«Non so di loro; io so soltanto che debbo mantenere i miei.»

«Dunque voi», riprese il Ferruccio, «mancate alla patria nel suo maggior bisogno?»

«O alla patria, o alla coscienza, — e la mia prima patria mi sta qui dentro», risponde il Belli percotendosi il seno; — «messere commessario, sull'anima di vostra padre, che fareste voi?»

«Io! — ma parmi che l'uomo debba distinguere su le cagioni per le quali è condotto a rompere la fede.... Forse talvolta dimostra maggiore magnanimità colui che la rompe che quegli che la mantiene.»

«Voi non dite la verità. Lasciate l'uomo arbitro di giudicare i casi secondo i quali deve o no mantenere la fede, ed egli vi proverà ch'ebbe sempre ragione. — Rispondete, vi prego, messere commessario, alla mia domanda; che fareste voi?»

«Io! — manterrei la fede data e mi romperei il cuore.»

«Ed io serberò la fede, e, senza pure rivedere la faccia de' miei in questa stessa notte, con le armi ed il danaro che mi trovo addosso, me ne vado in Ungheria per combattere contro il Turco e spendere la vita in favore della cristianità[327]


Il due di agosto riprese l'esercito fiorentino il sentiero per le aspre giogaie di quei monti, ed affrettando, quanto meglio poteva, il passo, arrivò a notte fitta in Calamecca, castello della montagna pistoiese, di fazione cancelliera. Ferruccio considerata la stanchezza de' suoi e il bisogno di averli ben validi nello scontro, che aspettava imminente, dell'esercito nemico, ordinò nuova posa.

Percorsa l'alba del giorno tre di agosto, che fu festa di santo Stefano, l'esercito della Repubblica continua la via. L'aria uliginosa, sollevandosi dalle valli, ingombra il cielo d'intorno, sicchè poco vi si addentra lo sguardo. Il sole quando si levò, pallido e privo di raggi, parve un occhio senza palpebra. Nessuno avrebbe ardito innoltrarsi senza la fidanza che avevano nelle pratiche guide.