«Malatesta, l'avrete.»
E crucciosi abbandonarono le case di lui. Allora Cencio, volgendosi al Baglioni, favellò:
«Voi siete il libro della Sibilla: e se vengono con la licenza?»
«Non verranno.»
«Ma se venissero?»
«Al papa certa volta prese talento di scomunicare non so quale dei Visconti e gli mandò ambasciatori: questi lo incontrarono sopra un ponte del naviglio grande e gli esposero la scomunica. Udita ch'ebbe leggere la sentenza il Visconti, Messeri, disse agli ambasciatori, ora vi conviene o bevere, gittati capovolti dal ponte, l'acqua del canale, o mangiare cotesta condanna. Scelsero mangiare, e ben per loro, che avevano denti buoni e stomaco migliore, perchè il Visconti quinci non si rimosse, finchè non ebbero trangugiato l'ultimo pezzo di carta pecora, e l'ultimo frammento di piombo del suggello sub annulo piscatoris. — Mi manca l'acqua: pur tanto è alta questa magione da fare preferire il pasto della licenza al volo dalle finestre.»
Nelle insolite commozioni dell'animo di gioja o di dolore, gli uomini abbisognano mescolarsi tra loro; quindi vedevi al palazzo della Signoria un brulichío di persone, un andare e un venire, un domandare l'un l'altro; se non che scomposta appariva cotesta frequenza, paurosi i moti, inquieti i sembianti, nè v'era mestieri di lungo esame per conoscere che per questa volta l'afflizione raccoglieva la gente; il passo stesso accenna la passione dell'uomo che cammina; rimossa ogni luce, io credo che di leggieri possa indovinarsi s'egli muova ad un festino, o piuttosto ad un mortorio.
Furono per bene due volte udite le parole del Malatesta, e mentre tra il fremito universale tentava alcuno dei Signori proporre cosa che fosse buona, ecco apparire Cencio Guercio, il quale, pretermessa la debita reverenza, entrò nella sala del supremo magistrato della Repubblica, non altramente che fosse una taverna, e gittò sulla tavola un manifesto, che fu il terzo firmato da Malatesta e dal Colonna, nel quale in sostanza si replicavano con più diffuse parole i medesimi concetti.
Cencio, reso insolente dai casi, credendo ormai potergli essere lecito qualunque malefizio, alla indignazione suscitata da cotesta lettura aggiunse nuova esca, adoperando siffatto linguaggio:
«O mercadanti, sbrigatevi via: non vi par egli di avere fatto aspettare assai messer papa e messere lo imperatore, principi e baroni, di cui uno solo val meglio di tutti voi altri? I granchi mangeranno le balene? Avete per questa volta conchiuso un tristo negozio; — più che aspettate, e meno costate; — io, con buon rispetto parlando, dalla lana in fuori non darei di voi altri Signori due lire di piccioli; — la vostra testa è un'aia, — volendo ci metteremo fieno, — ma per cervello, ah! ci si potrebbe trarre d'arme da mattina a sera... Orsù via, sbrigatevi, tornate alle faccende, le botteghe vostre vi attendono; anche lì potete fare la guerra..., col braccio corto... e la menzogna lunga, alle borse degli avventori.»