«Digli che rimarrà a Fiorenza con la sua gente finchè non abbia adempito ai trattati. Accostati! guarda quest'uomo in faccia.»

«L'ho guardato.»

«Bada non dimenticarne il sembiante.»

«State sicuro; — non potrei dimenticarlo volendo: ha qualche cosa in volto che mi rammenta il mio signore Malatesta.»

La fronte di Giovanni Bandini diventò livida; le sue labbra tremarono.

«Questi verrà in campo, nostro commissario segreto; — il tuo signore e tu stesso manterrete le pratiche con lui: — secondo che l'occasione vi si offra, corrisponderete insieme intorno alle cose a sapersi necessarie. — Or va'... va' con Dio.»

«Messer lo Pontefice, statemi sano», riprende Cencio e fa atto di stringergli la destra. Clemente la tira a sè con disdegno; e l'altro, senza pure accorgersene, continua: «A rivederci, e non in Pellicceria, come disse la volpe al suo cugino lupo: a rivederci per darci tempone e bere un gotto alla memoria della libertà di Fiorenza.»

Il Pontefice tendendo il braccio comanda:

«Giovanni, date commiato a questo capitano.»

«Mi paiono mille anni di farmi frate; — la barbuta comincia a pesarmi sulle tempie: oh la bella vita ch'è la vita da abbate...!»