«Pur che andiate presto, io ve lo guarderò.»

«Sono io bene sveglio? Siete voi che mi parlate, Malatesta? O mi credete così semplice da intricarmi in siffatte reti? Ben altri ingegni che non sono i vostri si richieggono, o Malatesta, per ingannare un Orange.»

«Vicerè, io non inganno. Il papa mi assicura un guiderdone che non saprei sperare nè desiderare maggiore: — ponete gli occhi su questo breve.»

E tolta di mano la lanterna ad uno de' suoi uomini d'arme, presentò all'Orango la carta dei patti firmata dal papa; — quindi, ripostasela in seno, continuò:

«La parca Fiorenza non potrebbe, nè anche volendo, darmi tanto. Ora dunque vedete che preme a me consegnarvi la città per lo meno quanto a voi preme prenderla. Non dubitate: — io mi terrò fermo finchè non torniate vittorioso.»

«Andrò — ma farò spargere voce ch'io non mi allontano; sia vostra cura confermarla; — ritornerò tra poco: — mi basta la vista, — due giorni o al più tre. Però in ogni caso fatemi una polizza con la quale con sacramento vi obbligherete a non uscire di Fiorenza finchè io non torni, — altramente non avrei scusa. — Rodolfo, andate a procurare una penna e una carta.»

«Lasciate la polizza. Non basta a voi quello che basta al pontefice?»

«Non basta.»

«Ma sentite: la carta non ha mai trattenuto nessuno; — voi capite lei essere tanto fragile cosa che non resiste alla pressione di un dito.»

«Non importa. Io la pretendo ad ogni modo.»