Illuminata dalla luce della luna compariva intera la maestosa persona della Violante, la quale, o per disegno, o impedita dal turbamento, venne vestita delle vesti sfarzose onde fu ammirata dagli uomini, ed invidiata dalle donne al festino; appena ella scorse Paolo, con voce tremula gli favellò:

— Signor Duca... Paolo... a sorte vi avrebbe tocco qualche sventura domestica? Per caso la madre, od altro caro vostro si trova in pericolo? ditemelo... non me lo celate... voi sapete come e quanto dei vostri dolori io mi appassioni. —

E queste furono le parole più tenere che le volarono dai labbri dopo che la sua fortuna le aveva messo davanti il cavaliere; il quale tra iroso e querulo rispose:

— Sì certo, la sventura mi ha colto, e la maggiore che io sapessi immaginare, o che io valga a patire; sventura a cui non mi aspettava, ed anco attesa non mi sarebbe bastato l'animo di resistere. Pazienza! nacqui infelice.... e contro i decreti della Provvidenza non vi ha riparo....

— Paolo, per quanto amore portate a Dio, non mi tenete sì a lungo su la ruota.... parlate.

— Ed ella vuole che parli come se non la sapesse, come se da lei non si partisse! Qual posso sentire sventura io, che non muova da voi?

— Io! Chiaritemi questo dubbio angoscioso... ma perchè vi partite Paolo? Paolo dove andate?...

Paolo di botto si era staccato dalla finestra e con frettolosi passi ridottosi nell'ombra dall'opposto lato della via, dove si rannicchiò nel vano di un portone, e di corto si fece palese la causa ond'ei si mosse, imperciocchè un cittadino venne a passare in cotesta tarda ora di notte, sia che s'incamminasse a casa, sia che ne uscisse; appena passato, Paolo tornò alla posta, dove la Violante più smaniosa di prima proseguiva:

— Orsù via, Duca.... mio caro Paolo, apritemi senza ambage l'animo vostro....

— Ahimè! donna per me cara e funesta, poichè mi sforzate a dire, io vi confesserò come per mille prove mi sia fatto manifesto, che voi non mi amate....