— Io lo vedo; ma l'indugio piglia vizio, temo avvenga a noi come ho udito intervenisse ai nostri padri, che mentre consultavano a Roma abbruciava Sagunto.

— Tu parli di oro, ma donde ho da spremere danari io?

— Io ve lo diceva le mille volte, signor Paolo, vostra Signoria ha le mani bucate più di un vaglio; e nè meno mi garbava quel pagare lì subito come un banco, e peggio ancora senza il diffalco di un quattrino di tara cotesti conti da speziali...

— Ormai acqua passata non manda il mulino. —

— E sì, che l'esempio di tirare innanzi falliti ce lo avevano dato i gentiluomini romani, e i napolitani, e poi a voi che siete cima di nobiltà non fanno mestieri insegnamenti; i creditori si scarrucolano di mese in mese, e se menano chiasso si pestano di legnate... pare impossibile, che abbiate voluto buttare proprio ai cani tutti i privilegi della vostra illustre prosapia!

— Eh! che vuoi tu? Del senno del poi ne vanno piene le fosse...

— Mentre voi ragionavate di amore, io abbacava così tra me sul modo di cavarci di pena, e parmi, secondo il mio povero giudizio, averlo trovato.

— O Ciriaco! tu leverai un'anima dal purgatorio.

— O ne manderò un'altra nello inferno; questo non fa caso. Signor Paolo io non ci vedo altra via, che quella di rubare.

— Rubare? Esclamò Paolo agguantando con la manca l'elsa della spada, e nella faccia avvampava come fiamma di fuoco.