In questo modo favellando, egli primo precipita giù per la china del campo delle Vergini.

Sorgono due collinette, una di faccia all'altra, fuori della porta Piovana, e con le coste presentano due piani inclinati acconci a difendersi, malagevoli ad assalirsi; quello che rimane a destra di chi entra in Gavinana si appella piano delle Vergini, l'altro che giace a manca chiamano Vecchieto. I nostri, diloggiati i nemici, stanziavano nel campo di Vecchieto, e ottimamente riparati dai castagni, che quivi anche ai dì nostri vediamo più grossi che altrove, dirigevano contro ai nemici disposti allo scoperto sul piano delle Vergini una tempesta di palle spessa e fragorosa come grandine. Pieno di pericolo l'inoltrarsi, ma l'Orange credeva che palla plebea non valesse a forare il corpo di un principe.

Tra il piano delle Vergini e Vecchieto havvi una via alpestre, e in questa strada, ma più vicina al primo campo che a quello di Vecchieto, occorre una fontana con la immagine della Madonna; ella se ne sta in mezzo a tanta rabbia di uomini, quasi colomba posata sul margine del vulcano. Perchè non placa ella i feroci? Perchè sensi mansueti non diffonde nel cuore degli omicidi? I ferri si inchinano davanti il seno delle femmine, — l'istrumento della morte rifugge dal seno onde traggono il primo alimento le creature umane. Avevano il cuore aspro come pietra i Romani e i Sabini, e non pertanto diventarono miti alle supplicazioni delle donne imploranti pace. Ma cotesti non erano figli di una medesima terra; nessuno oltraggio avevano agli assalitori arrecato i Fiorentini; essi lasciarono derelitte le mogli e le madri a casa per disertare altre madri, altre mogli; i campi abbandonarono incolti per devastare altre campagne: male dunque a loro avvenga, abbiano la tomba che si sono meritata, sieno scordati dalle mogli lontane, le quali l'annunzio della morte loro sentiranno come si ascolta la nuova delle fortune insperate. E tuttavolta, se alla Vergine non piacque separare la mischia, s'ella conobbe la giustizia della causa della Repubblica, perchè non ottenne la vittoria ai Fiorentini? Perchè con esempio memorando non dimostrò in conforto della virtù infelice prendersi su nei cieli cura e difesa della innocenza dei popoli? — Vana cosa fu sempre affaticarci la mente con domande alle quali non sappiamo trovare risposta.

Prima che il principe si avventurasse nella impresa rischiosa, monsignore Ascalino, dubitando di male, come prudente capitano pensò alla ritirata e dispose una banda di due mila tra Tedeschi e Spagnuoli in certa forra che giace tra Gavinana e il prossimo castello di Maresca; per questo caso di ora in poi la chiamarono la Forra Armata.

L'Orange muove imperversato giù sul pendio, così saldo si mantiene sopra l'arcione, così facile acconsente con la persona ai moti del cavallo che pare comporre una stessa forma con lui, — un mostro creato alla distruzione della specie umana.

Sceso in fondo del luogo ripidoso, trasse le briglie, e il buon destriero si fermò immobile. Il principe gira intorno la testa a speculare se alcuno avversario gli si presentasse davanti, ed ecco vede un cavaliere armato alla leggiera starsi presso la fontana delle Vergini senza fare atto di andargli incontro, ma ed anche disposto a non rimoversi da quel luogo. L'Orange, piegando a quella volta il cavallo e al comando della voce aggiungendo il gesto, gli grida da lontano:

«Non mi aspettare, soldato; sgombra, io ti concedo fuggire.»

Nicolò Masi di Romania, nel quale riviveva pure una scintilla di greco valore, non rispose e non si mosse. L'Orange stimolando il cavallo gli giunge appresso e rinnova la intimazione, e poichè la vide tornar di nuovo invano, gli si stringe addosso, animoso sollevando la spada.

Allora il Masi con stupenda celerità, prima che il colpo della spada calasse, si alzò su le staffe, con ambe le mani strinse la mazza di arme e ne percosse l'elmo del principe in modo che questi perdette la sinistra staffa e piegando il capo confuse i pennacchi del suo cimiero con quelli che fregiavano il frontale del cavallo. Comecchè intronato, l'Orange si rilevò furioso e menò sul Masi manrovesci e fendenti che certo gli avrebbero recato assai danno, se gli occhi abbarbagliati per entro vortici di fiamma gli avessero conceduto assestarli meglio, o se da meno fina armatura il Masi stato fosse difeso. L'astuto Greco però, seguitando il duello, a mano a mano si ritirava sperando di farlo prigione, cosa che avrebbe dato vinta l'impresa, e il principe ormai cieco della mente cadeva certo nella insidia, se il conte da San Secondo e Giovanni Bandini non avessero eccitato quanti stavano appresso di loro fanti ed uomini di arme a portare soccorso al capitano.

«Per poco che tardiamo», essi dicevano, «non saremo più in tempo. Avanti Herrera! Avanti Rossale! Dove non occorre pericolo non si acquista gloria; ove si avventura il capitano deve inoltrarsi anche il soldato.»