Baccio, montato a cavallo, con accompagnatura degli aderenti dei Medici e di quanti speravano nel nuovo governo, andò alla Nunziata a ringraziare Dio! — Di strane cose, invero, ode sovente ringraziarsi Dio; brutta e consueta ipocrisia, la quale è da credersi che assai più l'offenda della manifesta empietà.
Qual fosse Firenze, perduta la libertà, con buona efficacia di concetti non meno che con vaghezza di lingua, racconta Benedetto Varchi al libro duodecimo delle sue Storie. Io rimanderei volentieri il lettore al suo volume, se questo storico, e per essere di soverchio prolisso e per lo stile che adopera, spesso intricato ed oscuro, non riuscisse a cui lo legga sazievole; difetti però che non devono in tutto ascriversi allo scrittore, ma piuttosto alla morte che lo colse prima per lui si emendassero e si disponessero acconciamente le Storie sue, dalle quali gliene sarebbe derivata non piccola fama. La pagina però che accenno va scevra di simili falli, ed io non so come si potrebbe, non che superare, arrivare.
«Ella era (il Varchi scrive) la città piena di tanta mestizia, di tale spavento e di siffatta confusione che a gran pena, non che scrivere, immaginare si potrebbe. I vincitori, fatti superbi, guardavano a traverso e svillaneggiavano i vinti. I vinti, per lo contrario, venuti dimessi, si rammaricavano tacitamente di Malatesta e, dubitando di quello che avvenne, non ardivano di alzare gli occhi, non che di contrastare ai vincitori; i giovani, avvedutisi tardi dell'error loro, non ci conoscendo riparo, stavano di malissima voglia; i vecchi, veggendosi in dubbio la vita e l'avere, e invano delle loro discordie e pazzie pentendosi, stavano di peggiore; i nobili si sdegnavano tra sè e si rodevano dentro di avere ad essere scherniti e vilipesi dalla infima plebe; la plebe, in estrema necessità di tutte le cose, non voleva non isfogarsi almeno con parole contro la nobiltà; i ricchi pensavano continuamente qual via potessero tenere per non perdere affatto la roba; i poveri dì e notte in che modo fare dovessero a non morire in tutto di fame; i cittadini erano grandemente disperati, perchè avevano speso e perduto assai; i contadini molto più, perchè non era rimaso loro cosa nessuna; i religiosi si vergognavano avere ingannato i secolari: i secolari si dolevano di avere creduto ai religiosi. Gli uomini erano diventati fuori di misura sospettosi e guardinghi, le donne oltremisura incredule e sfiduciate. Ciascuno finalmente col viso basso e con gli occhi spaventati pareva che fosse uscito fuori di sè stesso, e tutti universalmente pallidi e sgomentati temevano ognora di tutti i mali, e ciò non senza grandissime e gravissime cagioni.»
La mala belva caccia fuori gli ugnoli, la travaglia cupidissima la sete del sangue e dell'oro; cominciava dall'oro: ostava il patto, — ma guai al popolo che non ha tutela migliore di una carta scritta! Nè al principe dei farisei, come l'Alighieri chiama il papa, voglia mancava od ingegno di giudaizzare intorno alla lettera. La capitolazione dichiara non s'impongano nuove gravezze oltre gli ottantamila scudi, nessuno impedisca che i cittadini spontanei offrano somme maggiori e più proporzionate alla mole dei presenti bisogni. Fu pertanto ordinato ai Dodici di Balía decretassero di proprio moto un accolto, ed i Dodici, mercè la persuasione del capestro, consentirono liberamente, come i senatori romani ai decreti di Tiberio: — dopo il primo successe un secondo accatto, — e di lì in breve un terzo. Guai ai vinti!
Tutti questi trovati, siccome giovavano a riempire l'erario, poco o nulla avvantaggiavano le cupidigie degli aderenti dei Medici. Baccio Valori, argutissimo in siffatta specie di negozi, fece spargere ad arte il rumore che si avevano a mandare sessantaquattro ostaggi nel campo per l'osservanza dei patti stabiliti. I nomi dei più doviziosi si rammentavano. Questi, presaghi del futuro, si affaticavano a prevenire che li colpisse la disgrazia, si raccomandavano, promettevano di grossi beveraggi, amici vi adoperavano e parenti. Baccio, non mica ipocritamente nè col mezzo di terze persone, ma egli medesimo con aperta impudenza, imponeva il riscatto, riscoteva la pecunia, dava cedole d'immunità, rimandava la gente assicurata. I più zelanti alla repubblica erano primi a sottoporsi a questo infame mercato, confidando con la devozione nuova fare dimenticare le vecchie ingiurie, quasi, per non dir troppo, non fosse nato e cresciuto tra loro Nicolò Machiavello, quasi tra loro non avesse egli meditato e scritto intorno la natura, i costumi e lo ingegno del principe.
Zanobi Bartolini, ormai sgannato, trepidava per sè; e più del danno paventando assai lo scherno, se un giorno a lui avvenisse quello che accadde all'antico Busiride, prevenne il caso di doversi riscattare la vita da quel reggimento medesimo che aveva con le proprie mani fabbricato. Si condusse con questo scopo a complire Baccio Valori, e dopo le dimostrazioni di amicizia, che tra loro intervennero grandissime, Bartolini si offerse pronto ad accomodarlo di quattromila fiorini d'oro, offerta con tanto gran cuore accettata quanto con piccolo fatta. Bartolini onestò il riscatto col titolo d'imprestito, l'altro pensò a ritirare il danaro e non renderlo mai; nè forse ciò sarebbe del tutto bastato al Bartolino, come in appresso sarà manifesto.
La pecunia spremuta dai cittadini sommava a inestimabile quantità: ora forte incresceva di spenderla al papa; l'esercito o piuttosto quattro eserciti, cioè i Tedeschi, gli Spagnuoli e gl'Italiani che militavano per lui e la gente condotta agli stipendi della repubblica minacciavano divorarsela; deliberò serbarsene per sè quella parte che potesse maggiore, e affinchè chi legge conosca di che tiri sieno capaci i vicari di Gesù Cristo, non mi sarà grave raccontarne il come. Papa Clemente, chiamato a sè quel Pirro Stipicciano che di nemico gli si era fatto esecutore dei più riposti pensieri, epperò de' più scellerati, statuì la maniera, la quale fa questa. Alcuni soldati del signor Pirro dal medesimo aizzati uccisero due Spagnuoli, allegando che quelli delle bande loro avevano messo in pezzi due Italiani e poi gettati dentro ad un pozzo. Per il qual fatto essendosi levato il rumore grande, gli Spagnuoli si armarono per vendicare i compagni; se non che, frapponendosi i capitani in quel giorno, si acquetarono, nè ebbero altro seguito le cose. Il giorno appresso gl'Italiani, avuta prima la fede dei Tedeschi che non si sarebbero mossi, ingaggiarono una terribile battaglia con gli Spagnuoli, gridando: Italia! Italia! — Prevalse la virtù dei nostri, rimasero rotti gli Spagnuoli, e tuttavia incalzando gli avrebbero del tutto oppressi, se quel malefico Pirro, di concerto con don Ferrante, non avesse con inganno persuaso Tanusio, capitano dei Tedeschi, gl'Italiani del campo procedere d'accordo co' Fiorentini; rotti una volta gli Spagnuoli, sarebbero corsi addosso ai Tedeschi — avere giurato liberare Italia dai barbari. Il Tedesco, porgendo fede alla menzogna, provvido di sè e de' suoi, assalse gli Italiani quando meno se lo aspettavano. Gli Spagnuoli, che stanziavano a San Donato in Polverosa, guazzarono il fiume e si unirono con loro. Gli Spagnuoli dispersi, si accorgendo essere così efficacemente sostenuti, fecero testa e tornarono alla zuffa. Allora agl'Italiani non valse l'ardire. Percossi da ogni lato con forze di troppo superiori alle loro, ebbero a dare volta non senza avere prima rilevata una grande uccisione. Morirono da una parte e dall'altra meglio di ottocento[357] uomini, computati anche quelli i quali per conseguenza delle ferite rimasero spenti; tra essi capitani e gente di maggior conto non piccolo numero. Così papa Clemente venne a risparmiare ottocento paghe! E forse anche più, perchè gl'Italiani andarono dispersi e, non che pensare alle paghe, si tennero avventurosi di salvare la vita. Strana infelicità del nostro paese, o piuttosto insuperabile perfidia di papa Clemente, che qualunque consiglio gli suggeriva il demonio riusciva ad un tempo stesso funesto al genere umano ed esiziale alla Italia. Dovendo conseguire con la strage il risparmio del denaro, papa Clemente, invece di procurarla ai danni dei Tedeschi o degli Spagnuoli, la volle effettuata sopra coloro che la stessa sua patria avea nudrito, che il linguaggio medesimo di lui favellavano. Ma per altra parte è giusto che quale più pecca maggior pena paghi; e forse fu disegno della provvidenza che tale riscotessero premio cotesti snaturati Italiani.
Quasi si fosse instituita tra loro gara di tradimenti, e come se il cuore non consentisse al Malatesta di rimanere in questa parte a veruno secondo, considerando ormai che se di per sè stesso non si procurava la preda il papa gliel'avrebbe data tardi e poca, ordinò ai suoi soldati, pressochè tutti Côrsi e Perugini, a fingere di ammotinarsi: e così fecero; percorrendo le vie della città tra lo spavento della cittadinanza universale gridavano: Sacco! — sacco! — Trassero a furia sopra la piazza di Santa Croce. Malatesta, simulando turbamento per quel fatto, salito sopra il suo muletto, si affrettò a quietare il tumulto; ma giunto appena, gli ammotinati lo fecero prigioniero. Di tutta quella turpe commedia il fine fu, che Malatesta disse ai cittadini che, se volevano salvarsi dall'andare a fuoco e a sangue, bisognava pagare, e subito; diecimila ducati in contanti...
In questa maniera si adempiva ad uno dei patti della capitolazione poc'anzi riferiti, cioè che la città non fosse tenuta a sborsare oltre a scudi ottantamila, per le paghe dell'esercito. Almeno era sincero lo Stufa!
Rimane il sangue. Pierodoardo Giachinotti, commessario di Pisa, dove si era condotto con rarissima fede, ebbe ordine di consegnare la città a Luigi Guicciardini; ossequente al comando, improvvido della insidia, egli la consegnò al nuovo commessario, e questi, con lusinghevoli parole assicurandolo, licenziata prima la gente della repubblica, gli pose all'improvviso le mani addosso e, gittatolo in prigione, lo martoriò con crudelissimi tormenti. Già non adoperò costui la corda, l'eculeo e gli altri strazi per fargli confessare un delitto qualunque, imperciocchè egli troppo bene sapesse non essere colpa in lui, ma perchè togliendolo subito di vita non gli sembrasse troppo mite la morte: quando poi vide non avere parte del corpo dove non fosse piaga, gli fece mozzare la testa. A papa Clemente bastava che fosse spento; Luigi vi aggiunse di suo gli strazi, e ciò per la ragione, che, essendo stato partigiano del vivere libero il gonfaloniere della Repubblica, immaginò riacquistare fede presso i Medici ostentando ferocia. I rinnegati di ogni tempo si rassomigliano tutti. Clemente papa nel suo segreto esultava, chè a lui non sarebbe sembrato aver vinto, se non giungeva ad avvilire la umana natura e rompere quel vincolo di confidenza e di amore senza del quale le compagnie, le famiglie e le cittadinanze si scompongono. I suoi nemici distruggeva nei rami e nella radice.