[1] Epis. 38 b. XI.
Innanzi di procedere raccattiamo per via un fatto strano come quello, che chiarisce la inanità dei nostri moderni uomini di stato, e la sfrontata ignoranza di loro. Gelasio I papa, imperando Zenone, bandiva la Chiesa avere a governarsi libera nello stato; e prima di lui Sinesio vescovo di Tolemaida così ammaestrava il clero cristiano: «per esperienza vi è chiarito come porre insieme Principato e Sacerdozio sia un mettere all'aratro un'asino con un bove. Gli Egizi e gli Ebrei furono un dì governati da sacerdoti, ma poi il Signore separando questi due generi di vita dichiarò l'uno sacro, l'altro politico; questo unì alla materia, quello a se; i Principi ai negozi; alle orazioni noi. Perchè congiungerete quello che Dio separò? Perchè imporci un carico impari alle nostre spalle? Se abbisognate di protezione volgetevi a cui fu preposto alla esecuzione della legge. Avete bisogno di Dio? Andate dal vescovo. Scopo del vero sacerdote la contemplazione la quale mal si accorda con l'azione[1].» Il testo famoso di Gelasio e la lettera di Gregorio III a Lione l'Isaurico occorrono significati, anzi copiati[2] nella epistola ottava scritta da Nicolò I papa a Michele III imperatore: «concedo prima di Gesù Cristo taluni essere stati re, e sacerdoti insieme, ed il demonio ha imitato questo nella persona degl'imperatori pagani, i quali erano altresì sommi pontefici, ma apparso colui che fu re e sacerdote vero, lo imperatore non si appropriava più i diritti del sacerdozio, nè più il pontefice usurpò nome regio.Imperciocchè quantunque tutti i sacerdoti sieno schiatta sacerdotale ad un punto e regale, Dio però consapevole della umana debolezza, e desideroso di salvare i suoi in virtù della umiltà volle separare gli uffici dei due poteri per modo che gl'imperatori cristiani, abbisognassero dei Pontefici per la vita eterna, ed i Pontefici andassero soggetti agl'imperatori nelle cose temporali. Colui pertanto che serve Dio non s'intrometta nelle cose del secolo, come colui che attende alle cose del secolo non s'intrighi nelle cose divine. A questo modo ognuno dei due ordini rimane circoscritto nei termini della modestia, ed ogni vocazione è applicata a ciò che le appartiene[3]».
[1] Epist. 121.
[2] V. lib. de Anathemate di papa Gelasio.
[3] Epis. 8.
Ora se vuoi conoscere come il Papa allora instasse su cosa dalla quale ripugna adesso, la ragione ti comparisce manifesta. Il sacerdozio in cotesti giorni sentiva non potersi ordinare a suo modo, e farsi stato dentro lo stato per riuscire più tardi stato solo e trapotente, se non si appartava dalla subiezione dello impero, però mostrava repugnanza dello antico istituto di principato comprenditore eziandio del sacerdozio per giungere a stabilire un sacerdozio comprenditore del principato: insomma rovesciare la medaglia. Il quale intento avendo con pertinacia grande, e con fortuna ottenuto vediamo il Papato armarsi di leggi atte a camminare compagno a canto lo stato, e se gli capita, padrone; e di vero prima fu compagno, e poi padrone; per ultimo anch'ei provò quanto sia vero il proverbio, che chi più stringe meno abbraccia, e decadde dal superbo concetto di signoria universa sopra le cose spirituali come sopra le temporali, non già per migliore senno, o per mutato consiglio, bensì per impotenza, e smanioso di ragguantare la perduta primazia quando, che fosse. Una volta egli attese a separare le due potenze, adesso il Pontefice si ostina a respingere la partizione, e ciò perchè mutava punto di appoggio alla leva: allora il principato l'aduggiava impedendogli di farsi potenza; ora che dominazione è fatto separandosi perderebbe il principato: di qui l'ira, e la minaccia di adoperare le folgori, che non bruciano più, nè manco i pagliai, per tenere insieme quello, che sotto pena dei medesimi fulmini si pretese un dì spartito.—Per me considero la repugnanza del Papato proprio provvidenziale, imperciocchè là dove la separazione fosse avvenuta a casaccio siccome propose il barone Ricasoli, uomo per certo inettissimo allo ufficio che si tirò su le spalle, la Chiesa di Roma nel modo col quale adesso si trova costituita avrebbe potuto sovvertire, o turbare a sua posta lo stato; e questo parmi avere con buoni argomenti chiarito altrove. Carte in tavola; tutte le religioni, che occorrono dentro lo stato voglionsi libere per ciò che spetta al foro interno; quando poi presumono intrecciarsi con atti esterni agli ordini pubblici, come ogni altra cosa civile, cascano sotto le discipline della polizia nel modo, che la intendevano i Greci.—E poco, anzi punto, secondo la opinione mia, vale che il sacerdozio ha da essere libero, dacchè io pure consenta così, ma al tempo stesso sostengo, che ricondotto alla sua prima istituzione, voglio dire al suffragio del popolo, parmi manifesto, che il popolo non fie per eleggere uomini i quali contradicano alle sue leggi; mentre adesso il clero per suggestione di principe straniero interessato ad arruffarti le faccende di casa compiace a lui non al principe proprio e nè manco al suo popolo. La dottrina del suffragio universale ha da mutare la faccia del mondo; nè rechi amarezza il tristo esempio di Francia: per ora il tino bolle sicchè i raspi e i fiocini vengono a galla; lasciate posare e avrete il vino ch'è conforto dell'anima.
Quantunque ormai per istudio di acquistare potenza i Papi si fossero avvantaggiati delle cerimonie pagane però che quanto la religione perdeva di spirituale tanto desiderava ornarsi di forme sceniche, e affatto materiali, tuttavia verun Papa postergato ogni rispetto più di Gregorio magno strinse lega col paganesimo. A questo uomo misto singolare di pedanteria e di forte volere un dì venne in testa di convertire gl'Inglesi: la causa che lo spinse questa: veduti a Roma alcuni giovani sassoni-inglesi bellissimi di forma domandò chi fossero e donde venissero. Gli risposero essere angli, ed egli, «angioli sì cui bisogna liberare dalla schiavitù del demonio; ma da qual provincia vengono essi?—Dal Deirè.—Ci supplicano, soggiunse il Papa, a salvarli dalla ira di Dio; e come si chiama il capo o principe loro?—Ella.—Alleluia, conchiuse Gregorio, certamente a noi commise il cielo, che per le costoro terre si abbia a cantare alleluia.» Bambinesche forme coteste, le quali velavano concetti terribili, che furono in processo di tempo spedire bolle ai Franchi per consacrare le loro rapine affinchè essi le suggellassero con la scure, e a lui Papa pagassero il prezzo del sangue. Mandava Agostino in Inghilterra co' giovani educati nelle arti della curia romana, e parecchi monaci mascagni, i quali tutti giunti ad Aix scorati per le molestie della via stanno in procinto di stornare, ma Gregorio li rimbrotta di poca fede, e li sovviene di lettere commendatizie pei baroni franchi sbraciando loro a destra, ed a sinistra d'illustrissimo, piissimo, cristianissimo e via con iscialacquo, che non mai fu visto maggiore, se ne eccettuiamo quello, che adesso si fa delle croci dei santi Maurizio, e Lazzaro; gli resse il cuore perfino di scrivere lettere alla immanissima donna Branechilda salutandola eccelsa per ispirito inchinevole alle opere buone, e tetragona nel timore dell'onnipotente Dio[1]. Così andarono innanzi Agostino e i frati sicchè giunti appena a Cantorbery domandano al re Etelberto: «una terra con tutte le sue rendite non per loro, ma per Cristo, facendone atto di cessione solenne affinchè egli Cristo colmi lui re di beni in questo mondo e più nell'altro.» Doveva parere un po' strano al re Etelberto che per divenire meglio vestito dovesse cominciare a spogliarsi, pure bebbe grosso, e donò la prima terra a santo Agostino ed ai suoi monaci, le altre se le pigliarono da loro: il peggio era che i Sassoni gente dura male consentiva lasciare le cerimonie vetuste della barbara religione, sicchè non sapendo che pesci pigliare mandava a Roma per consiglio, e Gregorio lo ammoniva a far la gatta di Masino, sopporti i sacrifici di vittime, lasci stare gl'idoli, non tocchi i tempii, si pigli ogni cosa in santissima pace a patto di appoggiare l'alabarda; e così fu; indi a breve Offa ammazza Etelberto; dai morti non ci ha modo di cavarne costrutto; i preti si voltano ad Offa al quale danno assoluzione plenaria a patto che paghi a Roma un tributo annuale intitolato danaro di San Pietro; tale l'origine di questo danaro, che Cesare Cantù non aborriva ricordare nel Parlamento italiano come esempio imitabile; un dì lo somministrò alla Curia romana il tradimento, oggi lo paga il fratricidio. E poichè il prete tiene assai della natura della Fama di Virgilio, che in andando cresce, così a cotesti tempi rimoti con celerità spaventosa, egli impose decime sopra le mercedi degli operai, sopra il soldo dei soldati; che più? fino sopra il turpe lucro delle meretrici. Siccome suole, la ingordigia troppa adesso aliena gli spiriti; chi paga, e chi non paga; di più, rotta una maglia aumenta la voglia nei Sassoni di affrancarsi dalla catena, per la quale cosa cacciano di sede Roberto di Jumieges eletto vescovo di Cantorbery dal Papa; allora Alessandro II lucchese si lega co' Normanni, incitato da Ildebrando monaco; questi capo dei frati accattoni, quegli pure paltoniere e tignoso, onde quando lo menarono intorno a processione il popolo gli urlava dietro: «va via lebbra; va via bisaccia.»
[1] Op. t. 4. p 18.
Soccorsi del Papa lucchese furono una bandiera benedetta ed un'anello di oro con dentro non so qual pelo della barba o capello di San Pietro. Guglielmo il Bastardo vinse e compensò il pelo rinnovato nella sua pienezza intero il danaro di San Pietro donde forse l'origine della carità pelosa: ma i successori di Guglielmo trovando come cotesto pelo costasse troppo caro, e credendo altresì di averlo a quell'ora pagato oltre il dovere presero a nicchiare, negando il danaro, e le romane improntitudini respingendo, Papa Innocenzo III stizzito, per ispuntarla mandò al re Giovanni senza Terra quattro anelli con molta solennità richiamandolo a meditare la forma, il numero, la materia, e il colore di quelli, però che avrebbero avuto virtù di ammonirlo intorno ai suoi doveri: infatti la forma circolare degli anelli gli avrebbe rappresentato la eternità per cui renunziando alle cose terrene si sarebbe sentito come attratto alle celesti: solo per lasciare più libero il re nei suoi esercizi ascetici si sarebbe egli Papa sobbarcato al carico di governare per lui il suo regno in questo mondo; il numero quattro come quadrato denota la costanza necessaria ad ogni re stabilita sopra le quattro virtù cardinali; la materia aurifera rappresenta la sapienza preferibile ad ogni bene; e come l'oro rappresentasse la sapienza il Papa non lasciava intendere; lo zaffiro indica la fede, lo smeraldo la speranza, il rubino la carità, il topazio le buone opere; per tutte queste ragioni era chiaro come l'inchiostro, che Giovanni senza Terra doveva lasciare, anzi ordinare, che i suoi sudditi pagassero il danaro di San Pietro, e permettere, che il Papa eleggesse vescovi in Inghilterra cui meglio gli garbasse; e poichè Giovanni senza terra uso a rubare per sè, ed anco un tantino ad ammazzare per questo fino i nepoti ebbe torto di non arrendersi alla forza del ragionamento papalino, Innocenzio scomunica Giovanni, lo condanna alla perdita del trono, e commette a Filippo Augusto re di Francia eseguisca la sentenza; il quale ci si ammannisce di buono; senonchè il Papa pensandoci su conobbe come Filippo fosse uomo da levare il regno a Giovanni, non però di darlo a lui, e allora si accomoda con Giovanni a patto, che questi si dichiari feudatario della Chiesa pagando mille marchi di argento di annuo tributo, di cui 700 per la Inghilterra, e 300 per la Irlanda; Filippo di Francia rimase a Dover come più tardi aveva a rimanere Vittoria d'Inghilterra in Crimea, e così per un tempo la Brittannia ebbe la onoranza insigne di essere feudo romano; onore di cui sembra, che si rammenti, e voglia mostrarne a Roma la sua gratitudine.
La sarebbe lunga chiarire qui come la Chiesa cattolica appaia rimpannucciata di spoglie pagane. Lasciamo di Maria; come i pagani avevano gli dei maggiori o consenti, e minori, superi, inferi, e mediossumi così i cattolici possiedono santi maiuscoli, e scadenti, troni, potenze, dominazioni, e cherubini, e serafini, ed angioli, ed arcangioli, tutto un esercito, dal capitano generale fino al tamburino; i pagani veneravano gli dei tutelari dei popoli e gli dei patroni delle città e delle provincie, a mo' di esempio Iside ed Osiride dello Egitto, Belo degli Assiri, Quirino di Roma, Apollo di Delo, Venere di Citera, Minerva di Atene e via discorrendo, e a posta loro i cattolici adorano San Luigi protettore di Francia, Santo Stefano di Ungheria, San Patrizio d'Irlanda, San Giacomo di Spagna, e poi San Petronio in Bologna, in Roma San Pietro, a Milano Santo Ambrogio, San Gennaro a Napoli, San Francesco a Livorno, che la sua protezione si spartisce con Santa Giulia, e non ricordo con quale altra Santa; lo stesso dicasi degli dei presidi dei tempii e degli altari: presso i gentili e presso noi pari i santi pei trivi, in capo alle strade, per le case, e per le stalle. Santo Antonio procuratore generale delle bestie tiene per suo segretario generale un porco; e ci hanno male lingue le quali affermano cotesta pratica avere trovato buona certi ministri di un certo regno di questo mondo, e per proprio uso imitata; la quale cosa io nego ricisamente, però che il porco troviamo almeno buono morto: il cattolicismo come il paganesimo ha assegnato ad ogni santo un malanno per suo campamento; così egli dava a Santa Barbara in dote gl'incendii e le saette, le cascate a San Venanzio, i tuffi nell'acqua a San Giovanni Nepomuceno, i terremoti a Santo Emidio, i ladri a San Niccola, gli avvocati a Santo Ivone, a Santa Anna i parti, a San Cristoforo dalla testa grossa il mal di capo e i prigionieri, a Santa Lucia il mal di occhi, a Santa Apollonia quello dei denti, a Sant'Agata quello delle mammelle, a San Biagio la gola, reni a San Liborio, le gambe a San Mauro, la peste a San Rocco, i cani arrabbiati ai Santi Piero Crisologo, Quintino e Domenico Soriano. La festa della nascita di Gesù che casca in Marzo trasportarono ai 25 Decembre perchè in cotesto e nei giorni seguenti i pagani celebravano il Natale di Saturno costumando, giusto come pratichiamo noi, darsi alle commessazioni e ad ogni maniera stravizi. Il tempio in Roma dedicato a Quirino dove le madri per l'annovale della nascita dei loro figliuoli andavano a posarli tutti azzimati sopra l'ara, oggi col nome di San Teodoro serve per l'uso medesimo; pagana l'acqua benedetta, pagani i ceri, i timiami pagani: le ceremonie per la più parte cavate dalle antiche: tutto il cattolicismo gronda paganesimo; a Roma il tempio di Vesta la dea del fuoco fu tramutato in Chiesa della Madonna del Sole; quello di Remo e Romolo gemelli in Chiesa dei Santi Cosimo e Damiano gemelli; quello della Salute in Chiesa di San Vitale; su la sponda del lago Numicio, ove è fama si annegasse Anna Perenna sorella di Didone, adesso sorge un sacello consacrato a Santa Anna Petronilla. Nel foro boario presso l'ara massima dove giuravano: mehercle! adesso occorre la chiesa di Santa Maria Cosmedin vocata di Bocca della Verità; Caio Mario trionfando per la vittoria cimbrica consacra un tempio alla vittoria; questo tempio convertito in Chiesa sta tuttavia in piedi, e sapete voi quale nome le hanno posto? Santa Vittoria. Il Panteon di Agrippa aveva la cupola fasciata di metallo corintio ed una iscrizione nel frontone la quale sonava così: «a Giove e a tutti gli Dei.» Urbano VIII dei Barberini leva il metallo e non ci surroga niente; alla seconda Bonifacio IV comecchè fosse più agevole e manco costosa sostituì la leggenda: «Alla Benedetta Vergine, e a tutti i Martiri.» Sisto V, che fu pei santi pagani quello che Francesco IV di Modena si mostrò pei liberali, tuttavia fece grazia alla Minerva del Campidoglio a patto che alla lancia surrogasse un crocione che si vedeva da lontano un miglio.—