Dissemi un oste tempo fa a Firenze, ostinandomi io a chiamarlo Giovambattista, mentr'egli mi aveva delle volte più di sei ammonito, che il nome suo era Marco: — Oh! cred'ella ch'io non mi sia accorto del tratto? Ad ogni costo la mi vuol dare del battezzatore in faccia, fingendo lo smemorato; e poi non sappiamo anco noi, che parlando dell'oste della Ferrata, ella chiarisce a modo suo, che il termine di oste deriva dall'altro latino, il quale vuol dire nemico? Le sono fisime di cervelli arabici, ed io le sostengo a viso aperto non darsi al mondo persona, per quanto degna si reputi, da reggere il bacile a noi altri osti; io non le porto testimonianze di barattieri, bensì (e si cavava la beretta) dello stesso Gesù Cristo redentore nostro. Non si ricorda ella, che tre dì dopo che l'ebbero morto, egli giudicò spediente alla sua legge di comparire da capo ai discepoli a confermarli nella fede? Ora, che sia benedetto, mi dica un po': Gesù quale luogo scelse per operare ciò sicuramente? Forse il Tempio? Dio ne guardi! imperciocchè i sacerdoti con le ipocrite furfanterie loro lo avessero condotto a morte, ed ei li conosceva figuri da crocifiggerlo una seconda volta. Forse nel Tribunale? Peggio che mai! che Cristo sapeva di vecchio come, nel suo idioma, il Tribunale si chiamasse Gabbata[8]; e per novella prova avesse appreso che i giudici non mancano mai di condannare gl'innocenti per piacere a cui può, fiduciosi di lavarsene il sangue su l'anima come di sopra le mani. O piuttosto nei quartieri? Qui sì che stava fresco! — Allora i soldati costumavano crocifiggere, pigliarsi le vesti e spartirsele, schernire, dissetare con l'aceto e col fiele, dare la sua brava lanciata nelle costole, e dopo che l'innocente aveva reso lo spirito, confessare con molto avanzo di lui: — veramente questo uomo era giusto[9]. Proprio pietà del dì delle feste per uomini che, una volta arrolati alla milizia, dovevano prima ammazzare e poi vedere se avevano fatto bene. Oggi la corre diversa, però che, se ci avesse nelle città di questa razza soldati, il questore ordinerebbe li mettessero in gabbia, e nei teatri li farebbe vedere a pago. Ovvero Cristo riapparve in mezzo agli Apostoli nel Cenacolo dove aveva mangiato l'ultima pasqua? Ahimè! Uno degli Apostoli lo aveva tradito, un altro rinnegato, il terzo (ed era dei buoni) screduto se non gli ficcava le dita nel costato; di qui piglino argomento a non isgomentarsi quelli che s'impancano a fare da guidaioli del popolo, pensino che su dodici tre non istettero saldi degli scelti da Gesù, e non per questo la croce si rimase da trionfare sul mondo; per venti o cento disertori il gonfalone della libertà non fie che cessi di sventolare terrore ai tiranni; e giova che lo impeto dei tempi agiti gli uomini come biada nel ventilabro perchè il grano va sceverato dalla pula. Insomma Gesù, aborriti Tribunale, Tempio, Caserma, e Cenacolo, volle farsi conoscere tornato tra i vivi proprio all'osteria di Emmaus, e Cleofa col compagno se ne accorsero giusto in quel punto che si fu messo a tavola per mangiare[10]. Per la quale ragione, che calza a pelo senza fare una grinza, che altri voglia partecipare con noi altri osti il titolo di galantuomo io non lo contrasto, ma che ci sia chi voglia sgallinarlo tutto per sè, io protesto per me e per tutta l'amplissima consorteria dei tavernieri. —
Questo disse ad un bel circa l'oste fiorentino, e se vero sempre in lui, e talvolta negli altri, io non affermo, e molto meno contrasto: certo è, che l'oste della Ferrata, presso i banditi, ebbe, finchè visse, fama di onesto, e morì, sempre, presso i banditi, in odore di santità.
Angelotto con una squadra di trecento tra sbirri e miliziotti cavati da Roma, e dalle terre più prossime alla frontiera, capitò alla Ferrata un giovedì mattina, giorno nel quale i banditi mandavano co' muli a caricare le provviste raccolte dall'oste amico.
Il Bargello, veramente aveva commissione di aspettare il Riccio e Arrichino, i quali già stavano su le mosse per sovvenirlo nella impresa con le proprie bande, senonchè Angelotto ustolava di terminarla ad un tratto e senza compagni, per avarizia di non ispartire le taglie con altri, ed anco per cupidità di gloria, dacchè la fama, che viene dal solo menare delle mani, ambiscono eziandio gli sbirri, e la possono conseguire; quantunque egli non si fidasse dell'oste, al contrario lo tenesse in sospetto, pure per averne sentito dire un monte di bene nei dintorni, massime dai preti, i quali non rifinivano mai dallo attestare la pietà insigne dell'uomo, sia praticando le chiese, sia favorendo con l'elemosine i sacerdoti, ed i conventi, egli reputò prudente tastarlo un po' intorno le faccende de' banditi, e l'oste veramente rispose alla estimazione che facevano di lui; favellò sincero, dando ragguagli precisi intorno alle forze delle bande, sul valore e costume dei capi, e dei modi di guerreggiarli con vantaggio; non tacque come in cotesto giorno usassero calarsi dal monte per vettovagliarsi sul mercato; certo a cotesta ora avere essi preso fumo della venuta di lui, nè si sarebbero visti, forse esserci modo di finirla a un tratto per via di qualche trovato; avere udito come certo signore ne avesse praticato uno a un dipresso simile, però egli più esperto avvisasse, quanto a sè profferirsi divotissimo al sommo Pontefice, e disposto a servire il signor capitano di cuore nel poco che per lui si poteva.
Allora Angelotto prese a mulinare col suo cervello, e gli parve un bel che se gli venisse fatto di finirla di un colpo senza mettere a repentaglio la vita; non vuolsi dubitare nè manco, che difettasse di cuore; romano egli era, e poi aveva, si può dire, ogni giorno la morte alla bocca, tuttavia prudenza insegna che, potendo ire per la piana, non si ha da cercare l'erta, nè la scesa: pensa e ripensa, non trovò meglio di un tiro già messo in opera, e si accinse a rinnovarlo nella speranza che i banditi lo ignorassero, o sapendolo non lo temessero.
Tutto quel dì si sbracciò ad allestire la frode, raccogliendo muli ed uomini, che li conducessero. Nel fitto della notte si strinse a colloquio con l'Oste, il quale, per quanto si poteva indovinare dai cenni del capo, acconsentiva, se non che parlando a strappi dava a conoscere, che non gli pareva sicuro: — badate, Capitano, le sono volpi vecchie.... capisco... ad ogni modo è da tentarsi... già... gli uccelli si pigliano con gli archetti, e i pesci con gli ami da Adamo in qua, — e non se ne sono accorti i bietoloni... un po' di sorte ci vuole in ogni cosa... fortuna e dormi... ad ogni modo la carne vale il giunco... lascerei il pane e il companatico... perchè non ci si può stemperare a modo e a verso, onde se taluno gusta il primo boccone amaro, la è faccenda fallita; secondo il mio debole giudizio basterebbe il vino.
E Angelotto rispondeva: appunto avere ei disegnato governare il vino, però lo aiutasse alla conciatura dei barili, e questo fecero ambedue alternando parole e lazzi da mettere i brividi addosso a quanti gli avessero ascoltati.
Prima assai che sorgesse il dì, parecchi sbirri, travestiti da villani, cacciandosi dietro la scorta di talune guide del contado, menavano a mano una fila di muli carichi di vettovaglie e di barili di vino su pei colli dirotti del monte di Bove; accidente fosse o cosa pensata dondolavano coteste bestie certi campanacci da farsi sentire da un miglio attorno pel paese, sicchè del cammino loro la gente era avvertita o in mezzo al buio, o in mezzo alla bruma in cui vennero avvolti dopo l'apparire del sole.
Il Bargello non trovava posa, significando la propria impazienza con le infinite guise ond'ella si manifesta, ma quando a vespro furono visti tornare giù i muli a scavezzacollo scarichi e senza accompagnatura, ei si rimase fermo come un piolo: a cotesta novità non sembra si aspettasse lo sbirro, fece inseguirli, e procurò che gli agguantassero, cosa che loro successe: contatili, trovarono mancarne uno, ma uno di essi portava la cesta coperta di panno rosso assai sfoggiato; il Bargello, punto dalla curiosità, si fece a levarlo e ci trovò la testa mozza del mulo, che mancava, con la seguente scritta:
— Ti mando il capo del mulo, perchè mi manca l'asino: lascia le frodi ai Duchi, e se ti basta il cuore vieni a trovarci con le armi in mano. —