«Chi sa quanti secoli si volgeranno invano?»
«Consólati, — noi stiamo per andare in parte dove lo spazio non si misura col tempo...»
«Non penso a me, ma a' miei figliuoli...»
«Riconciliatevi con Dio», interruppe il frate, «onorandi messeri; l'ora della vostra morte è arrivata.»
«Senti, frate», parlò gravemente il Carduccio: «noi non abbiamo mestieri riconciliarci con Dio, perchè non lo abbiamo offeso mai; e quando pure, senza volerlo, lo avessimo offeso, confidiamo non essere di bisogno il tuo ufficio ond'ei ci ascolti; próstrati con noi e adoralo: chi sei tu che ti poni tra il Creatore e la creatura? A che vesti di sacco, se la superbia ti sta fitta nel cuore? Polvere, come noi, umiliati... e prega.»
Pregarono; — nessuno ardiva sturbarli, — e quando si rilevarono, il Carduccio parlò:
«Prima di partire salutiamo le nostre dimore. Frate, in carità, porgi la tazza piena del vino dei condannati; — amici, possa io abbracciarvi tra poco alla presenza di Dio. — Ecco io propino, con l'ultimo sorso che beveranno le mie labbra mortali, alla libertà della patria!»
«Dio salvi la libertà!» risposero gli altri e s'impalmarono a vicenda.
Alcuni dei soldati, mossi da irresistibile impeto, gridarono anch'essi: «Dio salvi la patria!»
E il carnefice stese la mano, ma subito la ritrasse mormorando: «Io sono un abbietto... devo privarli del capo, ma non mi è dato toccarne la destra.»