«Ed io la farò.»
«Scrivete. Noi, Malatesta Baglioni, sotto sacramento ci obblighiamo e promettiamo di non uscire nè lasciare che altri esca di Fiorenza prima del ritorno nel campo...»
«Ritorno nel campo...»
«Del principe Orange. In fede. — Apponete il vostro nome.»
«Dunque siete sicuro di ritornare...?»
«Al più lungo fra tre giorni.»
«Addio. Lasciate ch'io vi stringa la invitta destra. Vi accompagni la fortuna. Buon viaggio!»
«Apparecchiate le feste: ci rivedremo fra tre giorni.»
«Quando mi sono fregato la bocca, chi potrà accusarmi di aver bevuto del vino? — Buon viaggio! — Va'; — nel viaggio che imprendi nè ti si stancheranno le piante, nè ti rovescerà il palafreno. — E poi vi ha chi cerca le lame di Brescia o di Damasco! — Stolti! — La intenzione dell'uomo taglia meglio di qualunque acciaro. Qual pugnale potrebbe vantarsi di ferire più giusto delle mie parole? Tornerà fra tre giorni... ed io non devo uscire finchè ei non rivenga in campo... per Dio! ciò mi obbliga a starmi in Fiorenza per una eternità... e quello ch'è peggio, l'ho promesso con giuramento... basta, il papa mi acconcerà con Cristo. — O Cristo, tu pure per la tua parte dovresti sovvenire la giusta causa! Deh! pensa tu a far morire il Ferruccio, come io ho pensato a far morire l'Orange! Allora comincerò davvero a conoscere che ti sta a cuore la Chiesa, ed io andrò persuaso di essere accolto fra gli eletti in paradiso, alla tua delira, Amen.»
Così l'empio Malatesta scherza col delitto e con l'inferno. Dio non paga il sabbato.