Proruppe il Bartolino in un gemito profondo, sollevò le mani e lasciò abbandonarsi la testa sopra le spalle; — la seggiola squilibrata tracolla, e Zanobi rovinando percuote di forza la nuca sul terreno; accorsero a sollevarlo; due sole goccie di sangue gli erano sgorgate dalle narici lungo la barba, — nel rimanente non pareva offeso. Pure gli giunse ogni rimedio tardo, — il colpo era stato sufficiente a cacciarlo fuori del mondo. Così Eli moriva quando gli fu riportato, con la sconfitta di Giuda, morti i suoi figliuoli, l'Arca di Dio cattiva[369].

Fu, come dicemmo, Zanobi amorevole della Repubblica, ma, disdegnoso, superbo, troppo in sè fidente, immaginò un concetto, presumendo poterlo sostenere da sè solo senz'altri aiuti, con tristi strumenti sperò fare opera buona; intendeva ingannare a fin di bene, e fu posto di mezzo a fine di male. Stando col popolo, non si sarebbe chiusi con le sue medesime mani gli occhi, e di certo gli veniva fatto salvarlo; onde, per istringere molte sentenze in una, Zanobi non con la intenzione, ma con l'effetto rovinò la patria. La giustizia degli uomini, a cui male si addice ricercare le intenzioni, sta al fatto e decide; — quindi di lui rimase fama come di traditore; — e a parere mio ebbero ragione i posteri. Non so se questo antico esempio ed altri che potrei allegarne vicini avranno forza d'incutere salutevole timore in coloro che, troppo presumendo di sè, pongonsi a capo dei civili negozi: — forse non l'avranno, ma in ogni caso non si potrà da loro dedurre la ignoranza. — Scopo di questo mio discorso è tenerli avvertiti.


E Pieruccio? — Egli si trovò in quasi tutte le battaglie della patria e quasi in tutte era rimasto ferito. Ora non gli avanzava più veste che lo coprisse, — non ferro per combattere, — non sangue, non parte di corpo che fosse sana. — Stava per mancargli la patria; — perchè si tratterrebbe più oltre quaggiù?

Ma anche lui prima di morire punse il desiderio di contemplare dall'alto un'altra volta Firenze, — e s'invogliò di una fossa posta sul colle più prossima al cielo per ricevervi le prime rugiade, il primo e l'ultimo saluto della luce, per sentire più da vicino la tromba dell'arcangiolo quando chiamerà i morti, imperciocchè i giusti non rifuggano dal giudizio di Dio. — Colà verso Trespiano, ove di presente giace il cimitero della mia città, alcuni marraiuoli condotti a prezzo, pochi giorni dopo la resa, scavavano fosse e vi stipavano i cadaveri dei morti sparsi alla campagna, per amore di tutelare dai maligni effluvii l'aere del contado. Qui venne alternando lento i passi Pieruccio; — a vederlo non pareva cosa umana. — Egli non piangeva, perchè aveva consumato le lacrime; — non sospirava, perchè l'angoscia lo aveva fatto di pietra: — giunse sul margine di una fossa; il marraiuolo zappando non lo badava; — intento al suo lavoro empiva l'aere di un canto sinistro, di cui il concetto era questo:

La ballata dell'uomo e del mattone.

«L'uomo è troppo superbo, e il mattone troppo umile; — non pertanto entrambi escono dal mio seno, ed entrambi vi tornano; — entrambi io terra amo come figli gemelli, — l'uomo dico e il mattone.»


«Quando la gran madre natura comandò che dal mio seno spingessi fuori l'uomo, mi disse: fammi un uomo; — e quando volle il mattone ancora, disse: fammi un mattone; — nacquero per la virtù delle medesime parole: la creta dell'uno stava accanto alla creta dell'altro, caso fu che il mattone non nascesse uomo, e l'uomo non nascesse mattone, proprio fu il caso; ora dunque perchè l'uomo insuperbisce sopra il mattone?»