«Chi sei? Che voce è questa? Antonio!... Dolcissimo mio cognato, anche una volta mi sarà concesso abbracciarvi! Questa è grazia che supera la speranza!»
Antonio Alberti e Francesco Carducci si tennero assai tempo stretti l'uno al seno dell'altro; e, ricuperata la favella, il Carduccio prosegue:
«I figli miei, Antonio e la moglie?»
«Vivono. Ma un ferro stesso troncherà più vite... voi non andrete solo alla patria dei giusti...»
«Ah! il mio cuore palpita per la patria, per loro, per te... ed anche per me; — il cielo disperda l'augurio; — la coscienza parteciperà loro virtù da sopportare... vivranno... Io, vedi, Antonio, non desidero la vita ai miei più cari..., eppure il cuore mi si spezza al pensiero che dovranno morire...»
«Confortatevi, essi vivranno, e voi...?»
«Ieri fui coi miei compagni condannato a morte.»
Papa Clemente, preposta la vendetta al giuramento, aveva fatto sostenere in un medesimo giorno Bernardo da Castiglione, Francesco Carduccio, Iacopo Gherardi, Luigi Soderini e Giambattista Cei, e perfino spedito da Roma la istruzione scritta di sua propria mano nel modo da praticarsi per mandare alla morte questi notabili cittadini. Non pertanto ai Guicciardini, Francesco e Luigi, al Nori e agli altri Palleschi sembrava poco la morte, e ognuno andava ingegnandosi di farla precedere da qualche suo tormentoso trovato o da plebee villanie, che le anime altere offendono meglio degli strazi. Furono tutti i mentovati messi al martoro; sospesi con la infame corda, confessarono quanto vollero i giudici iniqui, — tocca appena co' piedi la terra smentivano il detto, sè protestavano innocenti: solo le parole strappate dal dolore facevano fede, — delle altre non prendevano ricordo. Il Carduccio, tosto che vide allestita la fune, dichiarò non esser mestieri cotesto argomento per indurlo a confessare; imperciocchè non pure confessava, ma si recava eziandio ad onore avere amministrato le cose della Repubblica contro i Medici: — e non gli valse. Legato, riprese risparmiassero cotesta immanità; sapere essere venuta da Roma la sua condanna; stessero contenti alla sua morte; di più non avere comandato nè desiderato lo stesso Clemente: e nemmeno questo gli valse, — lo vollero ad ogni costo mettere al tormento. Confermato tra i tormenti il supposto delitto, lo interrogarono se avesse a dedurre discolpa.
«Discolpa per aver difeso la patria? egli rispose, — guardimi Dio dal farlo! Così avessi potuto salvarla!»
Bernardo da Castiglione, richiesto anch'egli se avesse ad allegare difesa, rispose, come nelle stragi napoletane Manthonè e Speziale[364]: «Se la capitolazione non basta, non saprei e nè anche vorrei presentarvene altra.»