La Violante lo voleva al lato, in pochi dì la sventura l'aveva ammansita, dacchè una prova o due di lei partoriscano maggior frutto che i quaresimali di quanti frati domenicani predicarono al mondo; umile, rimessa, proprio non pareva più quella, e quantunque la passione nell'animo suo avesse divampato al soffio della paura di perdere Paolo, e di tornargli incresciosa, ora ch'ei la vedeva reietta, e forse appunto in grazia di questa paura, con tutte le viscere adesso lo amava.
Però mirandolo aggirarsi torbido per la stanza, sovente lo chiamava a sè co' dolci nomi che suggerisce amore, e lo veniva ad ogni momento interrogando se l'amasse, se per lei sentisse quello che per lui sentiva ella, frequenza che, carissima sul primo ardore, appena rimette un po' del suo bollimento tu provi mortalmente uggiosa, e fa fuggire a tiro di ale amore di là donde egli saria partito di passo e tardo; lo supplicava le sedesse al fianco, lo blandiva, le chiome gli componeva, lo baciava, ed egli si lasciava fare, ed anco le corrispondeva, però che il cuore umano per salvatico che sia bisogna che alla carezza di donna amante acconsenta, ma intanto che Paolo con gli atti sta allato alla sua consorte, col pensiero vaga lontano da lei, e considera i fieri casi, che lo premono, e più da vicino lo tribola la stretta del non sapere come tirarsi innanzi domani, imperciocchè Ciriaco non meno confuso di lui gli avesse detto non avanzargli più nè anco uno scudo: mentre così internamente si rode, la mano candidissima della donna dalle chiome scendendo gli si posa sopra la guancia, e nel passaggio gli sfolgora gli occhi con un baleno di luce; egli allora spinto da subito moto gliel'acciuffa e cova con ardente sguardo le anella, che molte, e preziose ne ornavano le dita. Il bisogno fa l'uomo ladro, ed egli, che in onta ai sofismi della sua coscienza era stato ladro anco senza bisogno, sentiva ribollirsi dentro il sangue, sicchè stava lì lì per darle l'arraffata, quando la Violante inuzzolita da cotesto atto, che suppose vezzo, favellò:
— O Paolo, con questa mano io ti detti il mio cuore...
Paolo rabbrividì come se fosse stato colto col furto addosso, e per nascondere il suo turbamento, altro non seppe che baciarle la mano quattro volte e sei, onde Violante vie più commossa:
— Stringila, Paolo mio, stringila come testimonio di fede, che non ti verrà mai meno: possa io dire sempre così della tua! Se le cose e le persone noi teniamo care alla stregua di quello che ci costano, io comincio, cuore mio, a costarti molto, e pur troppo lo comprendo, sai? — E tu pure, Paolo, e sallo Dio, tu pure mi costi. —
E l'altro incapace a dare risposta che gli paresse buona, baciava e ribaciava la mano, per lo che la donna uscì fuori con queste altre parole:
— E' vi fu, e non ha molto tempo, un'ora in cui non ti bastò baciare la mano, ed io te ne feci rimprovero, dovrei adesso adirarmi teco perchè ti basta?
— No, Violante, no, ma sarebbe da ingrati disprezzare la chiave dopo che vi aperse la porta del palazzo; — e sì parlando l'abbracciò, e dopo averla baciata su la bocca, allegando certe sue scuse, toglieva commiato da lei; caso mai tardasse durante la notte, non istesse in pensiero, che doveva trattenersi a lungo con persona amica, la quale all'alba si partiva per Roma. Niente di questo era vero, ma in quel momento non si sentiva forte da dominare la burrasca scatenatagli dal diavolo nell'anima eccettochè fuggendo; Ciriaco, senza aspettare invito, gli tenne dietro secondo il solito. Chiuso in sè, senza dire parola, di tratto in tratto bifonchiando, Paolo si dilungò pel lido del mare, non avvertendo l'ora, nè la stagione. Arrestandosi allo improvviso, come se in cotesto punto risensasse, a voce alta esclamò:
— Dove sono?
E Ciriaco fedele rispose: