[235]. Luca XXIV, v. 27.

[236]. Varchi, Storie.

[237]. «Leggesi scritto da Elinando che nel contado d'Universa fu un povero uomo il quale era buono, e che temeva iddio, et era carbonaio, e di quell'arte si vivea. E avendo accesa la fossa de carboni una volta e stando la notte in una sua capannetta a guardia dell'accesa fossa, sentì in su l'ora della mezza notte grandi strida. Uscì fuori per vedere che fosse: e vide, venire verso la fossa correndo e stridendo una femmina scapigliata e gnuda: e dietro le venia uno cavaliere in su uno cavallo nero correndo, con uno coltello ignudo in mano: e della bocca e degli occhi e del naso del cavaliere e del cavallo uscia flamma di fuoco ardente. Giugnendo la femmina alla fossa che ardeva, non passò più oltre, e nella fossa non ardiva gittarsi; ma correndo intorno alla fossa, fu sopraggiunta dal cavaliere che dietro le correa: la quale traendo guai, presa per li svolazzanti capelli, crudelmente ferì per lo mezzo del petto col coltello che tenea in mano. E cadendo in terra con molto spargimento di sangue, la riprese per l'insanguinati capelli e gittolla nella fossa de' carboni ardenti, dove lasciandola stare per alcuno spazio di tempo, tutto focosa e arsa la ritolse: e ponendolasi davanti in sul collo del cavallo, correndo se n'andò per la via donde era venuto.» — Vedi Passavanti, Specchio della vera penitenza, cap. II.

[238]. In un manoscritto intitolato: Ambasceria di messer Baldassare Carducci alla corte di Francia, ho trovato tre lettere di Pierfilippo Pandolfini, dalle quali si recava apertamente qual fosse il consiglio di Nicolò e della sua parte, che per la morte di lui non cessò di avere seguito nella Repubblica: — poi trattandosi di giudicarlo — «et anche certi Priori si condussero in modo che non si potè ottenere che la cosa s'investigasse, benchè ognuno abbia tocco con mano havere Nicolò tenuta questa pratica con gl'imperiali, et PP. non per sapere i loro progressi, ma per indurre una parte di quell'esercito alla volta di Toscana per ridurre lo Stato in mano di pochi et suoi, de' quali lui intendeva essere principe e capo...» e più sotto: «Ho parlato con messer Antonio del Vecchio, oratore sanese, quale partì due giorni sono, e diceva havere lui saputo le pratiche che Nicolò teneva con il papa e con gl'imperiali, et scusandolo di bontà, dice che non voleva distruggere lo Stato, ma dalla partecipazione di quello escluderne tanta moltitudine.» — Lettera di Pierfilippo Pandolfini a messer Carducci Baldassare, del 26 aprile 1529.

[239]. Avendo trovato il cartello originale quale fu mandato da Ludovico Martelli e da Dante da Castiglione, mi parve religione riportarlo per lo appunto. Lo compose messere Salvestro Aldobrandini padre di Clemente VIII, dottore solenne. Si trova stampato nell'Archivio storico, nuova serie, tomo IV, parte 2.

[240]. Fausto, Del duello, lib. I, pag. 54.

[241]. Guicciardini, Storia, lib. XV; Robertson, Vita di Carlo V.

[242]. Vita di Benvenuto Cellini.

[243]. Varchi, Stor., lib. X.

[244]. Vedete I destini dell'Europa.