[1] Papa cava la sua etimologia dalla sincope di Pater patris un dì comune a tutti i vescovi, da Gregorio preso per sè solo.

A rendere più terribile la scomunica, ed operativa di sconvolgimento universale Gregorio ordinò, che in virtù di lei lo scomunicato perdesse la proprietà dei beni, e dei servi, l'autorità su i figliuoli.—Nel Papa solo il diritto di conferire imperio, regni, ducati, marchesati, contee, insomma tutto quanto gli uomini possono ricevere o dare. Chiunque accetterà dal re vescovato, od abbazia, ovvero officio ecclesiastico sarà deposto, ed ogni principe, che darà le investiture escluso dalla comunione dei fedeli.—

Nè basta: Gregorio prescrisse, che il culto religioso non dovesse essere compreso dal popolo però che questi quanto meno intende, e più adora. Comecchè il divieto delle nozze dei preti si partisse da Niccolò II, tuttavia cotesto Papa lo fece ad istanza d'Ildebrando, il quale diventato pontefice non rifiniva da perseguitare i preti ammogliati infamandoli eretici, aizzando loro addosso il volgo, facendone calpestare le ostie consacrate come esecrabili.—

La temerità sacerdotale ricevuta siffatta spinta ruzzola giù a mostruose pretensioni offendendo nel suo rovinio uomini od instituti dentro i quali viene a cozzare. Bonifazio VII in suono affettuoso avverte Filippo il Bello:«tu hai da sapere, figlio mio, che ci sei suddito nelle cose spirituali; nè a te appartenere la collazione dei benefici, e delle prebende, e chi altramente crede casca nell'eresia.» A scanso come sembra, di qualunque equivoco, questo Papa curiale pubblicò l'Editto perpetuo dove si leggono le seguenti peregrine cose: gl'imperatori, i re e gli altri principi tutti sono tenuti a comparire alla udienza nel palazzo apostolico come gli altri uomini quando sieno regolarmente citati.—

Nella solennità del Giubbileo vestito di ammanto imperiale egli comparve davanti i popoli accorsi con due spade nelle mani e bandì all'universo: «un solo Cesare, un solo re dei Romani vivere al mondo, e questi essere il sommo Pontefice.» Con Innocenzio III la superbia diventa delirio, ed è ragione però che sentisse fuggirgli di mano le passate enormezze, ond'ei si arrovellava quanto meno era potente a ritenerle; per vaghezza leggi quello che il giocondo uomo decretava nel Capit. Solite: tanta corre distanza tra il Papa, e il re quanta tra il sole e la luna.—La glossa tirato il conto di questa differenza sommando trova come il Papa superi il re 47 volte; ma un canonista perfidia il calcolo sbagliato, e rifacendolo a modo suo dichiara l'autorità pontificia 7744 volte maggiore a quella dello imperatore, e del re,—e lascia andare i rotti.—Jacopo Leone, dal quale in parte ricavo questi fatti, consultati i 21 volume della Biblioteca massima pontificia ne stralcia questi assiomi da disgradarne per la giustezza loro quelli di Euclide.

«1. il Papa una volta eletto, comecchè un minuto prima fosse ribaldo da galera, è un vero Papa.

«2. il Papa stando a cavallo al diritto non pecca mai, nè può offendere la legge; anzi ha potere di dispensare dal diritto positivo.»

«3. il Papa non può abusare della sua potestà, e sia scandaloso, o simoniaco gli si ha ad obbedire: i disobbedienti atei, o per lo meno eretici

«4. al Papa devono obbedire tutti i re.»

«5. il Papa quanto a potestà scavalca i santi, e perfino gli Angioli.»