Ridotti così a segreto colloquio, il Ferruccio mostrava loro la commissione dei Dieci, i quali gli ordinavano valersi dell'opera e del consiglio di Baldassare Melocchi detto il Bravotto, del capitano Guidotto Pazzaglia e del capitano Domenico Belli, chè tale era il nome dei chiamati: diceva intendimento della Repubblica essere ch'egli prendesse la strada per Calamecca, Monte Berzano e Prunetta e quinci gittarsi nella valle di ponente, tra la Panche e Pontepetri, donde risalendo i Lagoni, indirizzarsi alla Badia Toana e scendere poi, come meglio gliene venisse il taglio, per Montale o per la contea del Vernio: ma la seconda, potendo, alla prima strada anteponesse, imperciocchè i conti Bardi di Vernio si erano profferti in simil caso di fare quanto spettava a cittadini amorevoli della Repubblica; finalmente a loro con tutte le viscere si raccomandava, nelle braccia loro si riponeva, dipendere da essi la salute di Firenze o la sua distruzione, e con l'abbattimento di Firenze la morte vera di qualsivoglia libertà in Italia.

Il Bravotto e il Pazzaglia con dimostrazioni infinite di benevolenza risposero — non dubitasse, avrebber eglino medesimi condotto l'esercito così sicuro come se avessero dovuto menarlo traverso i poderi; penetrato più addentro nella montagna pistoiese, non gli sarebbe venuta meno le vittovaglia, povera, ma sana e copiosa; e poi tutta la parte cancelliera, in numero da uguagliare se non da vincere, l'esercito fiorentino, si sarebbe levata in arme e lo avrebbe seguito finchè non lo avesse riposto trionfante in Firenze. — E qui non rifinivano dagli abbracciari, dalle iattanze, dalle manifestazioni di smodata allegrezza.

Intanto il Ferruccio notava che il capitano Domenico Belli, dopo le prime accoglienze, si era imbrunito del volto e, le braccia piegate sul petto, non aveva più aperto bocca. Andatogli dappresso e postegli domesticamente le mani sopra le spalle, quasi motteggiando gli diceva:

«Ora perchè tacete, capitano Domenico? Voi ci diventereste per avventura nemico?»

«Nemico no, — ma amico non posso.»

«E come non potete voi?»

«Ho dubitato della mia parte, disperai della Repubblica fiorentina e della fazione cancelliera, lo scoperto ed impunito tradimento di Malatesta mi spaventava, la discordia dei cittadini mi tolse l'animo, la imbecillità dei capi mi abbatteva del tutto; — allora pensai provvedere a me stesso. I Panciatici, mi offersero comporre le antiche inimicizie, facemmo pace obbligandoci con sagramento di non apportarci più oltre molestia...»

«Ed è ciò che vi trattiene?» lo interruppe il Bravotto.

«Null'altro...»

«E credete voi da senno che, quando saranno diventati superiori, i Panciatici vi manterranno i patti?»