«Silenzio!» gl'impose severamente Ridolfo Leone, — «non mi fate vergognare al cospetto de' miei vassalli, — le vostre colpe stieno tra voi e Dio... i vostri figliuoli non devono saperle.»


Il giorno appresso Malatesta era chiuso nel suo castello di Bettona, ma per morirvi.

Le troppe commozioni e troppo violente durate nel precedente giorno, — il corpo ormai rifinito, — l'animo fieramente turbato, — il disagio della via che così infermo aveva dovuto percorrere a cavallo — e il rigore di una notte di decembre passata a cielo aperto, — tutte queste cose gli avevano messo una febbre intensissima unita a delirio e a spasimi che lo facevano voltolare come forsennato nel letto.

Chiamato il fisico, poichè questi l'ebbe lungamente esaminato, dichiarò quello essere l'ultimo giorno di Malatesta Baglioni.

Venne il confessore, — ma le sue parole non erano intese si pose accanto al letto recitando sue preci, pure aspettando che un istante d'intelligenza gli desse abilità ad esercitare il suo ufficio.

Cotesto istante fu atteso invano: — il delirio crebbe e con esso la smania. Calato il sole, la malattia prese a inferocire più terribile; molti degli astanti non poterono sostenere gli urli dell'infermo e lo abbandonarono. — Certo era pur truce la visione con la quale Dio giudice spaventava quel tristo.

... i suoi occhi si posano sopra la corona di conte... Cap. XXX, pag. 783.