«Sì bene: ma quando l'errore è commesso? Forse la pioggia non bagna le membra del soldato come quelle del cittadino, non le assidera il freddo, non le arde il fuoco? Il soldato che impegna le braccia ha forse venduto il cuore e la mente? Se il soldato vive nei campi, rinnega per questo la patria? Non conserva egli sempre desiderii ed affetti di cittadino? E se abbandona la cara famiglia pei rischi della guerra, ciò non fa egli appunto per tutelarla da oltraggio straniero? Ora dunque, quando conosce a chiara prova un comando imbecille o traditore, sarà obbligato ad eseguirlo e così con le sue mani procurare un fine contrario a quello pel quale mosse dal dolce luogo dove pure lo trattenevano pietà dei parenti, dolcezza di marito, amore dei figli? Ditemene quante volete e sapete, voi non arriverete a persuadermi che il soldato che mise a cimento la vita per la libertà della patria debba obbedire come bestia insensata e feroce allorquando gli ordinano di ammazzarla.»

«E per altra parte, se concedi facoltà al soldato», riprende il Machiavelli, «di ponderare, prima di obbedirlo, il comando (lasciamo da parte che molti ne farebbero pretesto di tradimento o d'ignavia), innanzi che l'uomo si fosse determinato a soddisfarlo, l'occasione andrebbe perduta; perocchè voi sappiate, Lupo, il destino delle battaglie pendere sovente da un minuto.»

«Voi siete dotto, voi, e da tale nascete che la sapeva lunga e la sapeva contare; sicchè poco sforzo ci vuole a far comparire scempie le mie parole. — Certo che in mezzo alla battaglia, quando il capitano ordina: Avanti! — il soldato si fermi e risponda: Lasciatemi pensare; — mi sembra cosa bestiale. — E se dall'altro canto considero che intendono ridurre il soldato in condizione di arnese composto di ossa e di carne, da spingerlo avanti, indietro, da parte, senza intelletto, senza cuore; e' mi par cosa anche più bestiale della prima. Tra le due estremità deve trovarsi una strada di mezzo. Io non ce la so vedere; ma il sangue mi bolle allorchè penso un soldato figliuolo del popolo possa riuscire, per disciplina, parricida e stromento di servitù nelle mani del tiranno o del traditore.»

«Veramente, dinanzi alla legge suprema di conservare la libertà, credo ancora io che la disciplina taccia; allora qualche cosa che sta sopra alla disciplina delle milizie approva la ribellione, anzi la persuade; voglio dire la patria e Dio. Però triste indagini paionmi queste. Di che temiamo noi? Noi abbiamo signori animosi, capitani provati.»

«E Malatesta?... — Ma via porgetemi il boccale, ch'io voglio bagnarmi la bocca. Ho parlato tanto! e forse, e senza forse, folli parole, — peccato della vecchiezza.» — Qui bevve e riponendo il boccale sulla tavola, continuò: «Vedete, l'uomo si assomiglia al boccale pieno di vino. Il tempo ogni anno vi beve un sorso lungo, sicchè in fondo ci rimane il peggio: colla età cascano i capelli e il giudizio. Viva la gioventù, forte, audace, fidente... Io stasera, invece di concitarvi con belle storie di guerra, vi attristava con torbide fantasie di vecchio gufo. — Ve ne domando nuovamente perdono: io me lo concedo tanto più di leggieri in quanto che penso il vostro cuore per parole non crescere nè diminuire. — Animo! su, compagni! non è la prima volta che gl'imperatori videro le nostre mura. — Le videro, non le espugnarono. Non dico vero, Ludovico? Messere vostro padre deve pure averlo scritto nelle sue storie.»

«Sì, certo, e udite come la racconta, che io me la sono serbata a mente: «L'imperatore (era Arrigo VII), deliberato di domare i Fiorentini, venne per la via di Perugia e di Arezzo a Firenze, e si pose con lo esercito suo al monastero di San Salvi propinquo alla città a un miglio, dove cinquanta giorni stette senz'alcun frutto: tanto che, disperato di potere disturbare lo stato di quella città, ne andò a Pisa. Correva l'anno del Signore 1312.»

«O perchè messere vostro padre, il quale pure sapientissimo uomo era, in così magnanimo fatto spese tanto poche parole?»

«Perchè dubitò la ignavia del secolo presente su le glorie passate si riposasse. Di vero, cavare sollievo nella presente miseria dalla memoria delle perdute facoltà senza sbracciarsi a mutare stato la è cosa da gente vile. Più lungo fu esponendo i falli e le colpe dei tempi, affinchè i cittadini ne sentissero vergogna e l'emendassero.»

Così consumando il tempo nel novellare di molti e varii argomenti, all'improvviso fu udito mosso di fuori uno schiamazzo di voci confuse, minaccevoli e supplicanti, umili, crucciose, e imprecazioni e bestemmie; — poco dopo un rumore come di carra rovesciate, di corpi caduti; e qui guaiti, urli furibondi, senza misura crescenti; quindi un celere scalpito di cavalli sopra il selciato della via.

Adesso, mentre i soldati del corpo di guardia staccavano le partigiane dalla parete per accorrere in aiuto, spalancato fragorosamente le porte, balza in mezzo della stanza una femmina, come palla briccolata dalla bombarda, la quale, corsi allo indietro tre o quattro passi, quasi compiendo l'urto di spinta impressa contro di lei, andò a percuotere supina il capo nella parete. Indifferenti a cotesta apparizione, i soldati uscirono dal corpo di guardia; rimasero Ludovico e Lupo per ragione di ufficio ed anche per vaghezza di soccorrere la misera donna. Le si accostarono pertanto e, rilevandola, la trovarono giovanissima, bella e di gentile aspetto: le sue vesti apparivano schiette, quali costumano le donzelle di contado, se non che fatte di panni più fini e con sottile lavorio ricamate di passamani e nastri di seta. Le si vedevano sul volto delicato i segni di patimenti sofferti, certo a lei più gravosi quanto più nuovi: pallida era ed aveva bianche le labbra, gli occhi chiusi siccome morta.