«Io sono la terra, — la terra antica, — ma figlia sommessa alla mia genitrice natura; pure il mattone è il figlio della mia tenerezza: io non mi sono mai vergognata di lui. — Se mia madre ascoltasse il consiglio della sua figlia, io le direi: rompiamo la stampa dell'uomo; creiamo invece un miliardo[372] di tigri; anch'essi mi sono figliuoli, e se non foss'altro, hanno la pelle più vaga.»


Pieruccio lasciò che il marraiuolo ponesse fine alla canzone, poi incominciò:

«Per cui scavi cotesta fossa?»

Al suono arrogante della voce il marraiuolo tenne ch'ei si fosse un barone, per lo che, prima di raddrizzare il dorso, si recava ossequioso la mano alla berretta; quando poi vide la strana sembianza, riprese come stizzito il lavoro, rispondendo:

«Anche per te, se vuoi...»

«Sia; per me. Affréttati dunque, perchè il vivere mi pesa, — aspetterò che tu l'abbia fornita, — poi morirò; — lavora di forza. Voi altri uomini, per poco che vi si mostri un fiorino d'oro, diventate terribili; — eccoti fiorini; io me li portava addosso perchè hanno impresso il giglio e il Battista, e perchè il re di Tunisi per essi conobbe il grande stato di Fiorenza, ond'ebbe a riprendere l'astio dei Pisani che ne levavano i pezzi[373]; ma tu, villano, nulla sai di ciò e nulla ti preme saperne; — io te li dono perchè tu presto mi apparecchi il letto del mio riposo; — mi sento rifinito e mi tarda a dormire.»

Disfece Pieruccio un lembo dei suoi stracci, e sulla terra diffuse copia di fiorini. A quella vista il marraiuolo balzò fuori dalla fossa; cupidi figgeva gli sguardi sopra l'oro sparso, — poi li volse d'intorno, — ed alfine brandì la zappa.

Pieruccio, indovinando il mal talento di lui, lo avvinghiò all'improvviso pel collo e ridendo gli disse:

«Perchè vuoi uccidermi? io ti affermo con sacramento che, appena terminata la fossa, io voglio morire; indugia anche un poco; — tanto la fossa dovresti pure fornirla per nascondervi dentro il tuo delitto; — va' dunque e ti affretta; la mia vita sta nelle tue mani, ma tu non devi tormela.»