[104]. «Qua sono venuti certi da Milano e da Cremona che hanno fatto tale relazione degl'imperiali, così spagnuoli come tedeschi, che non ci è nessuno che non volesse piuttosto il diavolo che loro.» Lettera di Francesco Vettori a Nicolò Machiavelli.
[105]. «Liberate diuturna cura Italiam, extirpate has immanes belluas quæ hominis, præter faciem et vocem, nihil habent.» — Lettera di Nicolò Machiavelli, parlando degl'imperiali.
[106]. «Vettorio di Buonaccorso Ghiberti nepote di Lorenzo di Bortoluccio, il quale lavorò le porte di bronzo di San Giovanni, dipinse nella facciata della casa Medici in via Larga papa Clemente in abito pontificale e col triregno in testa su la scala delle forche; Nicolò della Magna a guisa di giustiziere gli dava la pinta, Iacopo Salviati a uso di battuto gli teneva la tavoluccia sugli occhi, e l'imperatore a sedere con una spada ignuda in mano che in sulla punta aveva scritto queste parole: Amice, ad quid venisti?» — Varchi, Storia, tomo III, pag 281.
[107]. Questo insetto è di Cuba e si chiama Nigua. Un frate, per farlo conoscere in Ispagna, se lo inoculava, se non che prima di giungere a Cadice tanto s'ingrossò che aveva quasi divorato il frate. Però convenne gittarli in mare ambedue. — Requiescant in pace. — Viaggio all'isola di Cuba di Eugenio Nev.
[108]. Varchi, Storia, lib. X. Vedi la bellissima orazione di Lamberto Cambi in proposito.
[109]. Segni, Storia, lib. III.
[110]. Pietro Aretino era amico strettissimo di Giovanni dalle Bande Nere: cotesto uomo, comunque brutto di mille vizj, sappiamo avere avuto anima capace di amare e di sentire amicizia. — Vedasi nella Revue des deux mondes una sua biografia, degna di essere consultata anche dagl'Italiani.
[111]. Pubblicata ch'io ebbi quest'opera, si ridestò fra miei un'alba di amore per le cose patrie. Indi in vari scritti poi furono visti comparire intorno ai fatti toccati in questa Iliade di un popolo oggimai scomparso dal mondo: fra gli altri ricordo un opuscolo breve di mole sopra il caso della Lucrezia Mazzanti, dove mi si movevano parole piuttosto acerbe per essermi dilungato soverchiamente dalla storia; e non è vero: la storia fu alquanto resa più vaga per cagione della estetica persuasa in opere di siffatta maniera; ad ogni modo, uso per natura e per consiglio a lasciare correre i giudizi sopra di me e le cose mie, non ispenderò altre parole, soddisfatto da questo, che il mio libro valse a fare viva la memoria di magnanimi defunti ormai cascata in dimenticanza, ed opera che, vergognando dell'obblio, ponessero a Lucrezia Mazzanti, una lapide commemorativa sul ponte della Incisa. Troppo più l'anima mia sarebbe stata paga, se con la memoria dei nomi avessi potuto suscitare la virtù necessaria ad imitare i fortissimi esempi dei padri nostri. Ahimè! tanto non possono i libri, o non lo possono soli. La iscrizione posta sul ponte alla Incisa dice così:
MDXXIX — Lucrezia de' Mazzanti — Donna d'alto cuore — Plebea — Dagli amplessi aborrendo — Di soldato alla patria nemico — Inviolata — Annegossi — Nè a lei — Maggiore dell'altra Lucrezia — I tempi consentirono un Bruto — E la Repubblica Fiorentina — Periva — Questa memoria — Dopo CCCXIX anni — Antonio Brucalassi poneva.
Pietro Contrucci ne fece un'altra men bella, a parere mio, ed è questa: