— Aggiungete agli altri peccati anco quello della superbia per farvi più degno di comparire al cospetto del Demonio, che meritò appunto per la sua superbia, di re della luce, essere tramutato nel re delle tenebre; chinate la dura cervice innanzi a me...

— A voi?

— Sì, a me, che rappresento in terra il Creatore dell'universo...

— Levatevi di qua; voi mi rappresentate sangue di omicidi della propria moglie, voi uscite dal ventre dove si fabbricano i calunniatori...

— Marchese d'Ayerba, che dite voi?

— Io dico, che tu sei un avanzo di corda, e di mannaia... — Va a pregare pel tuo zio cardinale strozzato, o per l'altro di Palliano decapitato...

— Il diavolo vi tenta... — Marchese, il diavolo... e qui lo segnava divotamente, onde l'altro vie più indracato...

— Va via... va pentiti per te... e prima rendi alla Camera apostolica i venticinquemila ducati che le hai rubato...[20]

All'atroce ingiuria il buono Arcivescovo vacillò come persona percossa sopra la testa, e sebbene d'indole mansueta, parve sostenere dentro di sè una lotta per prorompere, e forse lo faceva, se di repente don Diego avventandosi al Marchese non lo avesse chiuso nelle sue braccia, come dentro una morza, e don Orazio, pigliando lui per la veste, non lo tirava fuori della camera; imperciocchè il Marchese colto da impeto di frenesia, cacciati lungi da sè lenzuolo e coperta, spingeva le gambe ignude a terra dal letto, e con le pugna chiuse minacciava il cardinale. Tanta era la sua furia, così veemente l'accesso della frenesia di costui, che fu mestieri l'aita di parecchi servi a tenerlo fitto nel letto; le bende squarciaronsi, il sangue scorse a rivi, prima che, caduto in deliquio, il Medico potesse fasciarlo da capo; quando, indi a qualche giorno, potè articolare parola con un filo di voce talora ripeteva a sazietà: = no... no... non voglio perdonare; = e tal altra; = è morta... è morta... è morta...

E Paolo intanto, che faceva? Egli andava, veniva, consigliava, spendeva a larga mano moneta ricavata dalla vendita degli ultimi arnesi di pregio rimastigli, a modo del giocatore avventurava l'estremo scudo sopra l'estrema carta, e poichè lo stringeva la necessità di vincere, secondo il solito non vinse; tutte le sorti gli mostravano il viso dell'uomo d'arme; non gli approdò l'espediente del forense, che confidava nella insania del Marchese, gli riuscì fallito l'altro del Medico, che aveva fatto capitale sopra il ricuperato intelletto di lui. — Quanto più metteva industria a districare il nodo, più gli si aggruppava fra le dita, e questa volta di filo di ferro.