— O santa Teresa benedetta! non vi amo io?

— No.... no... ve lo dico con le lagrime agli occhi, soggiunse Paolo piagnucolando — ma pur troppo la mia rea fortuna vuole così.

— Come mai, Duca, potete sospettare questo? Non vi ho preferito io a tutti gli altri miei pretendenti? Non mostrai la mia parzialità per voi in guisa, che ne corrono le novelle, ed oggimai sono usi a considerarci come promessi per fede? Le mille volte non vi accertai, e torno ad assicurarvi adesso, che tosto voi sarete in grado di chiedermi al mio signor padre, voi non avrete presso di lui migliore avvocato di me? Qui consentii a ricevervi.... qui vi parlai.... e vi parlo.... o che volete di più da me?

— Questo gli è quanto basta, e ce ne avanza per procurarsi un marito, non già per appagare un cuore amante quale si professa il mio. L'amore traverso questa inferrata mi si presenta come uccello infermo dentro la gabbia; infermo sì, che s'ei si sentisse gagliardo, si avventerebbe contro gli odiati ferri a rischio di rompercisi l'ale; ora so bene, che taluno amore, a mo' della rondine, al mutare della stagione rivolge altrove il volo, ma egli è uccello pellegrino, mentre l'usignolo innamorato della rosa non muta stanza e pure non sa cantare che a cielo aperto, e dondolando su la verde frasca.... Ora qual pegno mi deste voi, Violante, di credere al fervido e rispettoso amor mio? Appena un bacio a malincuore sofferto sopra la mano prigioniera? Quando confondemmo insieme i nostri sospiri? Come io commisi in voi, cuore del cuore mio, i secreti palpiti dell'anima, e come a me voi commetteste i vostri? Noi sembriamo piuttosto legati dalla catena del Corsaro che da vincolo di spontaneo affetto a istanza nostra tessuto dalle mani di Amore....

Qui da capo s'interrompe Paolo, e guadagna sollecitamente l'ombra, udendo il passo di persone, che movono a cotesta volta: come di fatto avvenne.

— Uditemi Paolo, riprese la Violante quando il Pelliccioni, tornata deserta la strada, si riaccostò alla finestra; voi avete a diventarmi marito; ora io so che quanto la donna dona all'amante, ella sottrae a quella dote di decoro, che per lei si deve portare intatta al consorte. Non vi dolga la Violante fanciulla severa per averla a sperimentare poi moglie incontaminata.

— Mia dolce signora, a voi sembra ragionare dirittamente, mentre per mio giudizio persona si attenterebbe ingiuriarvi peggio, che voi non facciate, perchè viva Dio! e' sembra, che voi non abbiate fede nella vostra virtù; di vero o che virtù sono elleno queste che per difendersi hanno mestieri di porte, o di inferriate? Virtù paurose, Violante mia, virtù codarde, virtù che si confessano impotenti a resistere dove non sieno riparate. Quando stava a studio, udii da certo mio maestro raccontare come gli Spartani, a verun patto consentissero munirsi di muraglia, giudicando il petto ignudo il migliore dei ripari a cui basta l'anima, e però furono tra tutti i Greci giudicati fortissimi....

— Il decoro di gentildonna... l'onore illibato di famiglia mi percotono la mente, Paolo, e il puro sangue castigliano, che per tanto ordine di avi scese nelle mie vene.

— E che? signora, questo tesoro commesso a me uomo della vostra elezione temereste per avventura contaminato? — E allora cui sceglieste voi? E voglio darvi anco vinta, che potesse in me, vinto dal desio, sorgere qualche affetto, il quale fosse meno che riverente, e credete voi che la maestà della vostra sembianza non valesse a frenarlo? Potrei, signora, perdonare la offesa fatta a me, ma a voi non posso. E notate, che oltre le ragioni di un cuore infiammato, che gli angioli contempleranno senza scandalizzarsi davvero, io ho bisogno di esporvi a lungo la mia condizione, e le risposte di Roma, e la minaccia di perdere un fideicommisso legato al patto di condurre in matrimonio certa parente lontana cui non conosco, anzi non udii fin qui ricordare nè manco; ora come possa farsi questo, stando a ragionare con lo struggimento, che taluno sopravvenga, e la vostra reputazione ne riporti il più piccolo smacco, lascio che il vostro buon giudizio consideri; andate per la chiave del giardino, porgetemela; venite sotto il boschetto dei lauri; quivi ragioneremo di amore, o se più vi piace di negozi, perchè, se ai casi nostri non provvediamo da noi, certo veruno ci penserà....

E non attese risposta, che per la terza volta riparò all'ombra, e quivi stette più a lungo del solito, perchè non apparve anima viva, ed egli rimase buona pezza a scredere di avere udito romore, onde, quando si ravvicinò al balcone, la Violante avvertiva: