore; non è questa una minaccia di rassegna d'esercito. Io non mi sento epico abbastanza da cimentare così la tua pazienza; e poi, tu il sai, io rinnego la pazienza per virtù nè vorrei che tu la possedessi, lettore, almeno per ora. — Assicurati: — le rassegne soglionsi porre nei secondi canti, e potrai, volendo, riscontrarle in Omero, Tasso e negli altri santi della poesia scolpiti in pietra e da secoli esposti entro le nicchie alla adorazione delle genti; — io me ne sono dimenticato quando ci cascava il taglio, e adesso è troppo tardi per riparare il fallo.
Dove nacquero questi eroi non so, come si chiamarono, tranne pochi, nemmeno; — ma di questi pochi, vinci il fastidio, amico lettore, se sei italiano, e leggi i nomi — nudi, — soli, — non fosse altro per gratitudine e per imporne uno al figliuolo che sta per nascerti: potresti fare di meno in onoranza di guerrieri che dettero la vita, tentando conservarti la libertà?