— Dichiarò ancora, che nella giustizia dello spagnuolo per due terzi vantaggiati ci entrava il gusto di ribadire nella vostra Magnificenza il chiodo della paura, averle ormai trovato la vena, che giudicava essere la paura... che considerato il diritto e il rovescio, poichè non poteva liberarsi dall'oratore del Cattolico con la forca, se ne sarebbe liberato con la paura della forca, e per via ugualmente sicura tanto aveva sperimentato solenne la poltroneria della vostra Magnificenza....
— Por la santissima Trinidad! Urlò dando uno sbalzo il conte Olivarez, e al punto stesso un buon tratto di rasoio gli penetrava dentro la guancia; per la qual cosa, aggiungendosi l'asprezza del taglio alla trafittura dell'animo, sorse infellonito pigliando a imperversare attorno alla camera; il sangue gli gocciolava giù mescolandosi con la spuma del sapone, che presto ne rimase tinta, e intrisi ne andarono in breve lo asciugatoio, le mani ed anco il pavimento; pareva un condannato fuggito di sotto alla mannaia mal concio dal manigoldo inesperto; il barbiere col rasoio all'aria gli correva dietro e raccomandandosi a tutte le Madonne dello stato Romano, e a qualcheduna di fuori, protestando tutta la colpa movere dal Conte che non era stato fermo, o piuttosto dal Papa che non lo aveva fatto stare fermo; si calmasse, concedesse di guardargli il taglio, di terminargli la barba, di pettinarlo, di ungerlo, insomma non si poteva dimostrare maggiore ansietà nè più sentito affanno; e nondimanco a cui ci avesse sottilmente atteso, avrebbe ravvisato in Frascatino uno strione da disgradarne l'antico Roscio e da stare a petto del moderno Vestri.
Il Conte non avvertiva, e con quella faccia da fare riscontro al volto santo impresso sul velo della Veronica, tempestava tuttavia, cacciando fuori un diluvio di bestemmie e d'ingiurie contro il Sommo Pontefice, ch'egli sempre salutava col nome di Sommo Carnefice, e forse non diceva male; poi lo chiamava figliuolo di tante cose, ch'è una passione non poterlo ridire; certo lo imperatore Carlo V non si peritava punto nè poco a sfringuellarlo anco in chiesa quando i suoi cantori a San Giusto davano in istonature[3], ma noi altri popolani ce ne asteniamo anco in un libro. Basti tanto, che bandì beatissimi Genserico e il Borbone per avere dato il guasto a Roma, mentre levò i pezzi di dosso al duca di Alba a cui era mancato l'animo di spingersi avanti e mettere in un mucchio di calcinacci il Vaticano e Roma[4]: quello però che non ardì il duca d'Alba, bastare la vista di compire a lui conte di Olivarez, e ciò che non accadde sotto Paolo Quarto, potere succedere nel pontificato del temerario guardiano di maiali; ci si metterebbe con le mani e co' piedi, c'impegnerebbe le sue aderenze, tutte le ricchezze; se bisognasse anco l'anima, e dove non riuscisse, ora per allora rinnegava la passion del Hijo de Dios, e la que me pariò[5], e un monte di altre cose, che non importa riportare.
Quando il sangue si fu accagliato sul viso, e la bile sparsa pel sangue, e su la bocca, ed ei si sentì stracco, rifinito dal barellare, si lasciò ire giù di sfascio sopra il seggiolone, dove il barbiere lo medicò, e lo acconciò con amore, dicendogli parole di rifrigerio alla vanità offesa, così argute, e tanto bene adattate, che il Conte, allorquando costui prese licenza di andarsene, gli donò di presente dieci ducati assicurandolo della grazia sua per lo avvenire. —
Scorticato, deriso e tradito il Conte donava, ed aveva reputazione di negoziatore solenne, ma in pellicceria ci vanno più pelli di volpi, che di asini, proverbio antico, che io ripeto spesso a edificazione dei nostri uomini di stato.
Il Frascatino, trovato a casa il compare Angiolo barbiere del Papa, gli raccontò per filo e per segno com'erano andate le cose, e lo pregò di sottoporre agli occhi del Beatissimo Padre lo sbaraglio a cui ogni dì si metteva per sua devozione; rammentasse che gli spagnuoli di nulla nulla si accorgessero, egli era basito, il pezzo più grosso di lui sarebbe stato l'orecchio; al paterno cuore di Sua Santità raccomandava cinque figlioletti, che gli erano nati in casa fitti come le cinque dita della mano. Se Angiolo dicesse coteste cose, o le tacesse al Papa, ignoro, ma le avrà taciute di certo, però che ricorressero ogni dì obbligate ai rapporti del Frascatino come il Gloria Patri in fondo ai salmi; e veramente dal dì che egli aveva raccomandato di farle presenti ad oggi, i cinque figlioletti nati in casa fitti come le cinque dita delle mani a questa ora dovevano essere cresciuti come pertiche: questo so, che Sisto gli diede venti ducati perchè gli consegnasse al Frascatino, e lo confortasse a servirlo con amore; se lo avesse contentato, ben per lui. Angiolo le parole del Papa al Frascatino consegnò tutte, anzi ce ne aggiunse un pizzicotto delle proprie: quanto a danari poi ne consegnò mezzi, e dei mezzi con mille suoi arzigogoli arrivò a farsene dare dal Frascatino la metà; entrambi si rubavano, e lo sapevano, e nondimanco buttavano via tempo e parole a tendere lacciuoli che non chiappavano mai uccelli, pratica ai giorni nostri lodevolmente continuata dai Ministri, dagli Ambasciatori, e da Barbassori altri cotali per divertire la gente che non ha modo di andare a' Teatri; però è curioso notare come la Furfanteria facesse ai nostri barbieri le parti giuste così, che meglio non avrebbe potuto l'Onestà, avendo avuto ognuno di essi quindici ducati per lo appunto. Quindici ducati guadagnarono costoro a tradire i padroni, e a rubarsi scambievolmente; di quanto avrebbero fatto civanzo se tutto quel dì astenendosi da scioperare nel mestiere della spia avessero esercitato quello del galantuomo?
Il conte Olivarez scrisse dispacci in Ispagna adoperandoci più fiele, che inchiostro, e non ce n'era mestiero, perchè Filippo intendeva scavalcare il Papa non mica avversando l'enormezze sacerdotali, all'opposto esagerandole: insomma esercitare dirimpetto alla Chiesa le parti, che tennero un dì i Profeti in faccia ai Leviti.
Qui porremo adesso la causa della controversia. Sisto fino dal 1588 aveva fatto stampare la Bibbia, volgata, e già per questo n'erano corse le novelle, le quali crebbero fuori di misura questo anno quando si seppe come, dopo volgarizzata in italiano, e stampata la Bibbia, con amplissima bolla avesse ordinato, che si pubblicasse: nè per dimostranze punto si rimetteva da quel suo fermo volere, anzi a cagione dei contrasti vie più incaponiva, conforme gli dettava la indole ritrosa; e a qualche cardinale, che s'industriava ritrarnelo, rispose sboccato: lo abbiamo fatto per voi altri ignoranti che non intendete il latino.
Siccome Sisto morì il ventisei agosto dell'anno seguente, prima che il suo disegno potesse avere compimento, i papi che gli tennero dietro non solo mandarono a monte la cosa, ma ordinarono o consentirono, che la si smentisse; però inefficacemente, conservandosi parecchie copie della medesima, ed una in particolare nella biblioteca medicea di San Lorenzo in Toscana, un'altra nell'Ambrosiana di Milano, e due in Ginevra. Quanto alla Bolla, il Gesuita Briego la vide, e ne porge testimonianza nei suoi Annali stampati a Parigi nel 1663.