Il figliuolo di messere Bono Boni appena conobbe che il danaro comprava il vino e la meretrice, non volle aspettare la morte del padre per possederlo; — dal germe della idea che il danaro era sangue stava per nascerne un frutto nefando.
Però l'istinto della natura, non affatto compresso dall'abbominevole insegnamento, prevalse; — prima del sangue egli scoperse il furto. Quando la notte scendeva paurosa sopra la terra, — e la grandine percoteva crepitante su i vetri, — e il tuono squarciava le nuvole del cielo, — e gli ululati dei cani empivano l'orrore delle tenebre; — nell'ore in cui la superstizione immagina spalancarsi le antiche sepolture e quinci trarre gli spettri a tormentare i colpevoli, — in cotesta ora che il meglio animoso si stringe a cui gli dorme al fianco, — e chi si giace solo si fa il segno della salute e si avviluppa nelle coltri, — il figliuolo di messere Boni con suoi grimaldelli, a passi sospesi, ritenendo l'alito, si accosta all'arca paterna e ruba in un attimo un pugno di fiorini d'oro: — erano l'agonia di dieci famiglie ridotte dal padre alla disperazione. — Così avvenne una ed altra volta. — Certa notte poi a mezzo decembre, — la vigilia di un giorno di festa, successe il caso che sono per dirvi.
Strideva acutissimo il rovaio: — di neve ogni cosa era piena e di ghiaccio, — la campana che accenna le ore batte così distinta che pare che picchi sul tetto della casa di Bono Boni. — Lo sciagurato giovane, furente di libidine per nuova meretrice, procede a procurarsi col furto il censo grancito all'orfano, per isprecarlo in prezzo di prostituzione, — oscena serie di colpe! Pon mano sopra la serratura, — apre la porta... morte di Dio! Bono Boni con una vecchia casacca tutta rattoppata addosso, un caldanuccio davanti, agli scarsi tizzi del quale andava ad ora ad ora rinfocolando le dita assiderate, — al pallido chiarore della lucerna mezzo spenta, a cui, mancato l'olio, avea messo un po' di rialzo da un lato onde l'umore rimasto in fondo sgocciolasse verso il lucignolo, — sta numerando i suoi fiorini, — i ducati del sole... li zecchini veneziani... in somma un tesoro, e per quanto scarso splendesse il lume, non pertanto le monete d'oro raggiavano.
Udendo Bono Boni rumore, solleva gli occhi.
Sovente avviene nelle Indie che, mentre ti accosti ad una siepe per cogliervi fiore o chiappare farfalla, tra fronda e fronda ti vedi all'improvviso comparire davanti il ceffo del tigre.
Così s'incontrarono padre e figlio; — non proruppero in urla, — non fecero gesto, — vivono soltanto negli occhi; e come il rospo avventa schizzando il raccolto veleno, essi l'un contro l'altro si scagliano un getto magnetico di odio, di maledizione e di morte. Il cuore si agita dentro cotesti empi petti, quasi groppo di vipere sturbate nei loro congiungimenti. Nessuno si minacciò; — il pensiero sta chiuso nel cervello loro, come il pugnale nella guaina, — non hanno armi, e non pertanto cotesto è duello a morte, — combattono con gli occhi, — riparano e studiano colpi di certa offesa e mortale.
Ma gli sguardi del giovane ferivano più trucemente intenti, — più divampati, — più pieni d'inferno; — quelli del vecchio da un angolo all'altro balenarono smarriti; — gli mancò l'anima, — si sente ferito; — allora pian piano stende la destra obliqua e saltellante, come il ragnatelo per ghermire la mosca, ad afferrare un coltello.
Prima che la mano giungesse al coltello, il figlio ha stretto la gola del padre e con voce incavernata gl'impone:
«Dammi i fiorini.»
«No.»