Ariosto, Orlando furioso, c. XXIX.
«Lupo! o Lupo! prendi il boccale — e bevi un sorso a rinfrancarti il cuore; — tu mi hai una cera da De profundis.»
Queste parole dirigeva certo soldato del dominio di Firenze, e con le parole offeriva un vaso pieno di vino a Lupo bombardiere, di cui vedemmo il bel colpo nella cittadella di Arezzo. E questa avventura succedeva a notte avanzata dentro un corpo di guardia accanto la porta di San Nicolò, unica tra le tante di Firenze che tuttavia si mantenga nella antica sua forma. Un solo lume sospeso alla vôlta rischiarava di splendore vermiglio piccola parte della vasta stanza: e tu vedevi dei soldati quivi raccolti alcuno disteso per le panche in atto di dormire, altri seduti novellare dei casi di guerra; tali altri, e questi erano i più, bevere spensierati, come uomini per cui il tempo scorso è nulla, il futuro anche meno, e si godono il presente fugace — e lieto, perchè vuoto di affanno.
Un fra loro, di volto leggiadro e, comechè giovanissimo, a tutti capo, se ne stava appoggiato con le spalle alla parete, la faccia china, immerso in pensieri i quali, a giudicarne dalle sembianze di lui, non dovevano essere buoni nè tristi: — questo era Ludovico Machiavelli. Lupo invece sedeva con le pugna strette, fortemente puntellate nelle guance sotto gli zigomi; gli occhi socchiusi: ad ora ad ora prorompe dall'intimo petto profondi sospiri. — Guizzando intanto la fiamma sanguigna sopra quei volti, — per tutta la scena, — presentava un quadro fantastico, stupenda materia ai dipinti di Gherardo delle Notti o del Rembrandt.
«Lupo!» riprese un altro soldato, «bevi: — il tuo buono umore è ito in fondo del boccale; ripescalo coi labbri e ridiventa gaio, perchè la tua tristezza ci uggisce, e troppo più della tristezza cotesti tuoi sospiri, che spingerebbero in mare il bucintoro. — Piagni forse i tuoi morti?»
«Pel Battista, lo hai detto! Io piango un morto... piango l'onore dell'Italia e di noi altri», e, siffatte parole proferendo, tal diè del pugno sopra la tavola che i distesi a dormire si svegliano di soprassalto levando la testa sospettosi di qualche sinistra avventura.
«L'onore della milizia italiana spento?» domandò ansioso il giovane Vico. «Qual cosa v'induce a giudizio sì iniquo sopra il vostro sangue?»
«Sta a voi domandarmelo, Vico? Non siete fuggito anche voi d'Arezzo? Così è — noi infelici reliquie delle Bande Nere, tanto famose nelle guerre passate, ne abbiamo or dianzi bruttata la gloria. Occhi miei tristi, che tante volte e tante vedeste dalle bande onoratissime del signor Giovannino i Tedeschi assaliti e dispersi, perchè mai vi ostinate a rimanere aperti per contemplare una fuga infame senza pure essere affrontati?... O morte! o morte!» E il prode uomo si batteva con le mani la fronte.
«Confortatevi, Lupo: col capitano Ferruccio non fuggiremo più...»