L'occhio del capitano sfolgorò alla vampa delle torcie a vento e valse a impietrire di paura gl'incauti soldati.
Il Gherardi tremava; se gli accosta il Carduccio e gli favella:
«Iacopo mio, raccogli tutta la tua virtù... siamo soli, ne circondano le tenebre, e nonpertanto tutto l'universo ci guarda. — Va' tu primo, chè troppo ti recherebbe dolore la vista della strage de' tuoi compagni... mi aspetti la tua anima, chè moveremo compagni al paradiso... va'... va', Iacopo... In questa vita tu lasci gloria immortale... lassù ti aspetta eterna esultanza.»
Iacopo Gherardi, infiammato dall'ardente parola, si accosta animoso al ceppo, — si prostra, — vi accomoda sopra la testa.
Il carnefice gli viene attorno dicendo:
«No, messere; così male acconsentirebbe la scure, e voi soffrireste troppo.» — E con ambe le mani gli aggiusta il collo sul tronco: pietà di carnefice!
«Dio!... Libertà!...»
Del capo di Iacopo, erano rimaste sul ceppo alcune scheggiature dell'osso del collo e le cime della sua barba.
«Bravo Iacopo!» esclamarono ad una voce i compagni.
In breve ora fu consumata la strage.