— La si spieghi, magnifico don Orazio, perchè io non mi ci raccapezzo....
— E sì, che parmi avere parlato chiaro; vostro padrone è matto.
Dopo un piccolo spazio di tempo ad un fante di casa venne in capo di esclamare:
— O il reverendo don Ignazio dove sia ito? — E un altro: io non lo so. — Un terzo aggiunse: ed io neppure. — Fosse scappato dal buco della chiave? O dalla cappa del cammino? — Ma s'era lui, proprio lui, che esorcizzava le streghe, come volete che di punto in bianco vi sia diventato fattucchiere e stregone? — Non fa nè anco una grinza, Simoncino ha colto nel segno; lo avrà ammazzato il padrone; andiamo a vedere s'egli è morto o vivo. —
Andarono di conserva, e forse avrieno cercato, prima di trovarlo, un pezzo, dove don Ignazio co' suoi lagni non gli avesse attirati a sè; come diavolo potesse avere fatto a rannicchiarsi costà sotto non capivano; s'ingegnarono con diverse industrie a trarnelo, e non riuscirono; al fine gli levarono su di peso la credenza di dosso, e poi stirandogli ora il braccio, ora la gamba, tanto lo sgranchirono da tenersi ritto sopra la persona: reggendolo poi a manca e a destra sotto le ascelle, lo avviarono verso la porta per metterlo in bussola e trasportarlo alla canonica: però mentre ciondolava il capo come zucca pendente da un pergolato, e traeva dolorosi oimei, non mancò di ricordarsi dei ducati, e dire ai servi:
— Fratelli in Cristo e figliuoli miei, mirate un po' se sono caduti in terra certi danari che Sua Eccellenza volle darmi per celebrarne un mortorio...
— Per l'anima di cui? Chiese don Diego che tornava in cotesto punto da accompagnare il Medico; e il Prete con la testa invasata in mal punto rispose:
— Per l'anima della sua signora figliuola...
— O Gesù benedetto! anche quest'altro è ammattito. Donna Violante, la Dio grazia, vive...
— Vive sì... ma è morta... perchè capite... il mortorio non si può celebrare eccettochè ai morti.... tamen anco ai vivi, purchè defunti secundum intentionem....