«Per lui non ho a chiedere più nulla. — Se nella vostra larghezza voleste donare anche a me qualche beneficio... meglio dei vostri abbati sapremo governare una badia... ed io, vedete, sono stracco dei travagli del campo, — e sento che il cielo mi chiama proprio alla vita contemplativa...»

Il Papa, rammentandosi allora di avergli nella prima caldezza del sangue donato, un anello di troppo grande valore, e se ne pentendo adesso, punto dall'avarizia, della richiesta di Cencio, immaginava fare suo pro, e quindi rispondea:

«A questo avevamo pensato noi: — sta per pacificarsi l'Italia; e ci conviene provvedere allo stato di uomini leali che militarono in vantaggio della Chiesa: anzi, ora che ci ricorre in mente, e' ci pare che tu faresti bene a restituirci l'anello. — Egli è troppo piccolo dono ai meriti tuoi. — Per una volta che renderai adesso, ti ristoreranno in futuro dieci volte cento. Ancora avverti che te lo potrebbero trovare indosso e farti capitare male, ben conoscendosi alla forma come appartenente a vescovo o prelato.»

«Deh! Padre Santo», fingendo devozione favella Cencio, «lasciate che per la salute dell'anima mia non me ne scompagni: io m'accorgo dovere contenersi in lui virtù mirifica da salvare da incantagioni e malìe; ed io ho tanta paura del demonio che mi par di morire al solo sentirmelo rammentare davanti! — Che mi faccia capitare male non dubitate: io lo terrò celato, nè me lo terranno vivo; e quando sarò morto, voi sentite che peggio non mi potrà accadere.»

«Bene, sia. Torna tosto al suo signor Malatesta e raccomandagli si affretti; — avrà piena la mercede secondo le sue inchieste, e a noi spetta concedergliela anche maggiore: egli ci parve umile troppo e rimesso; si affidi alla larghezza medicea. Al nepote potremmo anche concedere il cappello rosso. — A lui... il gonfaloniere di santa Chiesa conta circa settant'anni; egli, se giunge, non sorpassa i quarantacinque...»

«Malatesta vi prega che la Santità Vostra, così per ricordo, si degni porre il nome qui sotto questa cedola...»

«Di gran cuore.» — E il papa firmò senza pure guardarla.

«Poi mi disse ancora: Cencio, bada, il proverbio spagnuolo insegna: parola e penne il vento le porta via, — la promessa grave sfonda la carta dove sta segnata... sicchè procura farti dare tanto in mano che mi assicuri. — Io, ben me ne accorgo, sono un mal destro negoziatore: e queste cose non ve le dovrei dire, o dirvele in maniera più soave, ma per me, quando si può andare per la piana, fuggo l'erta e la scesa. — Patti chiari, amicizia lunga...»

«Ah! Malatesta pretende sicurezze?»

«Le pretende!... no, le desidera. Siccome egli è bellissimo novellatore, costui sovente costuma di raccontarmi che male hanno dipinto i pittori il Tempo in sembianza di vecchio con la falce in mano; dovevano, egli dice, invece immaginarlo giovane e poderoso con una granata con la quale dì e notte infaticabilmente spazza stelle, spazza dii, spazza vite, amori, odii, gratitudine, e tutto spazza, e fattone mucchio lo getta dentro certa riviera che si chiama l'oblio...»