— Comandi vostra signoria?
— Comando, tu vada al diavolo che ti porti....
E fingendo un grandissimo rovello per sempre più colorire la cosa, tornata a casa, tante seppe contarne a danno della povera creatura, che fattogli prima toccare un carpiccio di bastonate persuase il padre a rivenderlo a un muratore che lo mise a servire da manovale, dove inassueto portando pesi eccessivi alle forze, morì di corto per isfiancamento di cuore.
I gentiluomini anzichè cavare le induzioni di chiesa le desumevano dalla Corte, essendo loro parso gran caso, e veramente era, che nell'ultimo festino di Don Giovanni Zuniga conte di Miranda vicerè di Napoli, donna Violante avesse quasi la intera notte ballato col cavaliere romano, e verso lui fosse comparsa non meno pieghevole della persona, che co' modi, consentendo a riporre la propria destra nella destra di lui: nè con minore maraviglia notarono com'ei la conducesse al posto, mentre con gli altri si mostrava rigida, e intirizzita al pari degli orologi di legno.
Chi afferma voce di popolo voce di Dio, e chi la moltitudine fucina di menzogna; una parte e l'altra secondo i casi ha ragione: adesso poi non solo il popolo indovinava, ma i ferri erano caldi più che non supponeva.
Declinava una limpidissima notte di luglio, notte gioconda per gli astri infiniti che paiono tremare di voluttà, notte vocale che d'innumeri suoni ne compone uno solo, dove ogni uomo distingue la voce, che più desía la sua anima inebriata di amore o dolore. Chi è che tema spettri per queste tenui tenebre? Le Lamie vengono esse col vento che porta l'odore del gelsomino? o la Strega può cavalcare per lo emisfero sopra un raggio della stella di Venere? Lo stesso Rimorso sente assopire le sue vipere alla mesta letizia della notte d'Italia; la notte fra noi, massime a Napoli, esulta festosa come colei, che con le discrete tenebre vela l'imeneo dello Amore con la Natura.
Lo strepito dei passi dell'uomo si fa ogni ora più rado; una dopo l'altra si chiudono le finestre; la prima, e la seconda volta passò la corte, e, non avendo trovato persona disposta a turbare cotesto sereno dono di Dio, ci è da mettere pegno che se ne andrà a dormire senza venire la terza... ecco non si ode più rumore di cosa animata, se togli a quando a quando l'ululo di qualche cane lontano e lo stridere sottile del grillo cantaiolo... silenzio! m'inganno... e' doveva essere così; non tutti dormono, nè possono dormire in queste notti; a modo che adesso le cardenie, le magnolie, e le bolcamerie dagli aperti calici spandono il tesoro dei più eletti profumi, i cuori innamorati esalano i più cocenti desii... sta bene! precede un soave arpeggio di corde, perchè l'armonia guida sempre per mano l'amore pudibondo.
Accostiamoci alla finestra munita di ferrata, che ascolteremo il colloquio di amore di Paolo Pelliccioni e della Violante D'Ayerba; solo noto, che per quanto ci affrettiamo non giungeremo a tempo per sentirlo incominciare; di fatti Paolo ora dice:
— Faccio voto a Dio, che per quanti paesi abbia corso, e visto popoli (e prego vostra signoria, a credere, che ne ho visti e corsi molti così del vecchio come del nuovo mondo), non mi è occorsa gentil donna divina al pari di voi. Arrivai fino in Golconda, vissi un tempo nei monti del Caucaso; colà vidi le bellissime fra le Georgiane, e le Circasse, e voto a Dios le sono belle da fare venire le lacrime agli occhi, e pure non mi sembrarono degne di reggere nè manco lo strascico a vostra signoria; costumano in cotesti paesi paragonare quelle portentose creature ai fiori, alle farfalle, alle stelle, al sole, alla luna... io, signora, non oso paragonarvi a nulla; tutto conosco minore alle vostre bellezze... e mi dichiaro pronto a sostenerlo con lancia e spada, a piedi come a cavallo contro chiunque presumesse smentirlo. Però non trovando modo di paragone degno alle vostre mirifiche bellezze mi contento adorare e tacere.
— Cavaliere, rispose con sussiego la Violante, e con un cotale suono di voce arrotato, io non posso come vorrei palesare la mia gratitudine a Vostra Signoria, perchè, considerato come merita, il vostro discorso, trovo ch'ei pecca in quattro punti; primo, voi avete rammentato due volte il nome di Dio invano, e questo quanto sconvenga a cavaliere cresciuto in grembo di santa madre Chiesa, lascio, che avvertita, la vostra Signoria giudichi da sè: secondamente, quantunque le parole vostre lusinghino il mio cuore, tuttavia come cristiana e cattolica non posso astenermi da ammonirvi essere peccato, e peccato grave glorificare la creatura, quando anco questa creatura fossi io: terzamente, signor cavaliere, mettetevi la mano su la coscienza, e ditemi in grazia se nelle vostre parole non ci entra per lo meno un quarto di piaggeria; forse più: per ultimo, non vi posso nascondere, nè devo, che quel mulinarvi nel cervello femmine saracine, e turche, e mettere la mia immagine in mezzo con quella di loro, non mi sembra cosa di che io mi abbia a tenere onorata.