Se sopra questa trama dalle comari ci trapuntassero rabeschi, pensatelo voi, per guisa, che le gentildonne ne andavano in visibilio; e, dove appariva, fanciulle e maritate traevano a mirarlo come formiche al grano, comecchè nei sembianti fingessero non vederlo o scansarlo; che le vergognose del Camposanto non occorrono solo a Pisa, nè sempre dipinte, e questo ha la barba bianca; ma tanto è, donne, diplomatici e preti, quantunque le furberie loro abbiano messo il tallo, non sanno buttarle da un canto; le monache poi facevano grappolo dietro le grate, e tutte lo avrebbero voluto per santo attaccato al muro; udita una volta la storia dei suoi casi esse piangevano, con mani giunte e pietosi occhi contemplavano il cielo, ardevano, gelavano, massime quando sentivano il pericolo che aveva corso di restare circonciso.

I preti tenevano il bordone, anzi rincaravano la posta, dacchè il cavaliere non mancava mai alla messa ogni giorno, a' vespri, a' tridui, alle novene, alle processioni, insomma alle svariate rappresentanze cattoliche, nelle quali a quei tempi entrava tutta la religione, e poi le mani di lui stillavano proprio il balsamo delle elemosine. Gli uomini, a parlare giusto, non lo amavano gran fatto, taluno ancora lo guardava a stracciasacco, pure co' modi cortesi, le parole oneste, gli offici servizievoli egli parte ammansiva e parte si rendeva benevoli.

Tra le tante gentili damigelle di cui la città di Napoli va sempre smaltata come un giardino di fiori, o smagliante come l'emisfero di stelle (il lettore può scegliere tra questi due paragoni quello che meglio gli gusta), alcuni credevano ch'egli avesse posto gli occhi sopra Donna Violante di Ayerba, della quale questo diremo per ora, che tanto si mostrava superba, che per comune opinione si giudicò, se si fosse trovata con Lucifero a entrare in palazzo, questi cavandosi il cappello le avrebbe detto: — passi eccellenza!

Nè, se la Violante andava a' versi di lui, pareva che egli piacesse meno alla Violante, argomentandolo i popolani da questo, che ogni volta ella compariva alla Chiesa del Carmine, ecco il cavaliere dietro come la rocca al fuso, dicevano le donne; e gli uomini, come San Rocco e il cane; nè basta: quantunque Gesù Cristo con la sua santa bocca abbia insegnato gli uomini tutti esser uguali, e i preti lo predichino dai pulpiti, e gli altri uomini fuori dei pulpiti, pure e' si dice così per dire, perchè nè in vita, nè in morte, nè in chiesa, nè fuori, gli uomini ti appariranno uguali; e per non andare lontano, mira, alla Violante di Ayerba, appena tocca del piè la soglia della chiesa del Carmine, le occorre affaccendato il sagrestano con seggiolone, e cuscino, mentre il plebeo o sta ritto o s'inginocchia sul marmo; quanto alla morte, popolo e letame, a carrate si buttano là in terra, mentre il Beniamino della fortuna ha la sua brava cassa e sepoltura in chiesa, e l'inventario, a guisa di epitaffio, delle virtù che possedeva, e delle altre che non possedeva, inciso nel marmo sopra la sua testa........ Voi mi tentennate del capo.....; lo so quello che mi volete dire: che monta questo? — Certo dopo morti simili novelle non arrecano caldo nè freddo, ed una di queste lapidi panegiriche vid'io, or fa due dì, adattata per predella colà dove il tacerne è onesto; ma tutte questo prelibatezze lusingano la nostra superbia in vita, e, come ognuno può conoscere, ci dispongono a quel senso di benevolenza universale, che darà l'ultima mano di vernice al nostro perfezionamento civile, politico, religioso, e metto punto. —

Quantunque la Violante fosse religiosissima gentildonna e specchio vero di carità fraterna a modo suo, avrebbe prima toccato la pancia della vipera che la mano di una popolesca, o di un popolano, i quali le avessero offerto l'acqua benedetta; e taluno che ci si provò fu lasciato con le dita ritte in su come gli spunzoni di un cancello di villa; al contrario quando gliel'aveva offerta il cavaliere, magari s'ella l'aveva accettata! Da principio parve nicchiare, ma e' fu per parere, perchè poi stese a furia la destra, dalla paura che il gentiluomo ritirasse la sua; sicuro! ella aveva abbassato gli occhi, e la verecondia talora costuma così; ma più sovente l'anima semplicetta che sa nulla, non avendo cosa meno che pura da celare, non piglia vergogna di ciò che manifesta, mentre la passione, abbassando le palpebre su le pupille, lo fa a modo dello amore, il quale con la mano ripara la fiaccola, o per tema gliela spenga il vento, o per meglio nasconderne il fuoco. Ed una volta donna Violante sdrucciolò peggio, almeno così giudicarono unanimi tutte le sue amiche, quando lo seppero: e' fu che un giorno entrando in chiesa, dopo avere ella vibrato lo sguardo innanzi, e dopo averlo storto obliquo con isforzo da restarne stramba per tutta la vita per iscoprire il cavaliere, e non lo vedendo, colta da impazienza, prese a tentennare rigida a destra, e a manca, pari ad arbore di nave in burrasca: all'ultimo non si potendo più tenere... oh fallo! che non varranno a stingere tutte le acque del regno di Napoli! ella si voltò verso la porta di chiesa a mirare se giungeva. — Commesso appena l'atto bieco, se ne accorse, e se ne pentì, secondo il solito quando non lo poteva più dirittamente emendare. Allora tanto più si attaccò a ripararlo storto, onde dardeggiava due occhiatacce che parvero saetto, e parole da mettere i brividi addosso al povero morino affricano, che correggendole lo strascico se ne stava lì impalato secondo il solito.

— Perchè mi tiri dietro lo strascico, che Dio ti mandi la mal'ora e il malanno?

— Comandi?

Ed ella con labbra tumide.

— Perchè mi hai fatto voltare tirandomi lo strascico?

Il morino da capo non intendendo come trasognato ripeteva: