Heu! quantum mutatus ab illo: il tempo con un colpo di falce frullana gli aveva levato dieci anni di stianto; le carni flosce gli cascavano giù come impazienti di restare più oltre attaccate alle ossa; e di livide si erano convertite in cenerine, colore sopra tutti prediletto dalla morte; pure non fu il Marchese che gli recava maggiormente stupore; maraviglia, stizza e paura gli fece l'aspetto del salone convertito in cappella mortuaria, e ciò per consiglio del Medico, il quale, comecchè con poca speranza, volle provare se non contrastando la mania del Marchese, anzi secondandola, potesse raddrizzargli lo intelletto. Andava la sala, parata di gramaglia, intorno piena di cartelli ove ricorrevano le più strane inscrizioni, parto della mente travolta del misero uomo, sebbene e' fosse più che verosimile, come nello stato ordinario di salute non avrebbe saputo fare di meglio. Una presso a poco diceva: il Padre eterno avendo fatto la rassegna degli angioli, trovò che uno di loro aveva disertato dalla bandiera dei cieli, allora chiamò a sè la signora Violante mia figliuola per riempire il posto vuoto: — un'altra: le stelle dispettando, che gli uomini intendessero a contemplare gli occhi della illustrissima marchesa d'Ayerba con più svisceratezza, che i raggi loro tanto vantati, glieli hanno spenti in sempiterna notte... le astiose! — Sentite questa: I dottori di santa madre chiesa mandorno a chiamare per espresso la nobile erede dei marchesi d'Ayerba, la sapientissima donna Violante, per risolvere un punto di teologia, ma se aspettano per licenziarla ad apprendere quanto ella può loro insegnare, ormai si prevede, che non calerà più dal paradiso, — orgoglio ad un punto ed ambascia dell'eccelso suo genitore. — Tanto basti, e tutto questo dettato in parole spagnuole così strepitose da parere che sonassero il tamburo. Così è, ogni popolo ha il suo debole; gli Spagnuoli trovano gusto a lanciare campanili all'aria, e lo ha notato il Brantôme, che ha dettato un libro di rodomontate spagnuole; se gli Spagnuoli raccogliessero quelle dei Francesi ne compilerebbero due; ma provvidenza volle, che ognuno vedesse il vizio dello amico, il proprio no, donde, la immaginativa di Plutarco che il mondo fosse una processione in tondo dove ognuno portava i suoi difetti scritti sopra un cartello appeso dopo le spalle. —
Ma quello che più strinse don Ignazio di affanno, e' fu la vista di un catafalco in mezzo della sala, coperto di velluto con belle frange di oro, la ghirlanda di fiori, e il crocifisso di argento sopra; di argento parimente i candelabri intorno, ed il suo bravo scheletro da piedi; niente insomma mancava, anzi ci s'incontravano di più parecchie urnette di argento sopra i gradini del feretro, dove ardevano timiami fuori dell'usato deliziosi a sentirsi. Don Valente se ne stava seduto accanto al catafalco sur un seggiolone foderato di velluto nero cosparso di lagrime di argento; teneva i gomiti appoggiati ai braccioli, e le mani con le dita conserte, chiusi gli occhi, la faccia china sul petto, le gambe altresì incrociate, e non diceva motto, non faceva atto, sembrava nè anco alitasse: pareva, secondo il detto di Cosimo il vecchio dei Medici, ei si avvezzasse a morire.
Don Ignazio aveva appreso a non fidarsi a cotesta bonaccia, simile al villano di Salerno, il quale rifuggiva commettersi in balía delle chete acque del golfo di Napoli dopo il naufragio dei fichi, però si adoperava dalla lontana di richiamare per via di rumori l'attenzione del mentecatto, e tante ne pensò, e tante ne fece, che per maledetta saetta e' fu mestieri, che il Marchese aprisse gli occhi: conseguito questo primo vantaggio il Parroco prese ad alzarsi, ad abbassarsi, a coccoveggiare meglio, che su la gruccia non costumi la civetta, e non approdò, chè il Marchese teneva pese e scure le pupille sopra di lui non altramente, che fossero palle di piombo. Allora don Ignazio si appressò risoluto, e con parole pietose in suono dolcissimo predicò un lungo sermone, dove toccava un poco di tutto, del cielo, e della terra, dello inferno, del purgatorio, e del paradiso, sopra i sette sacramenti fece parecchie ricerche come il sonatore arguto passaggi e fughe su la tastiera del gravicembalo; e favellando della penitenza, insistè molto intorno la utilità della confessione, buona di estate e meglio d'inverno, tentando di metterne la voglia nel Marchese, e così tratto quel primo dado appiccare lo addentellato a faccende più utili; quando capitò la eucaristia si slargò un miglio su la virtù delle messe; e su quella delle elemosine disse cose da farne strabiliare i cani; tra le altre, che quale praticava la elemosina non aveva mestieri di lavarsi nè anco le mani e il viso, perchè la elemosina pensava a tenere netto così il di dentro come il di fuori, e citò san Cipriano[18]: certo, ella fu predica tra le belle bellissima e da disgradarne le più famose, almeno lo affermò poi don Diego, che ritto sopra la porta ebbe la ventura di sentirla intiera; ed hassi a credere, che avrebbe smosso il Marchese, se non che toccandolo si accorse com'ei fosse caduto in profondissimo letargo. Non ci fu rimedio, don Ignazio ebbe a lasciarlo alla rovescia della mignatta, che questa casca quando è pinza di sangue, mentr'egli tornossene alla canonica vuoto di fiato. Don Diego lo accompagnò fino a capo di scala, e quivi sul punto di pigliare commiato da lui gli disse:
— Reverendo, oggi abbiamo sperimento di cosa, che stimo di grande utilità per la salute dell'illustrissimo signor Marchese.
— E quale? rispose il Parroco, levando la faccia rischiarata da un filo di speranza; io davvero non ce la so vedere...
— Domando mille volte perdono, vostra signoria ha potuto di per sè sincerarsene, il suo discorso conciliò nel signor Marchese un sonno profondo....
Don Ignazio reputandosi uccellato, vibrò gli occhi rabbiosi contro l'onesto cameriere, imprecando perchè non possedessero la virtù del basilisco per poterlo stecchire sul tiro, ma la faccia di don Diego così apparve ingenuamente sincera, così atrocemente benevola, che la speranza del parroco, la quale si reggeva con grande stento a galla, si sommerse allora nel mare dell'amarezza, e più non mise il capo fuori.
La passione, che prima levò la cresta nell'anima di donna Violante al rapporto dell'accoglienza ricevuta dal suo messo al palazzo del padre, fu l'ira, la quale le persuase a tenersi oggimai chiusa in sè, ed attendere che la venissero a cercare; ma presto sgonfiò per aprire il varco alla paura, e questa di mano in mano così si estese, e mise radice in cuor suo, che indi a un'ora la donna tutta raumiliata con mano tremante scrisse la seconda lettera piena di tenerezza verso il padre, e indusse, comecchè restío, il messaggiero a portarla di nuovo; il quale infatti la portò, nè ebbe a provare il brutto tiro, che gli avevano minacciato, ma neppure tornò con buone nuove, però, che don Diego, presa la lettera gli dicesse con sembianza umana, il padrone per allora non trovarsi al caso di leggerla; quanto prima gli capitasse il destro l'avrebbe consegnata, e dove al signor Marchese piacesse darle riscontro, sarebbe stato pensiero suo di farla consegnare a casa la Duchessa; le quali parole in buon latino significavano ch'egli non andasse a pigliarla; nondimanco l'onesto cameriere si era informato della salute di donna Violante, certo un cotal poco alla trista, ma per quanto sembrava non mica per manco dì affetto, bensì per paura, come persona che si versi in cosa proibita, e che risaputa poi potrebbe recargli danno.
Quante volte in coteste ore di passione la Violante si affacciò alla finestra! quante in ogni lontano passeggere sperò il messo desiderato, che tardi camminando vide poi col gemito del cuore trapassare oltre senza pure avvertire a lei che aveva la morte dipinta sopra la faccia! Immaginando ora, che un famiglio pedestre avesse mosso dal palazzo del Marchese per portarle la lettera, si mise a noverarne i passi: e giunse per fino, non potendo reggere allo spasimo cocente, a lanciarsi giù per le scale irrompendo senza consiglio nel mezzo della via. Nulla!... nulla!