Trasportato ferito all'ospedale volante l'amoroso fratello se ne prevale per andare attorno zoppicando in mezzo a dolori atrocissimi in cerca del fratello, e in ogni giacente appuntava l'occhio bramoso per riconoscere le dilette sembianze, e già gli era vicino, e stava per iscoprirlo quando un pietoso fu pronto a celarglielo: il Manara vedendo quello strazio fece cuore di ferro, onde cessasse, e chiamato col cenno della mano il Dandolo lo trasse in disparte; quivi strettegli ambe le mani gli disse: «non travagliarti più a cercare tuo fratello… io ti farò da fratello!» Trasportavano da capo il Dandolo all'ospedale e questa volta più morto, che vivo.

Non io per certo mi stancherò ricordare i fatti, e i detti dei nostri eroi nella memorabile giornata, bensì lamenterò sempre che tutti non mi sieno potuti giungere; per la quale cosa mi è tolto consolare coteste anime di laudi, e di pianto.

Il sergente Morfini lombardo giovane di 18 anni con la mano squarciata da un colpo di baionetta, dopo messa un po' di fasciatura alla ferita, torna in battaglia. «Che fai tu qui? Gli diceva il Manara, ferito come sei non giovi a nulla.» Ed egli replicava: «lasciatemi stare; alla peggio farò numero.» Rimase in fatti, e fu visto sempre combattere fra i primi, finchè colpito nella testa cadde e spirò.

Si rinnuova il caso di Eurialo e Niso nel Bronzetti tenente, il quale sapendo il suo soldato di servizio giacersi morto presso la villa Corsini caduta in potestà del nemico, tolti seco quattro uomini risoluti di mettersi allo sbaraglio, cacciatisi fra mezzo le scolte francesi, rinvennero il cadavere, se lo recarono su le braccia e per ventura che sa di prodigio, trattolo in salvo gli diedero pietosa sepoltura.

Peggior sorte, non però meno degna di onorata ricordanza toccò al soldato della Longa milanese, il quale non volle lasciare in balìa dei Francesi irruenti il suo caporale Fiorani cadutogli allato, caricatoselo sopra le spalle mentre con lenti passi procura scansarsi dalla mischia, colto di palla nel petto stramazza in un fascio col cadavere del caporale per non rilevarsi più.

Tanto infiammava i giovani petti l'ardore santissimo di Patria, che la più parte dei feriti non mandava lamento, e taluni mordendo fazzoletto, o panno, e per fino le proprie carni s'industriavano attutirlo, affinchè i compagni che li surrogavano nella lotta mortale non ne ricavassero cagione di sgomento.—Fuvvi un'ufficiale, ma non ne trovo il nome, che trasportato su di una barella all'ospedale col ventre orribilmente lacero, strappava il fazzoletto dalla ferita e gittandolo ai compagni rimasti, con forte voce gridava: «addio, rimanga con voi questo saluto di sangue.» Un altro giovane e bello, ferito nel costato da una palla di archibugio, seduto anch'egli su la barella, scoprivasi la ferita dalla quale detergeva il sangue di mano in mano che colava, onde pareva una rosetta vermiglia, sicchè additandola, e amaramente ridendo diceva: «i nostri amici di Francia e' mi hanno fatto ufficiale della legione di onore.» Fu visto un'altro ufficiale che fracassati il piede, e il braccio destri, tuttavia con la sinistra agitava il suo berretto messo sopra la punta della spada animando i combattenti coi gridi: «viva la Repubblica! viva la Italia!» Di cuore invincibilmente giocondo porgono testimonianza le parole profferite da certo soldato bergamasco nell'atto, che gli amputavano la destra: «manco male, che mi rimane quest'altra, (e sollevava la sinistra), per battermi, e per bere.» Il colonnello Morrocchetti ferito nel braccio, ci si avvolgeva intorno un fazzoletto, e co' denti il legava, nè per quanto fu lunga la giornata si posò un momento da battagliare. Parlammo del Bixio, e quello, ch'ei dicesse ferito, riferimmo; però leggo nelle memorie che mi vennero fornite, che alle parole aggiunse atti, che tacere è bello, imperciocchè la mia indole non consenta andare in visibilio, come sembra che accada a Vittore Ugo, di cenni, o di detti all'usanza del Cambronne della vecchia guardia; ma mi sento sforzato a notare le parole meste, e solenni di rassegnazione e di grandezza con le quali conchiudeva la sedicenne vita il Savoia da Mantova: «guarda me dispiass soltant a meurar perchè vedi miga l'Italia libera.»

Corrono diciassette anni dopo quella morte e noi proseguiamo affranti cotesto fine supremo del viver nostro, che ogni giorno più ci sfuma davanti; miserrimo fato è il nostro, prima avemmo gli uomini e ci mancarono le cose, oggi le cose sovvengono, e ci fanno difetto gli uomini.

Tra i morti trovo Sivori, e Canepa ufficiali di Montevideo Genovesi, Borelli di Mantova, Rasori di Soresina, Falgari di Romagna; Boldrini Cesare, in cui non sapevi che cosa tu avessi a lodare maggiormente o la umanità, o la scienza, o lo amore smisurato verso la Italia, vi rimase ferito e poichè egli aveva votato la sua vita alla Patria sciolse il voto a Maddaloni undici anni più tardi combattendo con fortuna migliore per la Italia, più dolente per lui. Gruppi di soldato a Montevideo diventato capitano a Roma stramazzò ferito, ma potè rilevarsi e vivere, e così pure Bassano Bignami di Mantova sempre presente a tutte le patrie battaglie finchè si spense rifinito dalle fatiche nel 1859 formando parte dei Cacciatori delle Alpi.

Allorchè il pro' Daverio tentando un disperato assalto alla villa Corsini con una mano di eroi, rimase spento a mezzo del viale con una palla in mezzo del petto, cadde l'animo un'altra volta ai soldati, e sgomentatisi si volsero con frettolosi passi verso la porta San Pancrazio, la quale cosa notata dal Garibaldi via precorrendo si pose fra la porta, ed i fuggenti a cui quando furono vicini favellò con parole vibrate: «voi avete sbagliato strada; non è per di qua, che si va a combattere il nemico.» A mo', che la lampada per olio nuovamente infuso si ravviva, per coteste parole ripresero ardire i soldati, e quantunque laceri, e stanchi tornarono a perigliarsi nella lotta mortale.

Anco Angiolo Bassini non una ma due volte si avventò seguito da pochi ad assaltare il Casino dei Quattro Venti; la prima volta rimasto solo indietreggiò lento fra mezzo ad una grandine di palle; poco dopo avendo una granata appreso fuoco al Casino egli volle mettersi da capo alla ventura, e lo prese cacciandone via i Francesi con la baionetta nei reni, e forse sarebbe riuscito a tenerci fermo il piede, se in quel punto cadendo per gravissima percossa ricevuta non avesse, per così dire, con la sua assenza levata l'anima ai soldati; nè a restituirli alla fiducia di vincere valse il Manara che sopraggiunto in soccorso co' suoi Lombardi prese altri posti, e non li potè tenere, chè i Francesi con numero quadruplicato di gente fresca corsero a riscoterli.