«Sentite, Vico, riponetevi bene nella mente le parole del veterano: — i peccati di viltà non hanno remissione; — la viltà sparsa una volta porta il suo frutto, — frutto di esempio pessimo e di danno alla patria, irrevocabile. — Io ho pianto due volte in questa vita: — la prima fu, quando una notte del mese di gennaio io mi scaldava al camino da una parte, e la mia povera madre filava dall'altra: mi aveva narrato le mille cose fatte e dette da mio padre e da mio nonno (che Dio gli abbia in pace), e le giostre avvenute ai suoi tempi e la congiura dei Pazzi, chè ella si trovò in chiesa alla strage e nel trambusto vi perdè il cappuccio di vaio e la collana d'argento. — La povera donna nel bel mezzo del discorso si arresta... e subito dopo, con voce mutata, mi dice: Lupo, accóstati, ch'io ti benedica... ti lascio solo... O gran Madre del Signore, ricevi l'anima mia! — Levai la faccia e vidi la povera madre con la destra in atto di benedire, — gli occhi aperti, e la bocca aperta anch'essa, ma storta da un lato. — Iddio l'aveva chiamata alla pace degli angioli. — Lupo è rimasto solo davvero sopra la terra. L'altra volta ch'io piansi fu... — Compagni miei, vi chieggo perdonanza se vi funesto con dolorosi racconti. Io mi taccio e rumino da me stesso la mia angoscia.»

«Di', di', Lupo; le parole del veterano riescono sempre gradite all'animo dei suoi compagni.»

«Ora dunque, figliuoli miei, — perchè io per età, vedete, potrei esservi padre, comechè non abbia tolto mai moglie e non mi sieno nati figliuoli; ma certa volta udii raccontare da messer Pietro Aretino[110], svisceratissimo del signor Giovanni, come un antico capitano a certo che lo riprese di non aver tolto donna, ed in questa maniera privato la patria di eredi delle virtù sue, rispondesse: Sappi che io lascio due figliuole e tali che se la patria ne imita l'esempio, diventerà non pure famosa, ma unica per la gloria delle armi nella Grecia: e ricordò due battaglie da lui virtuosamente combattute e vinte. — Fin qui Lupo non operava nulla che gli fruttasse onore; però non vi ha impresa, comunque arrisicata ella sia, per la quale non senta l'animo e le voglie disposte. Adesso mi trovo ad avere tanto detto fuori del seminato che non so più donde mi sia partito o dove io mi abbia a ritornare: — mi sembra dovessi narrarvi come piangessi le seconde lagrime in mia vita, ed ecco proprio il modo in che andò la cosa. — Il signor Giovannino... Nessuno di voi ha egli veduto il signor Giovanni dei Medici? — Ebbene, quando passate da Orsanmichele, sostatevi a guardare il San Giorgio di Donatello: immaginate voi che muova le braccia, che parli di forza, che lanci lo sguardo acuto quanto un verrettone, ed avrete la immagine vera del fortissimo capitano. — Il signor Giovannino con alquanti cavalli leggieri si pose alla caccia dei Tedeschi nel serraglio di Mantova. — I nemici, che lo chiamavano il gran diavolo, — tanto si mostrava nelle zuffe avventato e feroce, — si danno scorati alla fuga: — noi proseguiamo ardentissimi quella, più che battaglia, beccheria; — la strage della gente tedesca ci giungendo gradita, non come di nemici vinti, sibbene come di genia bestiale, oscena peste del mondo. Uno di questi scomunicati, mole gigantesca di mala carne, all'improvviso volta faccia a me che lo inseguiva, e tale mi scarica a traverso un colpo di mazza d'arme che mi avrebbe schiacciato il capo come un pinocchio. — Lupo era leggiero in cotesti tempi; mi abbandonai pertanto sul dorso del cavallo, spronai oltre e lo colsi così impetuoso della punta nel ventre che lo passai fuor fuora meglio di un palmo dal tergo. — Qui sento picchiarmi sulla corazza: — pensando vicino un nuovo nemico, mi volto con truce proponimento, e vedo il capitano Giovanni, il quale al cenno aggiungendo le parole: Prode Lupo, favellò, domani ti promoveremo a sergente delle nostre milizie... — Appena i suoi labbri tacevano che lo vidi, atterrato per forza prepotente, avvilupparsi nella polvere; — accorsi a rilevarlo, ed egli: Cristo! esclamò, la stessa gamba di Pavia: ormai è destinata a rimanere sul campo. — E così come disse fu: una palla di falconetto gli aveva rotto sopra il ginocchio la medesima gamba destra che al Barco di Pavia, scaramucciando, gli ferirono sconciamente verso la noce. Incalzando i Tedeschi, noi non temevamo delle artiglierie, sendo avvertiti che non ne avevano: ma nella notte il duca Alfonso di Ferrara, secondo che il diavolo lo persuase, nascosti dentro certe barche di vettovaglia mandava loro pel Po quattro falconetti; e in questo modo egli fu cagione prima della ferita, poi della morte del signor Giovanni. Imperocchè, trasferito a Mantova in casa Luigi Gonzaga, gli furono attorno i cerusici e deliberarono segargli la gamba. Quando io lo vidi accomodato sopra la sedia, mi tremarono i polsi, mi sentiva scoppiare il pianto, che pure trattenni per non isconfortare quel povero signore. — Egli poi guardava le seghe, i coltelli, le tanaglie e l'altro apparecchio infernale da cacciare i brividi addosso a chi non ci aveva a far nulla; e sorrideva. Intanto Abram giudeo, scamiciato fino ai gomiti, cominciò a tagliare, rasente la ferita, le carni. Il signor Giovanni siede e guarda; io, temendo non lo facesse trasalire lo spasimo, me gli accosto e lo recingo con le braccia alla cintura. Quasi gli avessi fatto ingiuria, mi si rivolge con mal piglio e grida: Ch'è questo che fate, Lupo? Andate via: io so molto bene reggermi da me senza li vostri ajuti. — A Dio non piacque salvarlo. — Dopo pochi giorni rimase spento con danno inestimabile della milizia italiana quel pro' guerriero, bellissimo di corpo, forte di braccio, ingegnoso, feroce, nella età verde di ventinove anni. Corse voce nei tempi, papa Chimenti corrompesse il cerusico giudeo, e questi gli segasse la gamba con ferri avvelenati. Intorno alla qual voce io non saprei consigliarvi a crederla e a discrederla nemmeno; di questo però vi assicuro, papa Chimenti volergli male di morte, e lui essere capace di questo o di altro; quanto al giudeo poi, io lo conobbi uomo dabbene. — In siffatti casi ho pianto, — due sole volte in mia vita... — Ma vedete, in quel modo che ieri udii predicare a fra' Benedetto, il capitano Moisè, traendo il suo popolo per lo deserto, e mancatagli l'acqua, percosse un sasso, e quinci uscì copiosissima fonte, in quel modo dico l'angoscia mi ha battuto sul cuore e ne fece scaturire lagrime e sangue. Ora poi a cagione dell'ultimo vituperio nostro il mio cuore si è del tutto spezzato; in breve spero mi sarà concesso di fuggire la vista del sole, che aborro, e sottrarmi così agli eventi futuri, che l'animo mi presagisce funesti: — se non sapemmo difendere la patria in Arezzo, come la difenderemo noi qui, no, io per me non so capire davvero: pari i muri, i petti pari...»

A cotesti discorsi i soldati tacevano siccome rimorsi dalla vergogna, o scorati da presentimento. Più di tutti il Machiavello. Uno fra loro, crollando ad un tratto la testa come per cacciarne i cupi pensieri, favellò:

«Lupo, le tue querele paionmi generose, non savie. Noi possiamo di quest'infamia lavarci le mani, e non mica come Pilato. L'onta ricade intera su l'Albizzi, il quale comandò la partita: ed ora, chiamato dai signori Otto a sindicato, dovrà renderne ragione col capo.»

E Lupo rispondeva:

«Il sangue macchia, non lava; la colpa del commessario si confonde con quella dei soldati; e nel mondo si leva un vituperio per tutti che tu non sai placare. Per Dio! così non istà bene. Se osservi il comando del capitano codardo, una condanna di obbrobrio insieme con lui ti contamina; se ti rifiuti agli ordinamenti della milizia, ti puniscono di morte: — il caso di Pandolfo Puccini informi...»

«Lupo, io ti assicuro», osservò Ludovico, «la passione aombrarti l'intelletto: al soldato, quando obbedisce il cenno del superiore, la fama è salva.»

«Poniamo via», riprende Lupo, «e che egli obbedendo allo iniquo comandamento non abbia infamia come soldato: ma fuggirà egli per avventura anche il danno come cittadino? Io per me lo ripeto, — così non istà bene. Immaginate, compagni, che, avendo noi giurato fedeltà al Palazzo di Fiorenza, domani la Signoria si avvisasse comandarci di abbattere Marzocco, gridare morte alla Repubblica, viva le palle: dovremmo, o no, obbedire? Se no, tristi soldati; se sì, pessimi cittadini. Io, non ho letto sui libri; — la disciplina in campo del signor Giovanni costringeva, fuori di misura, severa: e nondimanco ho sempre tenuto fisso in mente qui sotto giacere un qualche grave errore da doversi emendare.»

«Ogni male viene dalla testa», soggiunse Ludovico; «bisogna attendere prima di tutto a nominare buoni signori e buon capitano, poi rimetterci interamente ai comandi; — se togli ciò, nissun governo, nessuna disciplina possono reggere.»