Fosse morto il padre suo? E perchè? Ma sappiamo noi le più volte, perchè si muoia? E quanto la passione picchi forte sopra un'anima, e quanto un'anima possa resistere all'urto della passione? — No, questo non era, però che non avrebbero mancato di venirglielo a dire, e di corsa: non rimaneva lei erede? Ah! troppo di leggieri ella aveva creduto il suo genitore placabile.... egli chiuso nella sua severità la respingeva, e chi avrebbe ella posto adesso tra mezzo a raumiliarlo con mansuete parole? Essa aveva atteso a farsi obbedire, ed anco temere dai famigli, a farsi amare non aveva pensato mai... chi avrebbe creduto, che un dì potesse avere bisogno anco di loro! Reietta dal padre come non sarebbe stata giudicata enorme la sua colpa? Compassione finta, ed anco vera, motti acerbi, o benigni, tutto stava per cascarle addosso come calce viva. Senza credito, priva di aderenze, lacera nella fama, povera!... chi sa che da un punto all'altro non la pigliasse in fastidio quell'uomo stesso, il quale pure l'aveva condotta a tale stremo? E questo pensiero proprio le strisciò sul cuore ghiaccio come la serpe; rimase disfatta la misera donna; invano richiamava intorno a sè le sue virtù, ed anco i suoi vizi; — vizi e virtù erano disertati da lei; non ardiva levare la faccia verso Paolo, il quale appariva rado, si tratteneva poco, e passeggiava su e giù per la stanza senza fare motto. La natura l'era stata avara di lacrime, o l'acerba educazione gliele aveva inaridite dalle sorgenti; pigre le diventarono le membra, peso il capo, gli occhi gravi, e inetta al sonno, prepotente la occupava la voglia di dormire; un altro, ch'io dirò demonio, le si era cacciato addosso, lo sbadiglio irrefrenato e continuo: di assenzio si volgeva per lei la prima luna del matrimonio, e non bene ancora compito il quarto dì! Verso sera come se rompesse la maligna incantagione, ella si sentì capace di prendere qualche partito, ma così rinvenne il suo spirito spossato, così il suo cuore giù in terra, che non seppe ricorrere ad altro che a replicare una lettera a suo padre, mettendola dentro ad altra che mandò a don Diego. Questa era un miscuglio di superbia vecchia e di umiltà nuova, pregava a un punto e comandava, e non sapeva imporre compassione nè rispetto; col padre poi i molti affetti, rotto l'argine, traboccavano, e gli diceva: «per quanto amore portava alle cinque piaghe di Gesù e ai sette dolori della beatissima Vergine le permettesse di condursi ai suoi piedi per sentire le sue discolpe: avrebbe fatto toccargli con mano come se immune di peccato ella non era, la fortuna avversa, o il demonio che fosse, essercisi messo tra mezzo per ispingere lei improvvida dentro un abisso di guai; temeraria per la sua parte la speranza del perdono, nondimanco volere sentire pronunziare dalla sua bocca la condanna; avrebbe acconsentito ad ogni pena più fiera, rassegnata a tutto, purchè la salvasse dalla vergogna: a questo pensasse, che sangue suo era quello che le scorreva dentro le vene: nè potersi lei coprire d'infamia senza che alla nobilissima casa d'Ayerba ne venisse macchia non cancellabile mai.»
Don Diego o per abito di riverenza o per bontà di animo non si accorse dei fumi intempestivi di donna Violante, o se pure se ne accorse non li curò, e presa la penna stette un pezzo in forse se avesse, o no a risponderle; al fine ci si dispose, ed ammonì con parole succinte la sciagurata Signora, come senza giovare a lei, e con rovina certa di sè avrebbe porta la lettera al Marchese suo padre; nè lo stato di salute nel quale egli si versava adesso avrebbe conceduto speranza di esito profittevole; piuttostochè lettere gioverebbero l'autorità e l'esortazioni di personaggi, i quali per costume dal Marchese fossero tenuti in pregio: si attenesse a questo consiglio; e andasse persuasa, intorno al padre suo stare persone che dei suoi affanni si affliggevano; nè per loro si sarebbe rimasto di fare officio, che le tornasse in benefizio.
Dalle oneste parole di don Diego ritrasse la Violante un cotal poco di consolazione, e si rimproverò di non essersi mostrata con esso lui più cortese; ruminando poi le cose avvertite nella lettera, quantunque parecchie le rimanessero oscure, tuttavia deliberò attenersi ai ricordi del buon famiglio; al quale effetto, avutane licenza dal novello sposo, ella si fece a ricercare, nelle persone che avevano usanza in casa sua, quelle, che le sembrava procedessero a lei più parziali; innanzi tratto ricorse il suo pensiero a don Giovanni Cespedes cappellano maggiore della cappella regia e confidò che, dove questi avesse preso a perorare la sua causa, ella poteva consolarsi col detto cosa ragionata per via va, pur questa speranza non ispuntò fiore, imperciocchè il segretario di don Giovanni veramente l'accolse con un sobbisso di cerimonie, ma informato del fine ond'ella veniva, prese a schermarsi allegando che non sapeva se sua reverenza fosse uscita di casa, andrebbe a vedere; quindi a poco di ritorno l'accertava, che per faccende di premura lo aveva mandato a chiamare monsignore arcivescovo cardinale, e la bugía gli camminava su per la faccia come una mosca.
La Violante scese le scale della Canonica col cuore stretto incolpando la fortuna che proprio non ci aveva colpa, mentre il guaio veniva dal prete, che allora non si credeva, o s'ignorava fosse senza viscere, mentre adesso si crede e si conosce anco troppo; dopo scese le scale del prete si erpicò per quelle del Giudice, e le parve duro; molto più che avendo posta ogni sua speranza nel prete, giudicava perduto ogni altro passo. Certo il Vicecancelliero Alfonso Crivella, secondo la sua indole brusca, le favellò parole acerbe, taluna anco di strazio, ma vista allibire la donna come panno lavato, smise ogni durezza, tuttavia la chiarì del misero stato in cui adesso si ritrovava ridotto, a cagione del suo trascorso, il Marchese; aggiunse nutrirsi poca speranza di guarigione; e per riparare la maggiore ruina, forse il meglio era così, dacchè come alienato di mente non avrebbe potuto privarla della eredità delle sue sostanze: ormai che il male era fatto si sarebbe ingegnato di rattopparla alla meno trista; e siccome la Violante piangendo protestava, che avrebbe preferito le mille volte ramingare pel mondo nuda, e mendica, che vivere nell'auge dell'opulenza a costo della infelicità paterna; egli stecchito rispose, che tutte le secchie tirate su dal pozzo gocciolavano, e tutte le donne commesso il peccato piangevano; ma poi più benigno osservò, che a lei come figliuola, e giovane, toccava dire così, e a lui come vecchio, e pratico della natura umana apparteneva giudicare a modo suo; nondimanco stesse di buono animo, che il bandolo di questa matassa arruffata, in un modo o nell'altro lo avrebbe saputo trovare. Nè l'uomo dabbene mise tempo fra mezzo, facendo fondamento non mica nella tenerezza del Marchese, e neppure nel suo giudizio; tutt'altro, egli si assicurava nella compita pazzia di quello, imperciocchè in simile caso per lui si sarebbe procurato gli ponessero il curatore, e per simil guisa mettere in sesto le faccende. Introdotto don Crivella al Marchese, secondo l'uso lo salutò, e quegli duro; lo richiese come si sentisse, e l'altro più duro che mai; si allargò in propositi, che conosceva per abitudine molto caldeggiati da don Valente, e fu fiato perso; egli era lo stesso che favellare al muro: al Vicecancelliero pareva ormai di trovarsi a cavallo; però non volle, nè ragionevolmente poteva omettere il tasto della figliuola, disse conveniente perdonarle il fallo involontario. A tali parole, come se per queste sole gli rimanesse l'udito, il Marchese rispose pacato: — è morta.
— Sicuro, rispondeva l'altro, non ci ha dubbio, ella è morta, tuttavolta mi parrebbe più giusto ascoltare le sue discolpe che, contraffacendo ogni ius così divino come umano, condannarla senza sentirla prima in esame.
— È morta; replicava don Valente.
— E non lo contrasto, ma anco i morti devono comparire al giudizio, e per me metto pegno, che se voi citaste donna Violante, ella non si rimarrebbe dal comparirvi dinanzi...
— Potrebbe darsi, ma ora state a sentire un po' me, don Alfonso; e così dicendo gli occhi del Marchese si schiarirono come se lo intelletto li riaccendesse della sua luce: io so troppo bene, che la mia sciagurata figliuola non è morta fisicamente, ma per me la tengo morta moralmente, e voi, ed altri non meno autorevoli di voi, bene potrete turbarmi il cervello già abbastanza stravolto, ma farmi mutare di proponimento voi non potrete. Voi per giudizio universale celebrano uomo pieno di dottrina, ed io l'ho creduto sempre a mia posta e lo credo, ma credo altresì che non tutta la scienza si comprenda nei libri, così vero questo, che io conosco a prova come voi non ci abbiate mai letto certo ricordo, il quale insegna così: — tra carne e ugna non sia uom che ci pugna! —
Il Vicecancelliere rimase proprio su la botta; perse le staffe, e si sentì confuso non pensando manco per ombra, che un lucido intervallo avesse così alla sfuggita illuminato la mente del Marchese, onde mal sapendo che cosa si facesse o dicesse, con mille riverenze ed inchini, pregando venia se troppo si fosse inoltrato nelle faccende di sua eccellenza, uscì.
Riferito l'esito della pratica alla Violante, appena possiamo con parole significare quanto fastidio l'assalisse; certo grande l'era stato dolore udire come suo padre fosse dello intelletto infermo, ma a cento doppi più la trafiggeva il pensiero di saperlo adesso in ogni parte sano, e pure così inesorabile nell'odio contro di lei; combattuta da tanto spasimo l'assalsero fiere convulsioni, onde corsero per don Orazio, che informato del caso, non si fece aspettare; avendola rinvenuta a tale da mettere in grave apprensione, il medico dabbene la vegliò tutta la notte, la soccorse con cristiana carità, nè quinci si rimosse, finchè avendo la donna ripreso i sensi potè giudicare passato il pericolo: innanzi di accommiatarsi però volle sapere la causa ond'era venuto tanto sconcerto, la quale conosciuta, accertò la Violante, che il Giureconsulto aveva preso un granchio; pur troppo il marchese d'Ayerba aveva dato nei gerundii: perchè non si sarebbe mai indotto a credere che uomo cristiano e padre, se bene in cervello, avesse voluto chiudersi le orecchie per non sentire la voce del sangue; egli, che prestava allo infermo l'opera sua conosceva pur troppo com'ei fosse alienato di mente; avere già seco stesso disposto di tentare una prova per ricondurre il Marchese al consueto stato di salute; forse il meglio era procrastinarlo per un altro poco tempo, adesso volerlo anticipare per ismentire il Forense, il quale, secondo l'indole solita dei forensi più trista dei tre assi, altro non sapeva che pensare al male: gli farebbe toccare con mano se respingere da sè la sciagurata figliuola, se ridurre una povera creatura alla disperazione fosse lavoro da genitori sani, ovvero da scemi.