— Il Padre Eterno solo, aprendo le fosse, ci caverà tesori, noi non possiamo scoprirci altro che vermi; lascia stare, che hai pianto assai; vien meco a procacciarti da vivere men tristo.

La parte spirituale, che aveva preso per un istante il sopravvento nell'oste, cesse il campo alla cupidità; però senz'altre parole attesero tutti e tre a scavare: l'aspettativa di Paolo invece di rimanere delusa fu oltre il presagio soddisfatta; l'argento era stato battuto ma non così che non lasciasse vestigio della forma antica, e quel pezzo ben si conosceva essere stato pisside, l'altro candeliere, taluno anco Cristo; non mancavano argenti profani, ma primeggiava il sacrilegio. Così rinsanguato di pecunia Paolo scese dal Monte di Bove, nè mosse sì tosto dalla Ferrata con la famiglia; lasciatavi la Violante, cui un sinistro presentimento andava rodendo le viscere, si recò a Roma, dove dopo avere tolto a pigione certa villa a Nettuno in luogo appartato e ombroso per foltissime piante, ci trasportava in più volte le nuove ricchezze. Parrà strano come a veruno dei compagni di Paolo saltasse in testa di prevenirlo, ma chi visse molto nel mondo conosce non essere la stranezza causa buona per discredere una cosa; e la stranezza troveremo minore quante volte tu consideri che parecchi di loro ignoravano il tesoro nascosto, e Paolo stesso nol conosceva intero; dei consapevoli, a quale mancò il comodo di recarsi costà, a cui il coraggio; chi aveva preso moglie e aperto un po' di traffico non cercava miglior pane che di grano, chi si era fatto frate, e s'incocciava sul serio di santità: insomma i benestanti non si movevano; chi si sarebbe mosso si trovava ridotto in tale arnese, che correva rischio, scorrazzando per la campagna, di capitare in mano a qualche sbirro a cui paresse acquistare la indulgenza plenaria se lo avesse impiccato al primo arbore gli occorresse per via. Messe in salvo le robe nella villa, Paolo ci condusse la moglie dandole ad intendere com'egli adoperasse così per pigliar tempo ad ammannirle il palazzo in modo conveniente all'eccelso grado di lei, e ciò per solleticarla nella vanità, ma non ce n'era bisogno, cupida come adesso ella si sentiva di tenebre e di solitudine.

La Distruzione del palazzo Pelliccioni, dopo avere tentato resistere, di padrona parve rassegnarsi a diventare vassalla, contentandosi di un lembo estremo in soffitta, o in cantina; non le dettero requie; da per tutto cacciata si disfece a mo' di quei nugoli, che dondolandosi per lo emisfero si consumano e sfumano. Però quando le sale sfolgoravano di doppieri riflessi dentro gli specchi di Venezia, ripresero a ronzarvi dintorno i parpaglioni della fortuna, i quali conoscono l'arte di sfruttare la luce degli altri, senza bruciarvisi le ali; e più poi allorchè dai camini sorse la colonna di fumo annunziatrice, che costà si faceva grasso mangiare, ci capitarono a frotte amici vecchi e amici nuovi fissi in lei con ansietà pari a quella degli isdraeliti con la quale seguitavano la colonna di fuoco pel deserto; i vecchi abbracciando Paolo gli venivano ricordando i motti, le blandizie, i gesti degli anni suoi primi e per tenerezza piangevano, i giovani si recavano ad ammirare il gentiluomo perfetto, di cui nelle lunghe sere di verno avevano udito raccontare mirabilia dai genitori, adesso, ahimè! sepolti. Dicono i naturalisti che i soli pesci pigliansi per la gola, e non è vero, imperciocchè per la gola si piglino anco gli uomini, se non che questi si acchiappano per molte altre cose; di fatti parecchi facevano capo al palazzo Pelliccioni per danaro, offerendo tutto sè stessi, il che tornava a non offerire nulla. Paolo, stupendo a dirsi! non negava a persona, o poco o assai veruno si partiva senza qualche soccorso, sicchè tu pensa se la processione degl'impronti per la strada che menava al suo palazzo occorresse gremita più di quella delle formiche. E da capo le dicerie intorno alla origine delle sue ricchezze, nè onorevoli tutte; i mercanti affermavano non potere averle fatte se non trafficando, e i soldati se non combattendo; non mancò chi dichiarava avere sentito dire, ch'ei si fosse imposto signore di certa isola in certe contrade rimote, dove il fiume mena sabbia di oro per la ripe di argento, e i bimbi per la strada giocano a' noccioli co' diamanti grossi quanto una pina o poco meno; i nobili reputavano imbroccare nel segno pensando che S. M. Cattolica lo avesse con la sua consueta munificenza rimunerato con grosse pensioni dei lunghi ed onorati servizii prestati alla corona co' negoziati e con la spada; i prelati più che tutto trovavano probabile, qualche vecchia vedova ricca sfondolata lo avesse tolto a marito, e di corto mortagli con suo inenarrabile rammarico, egli ne avesse raccolto l'intero retaggio; gli ammicchi degli occhi, e il sorriso tenue, e lo stringere pietoso delle mani servivano quasi di condimento a questa cicuta del Diavolo: altri altre cose; veruno pensò al furto, e sì che la spiegazione l'avevano proprio all'uscio senza mandare tanto in volta il cervello; ma così nelle faccende fisiche come nelle morali talora per notare gli obietti bisogna patire del balusante. Il ceto amplissimo femminino poi ne faceva di quelle coll'ulivo, e sembrava avere dato nelle girelle per Paolo; non vi era mamma nobile, o borghese, di molta o di poca sostanza, che non vagheggiasse in lui il cappellinaio al quale attaccare le care gioie delle loro figliuole; le fanciulle lo guardavano come il pellegrino contempla il santo ch'è termine dello affannoso pellegrinaggio; e se il pellegrinaggio verso il santo matrimonio a taluna di loro pesasse, lascio che lo immaginiate voi altre mie cortesi leggitrici o leggitori, come meglio si abbia a dire; massime poi a quelle cui pareva essere destinate di girarci sempre dintorno e non entrarci mai; appunto nel modo che successe agli ebrei quando lasciarono l'Egitto per la Terra promessa. Era, direbbe Omero, spettacolo degno degli Dei mirare il coro delle donzelle disposte in giro intorno a Paolo e sfolgorarlo con gli sguardi a mo' di balestrieri che mirino uno stesso bersaglio; a canestrate gli gittavano virtù sopra la testa come i fiori; tutta roba (già s'intende) prestata al futuro marito di tutte, che poi tutte dopo la scelta vanno a risquotere con la usura, non esclusa la moglie, e spesso questa più esigente di ogni altra. Nè meno delle femmine comparivano alla prova prodighi gli uomini, che come suole, ognuno di loro gli regalava la virtù, che gli premeva maggiormente fosse posseduta da lui; i poeti lo predicavano generoso, gli artisti di buon gusto nelle arti, i preti devoto, i gentiluomini spiantati nobilmente cortese, e via via; maraviglia universale metteva considerare come in età così fresca tante cose sapesse, tante genti avesse veduto, e tanti gesti operati (almeno per quello ch'ei ne diceva), e qui pure ci entrava l'adulazione, imperciocchè sebbene la fronte di Paolo fosse tale dove:

I suoi strali spuntava amore e morte,

tuttavia anco da quanto appariva, la turba adulatrice dibatteva una dozzina di anni.

Ma in Roma sacerdotale, massime a cotesti tempi, piacque due cotanti più che a Napoli lo studio alla religione santissima, e quello messo nella osservanza delle pratiche di santa madre chiesa: per la quale cosa ogni mattina Paolo assisteva divotamente a messa genuflesso alla balaustrata dello altare; e la messa la pagava di suo, raggiungendo il prete in sagrestia, dove dopo avergli detto: prosit, gli pigliava la mano e ci deponeva un ducato di oro smagliante; onde il prete quando si voltava dall'altare implorando al popolo: Dominus vobiscum, sbarrava gli occhi come spiritato per mirare se ci fosse: desiderò essere ascritto a parecchie confraternite, e prima delle altre a quella dei Fiorentini di San Giovanni decollato, di cui istituto è accompagnare i condannati a guastarsi: in questa occasione apprestò rinfresco a tutti i fratelli, ed i più eletti nel suo palazzo pasteggiò alla grande, nelle processioni s'industriava far sì, che gli toccasse a portare taluna delle aste del baldacchino o la residenza, e certa volta dette dieci scudi di elemosina per portare il Cristo di legno, che gli parve peso; ma il tratto proprio da maestro fu quello di scegliere confessore il padre Migali gesuita, il quale per essere stato già confessore del povero Francesco Peretti nipote del Papa, miseramente assassinato, si vedeva tutto giorno per casa del cardinale Alessandro: certo era un mettersi tra male branche, ma egli non si sentiva sortito alle parti di sorcio. Da ambe le parti perfetti; proprio qui si vedeva alla prova che tra pirata e corsale non ci corre altro che i barili vuoti; egli non rifiniva mai di levare al sesto cielo la sapienza del Gesuita (la pietà non importava, chè si suppone in tutti gli ecclesiastici, e in modo singolare nei Gesuiti), il Gesuita mostrava andare in visibilio per la pietà di Paolo (di opinione, di sapienza non faceva mestieri, supponendosi sempre in cui spende a mano aperta, e mette tavola spesso). Ora accadde che certo dì favellando insieme Paolo col padre Migali delle parti degl'infedeli, e sul modo di propagarci la fede, tante eccellenti cose costui gli disse in parte non conosciute prima ed in parte accomodate così che parvero nuove, che il padre si dispose in tutto fare motto di questo distinto soggetto al Cardinale nipote, non mica perchè egli fosse capo della Congregazione de Propaganda fide, a cui presiedeva lo stesso Papa, ma sì perchè il cardinale Alessandro, se non la sola, per certo si considerava la più sicura chiave di aprire il cuore dello zio. Nè fu difficile ottenere udienza dal Cardinale, atteso il credito del Gesuita, e l'indole facile del nipote di Sisto; il quale, per giudizio dei contemporanei, oltre la buona natura ebbe pratica grande di negozi più che scienza, negoziando sempre al cospetto del Papa, ovvero a norma delle sue istruzioni, onde lo prepose alla Congregazione della Consulta per il governo della santa Chiesa, che rispondeva a cappello a ciò che nei giorni nostri chiamiamo ministero dello interno, e all'altro ufficio troppo più importante pel Papa, ed arduo pel giovane, voglio dire, quello di ascoltare gli spioni, e riferirgli con sagace diligenza quanto ne avesse cavato. — Ancora, si deve avvertire, che Paolo, appena si presentò, piacque al Cardinale, però che la simpatia da taluni non si osserva nella sua genesi, e da molti altri si nega, ma pur troppo vive, e dirò regna; impossibile, almeno per ora, dichiarare in che cosa consista, ma per me quasi mi persuado, che proceda da cause tutte animali, effluvi di sangue, virtù magnetica di sguardo, od altre cotali; e dopo un po' di commercio la simpatia crebbe, dacchè Paolo nascesse gentiluomo, ma la educazione materna e il suo mescolarsi con gente di piccolo affare lo avessero in certo modo invilito; mentre Alessandro, comecchè di lignaggio villano, facevano gentile l'esempio dei colleghi, ed il continuo negoziare con personaggi potenti; per la quale cosa si sentirono subito bilanciati perfettamente tra loro, successo che da essi non fu mai prima di ora provato, imperciocchè trovandosi con persone o affatto volgari, o affatto signorili si sentissero come a disagio. Inoltre se bello era Paolo, brutto non compariva Alessandro, e se in avvenenza egli cedeva all'altro, ciò giudicava nel suo segreto la gente, ma non andava a dirglielo, mentre a lui la naturale prosunzione impediva darsi per vinto; di poi, non si poteva dubitare, che con le vesti da cavaliere un giovane avesse a parere più elegante che incamuffato con quel viluppo di panni rossi. Quanto a magnificenza, che la fama gli aveva porto occorrere nel Cavaliere grandissima, il Cardinale non se ne pigliava fastidio, anzi ci aveva gusto, perchè godendo di centomila scudi di rendita sentiva poterlo superare: per ultimo rispetto a sapienza conobbe, come Paolo fosse uomo sagace più per pratica di faccende, che per istudio di libri (e qui pure non si confessò, nè era inferiore a lui); e per quel po' di lettera ch'ebbe Paolo occasione di metter fuori non era tale nè tanta da farne le stimate per chi viveva a cotesto tempo in Roma, nè tra l'uno e l'altro ci correva un filaro di case. Insomma Paolo possedeva tutte le doti per andare a genio ad Alessandro, dacchè in quelle che riescono ad acquistarsi impossibili, come lignaggio e bellezza, il Cardinale aveva argomento buono di reputarsi pari, e per le altre che possono acquistarsi si reputava superiore.

Parlarono di molte faccende, un po' per tastarsi e un po' menati dal giovanile talento, e finalmente caddero su quello che premeva all'uno ascoltare, all'altro dire:

— Sicchè a voi, Cavaliere, questa istituzione del Papato non garba...

— Illustrissimo, per amore di San Diego ultimamente canonizzato[24], non mi apponete di questa fatta eresie. Come non mi avrebbe a garbare il Papato se istituito dalla propria bocca di Gesù Cristo? Io non sono così tristo cristiano per ignorare che Pietro fu la pietra sopra cui si fonda la Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dello inferno, bensì dubito, rimettendomene sempre all'autorità dei miei superiori, massime alla vostra, che la navicella di San Pietro diventata galera abbisogni di qualche altra vela, e di parecchi remi di rinforzo.

— Cavaliere, parlatemi col cuore in mano; quantunque per ufficio mi corra il debito riferire qualsivoglia cosa per me si oda, o si veda, a Sua Santità, tuttavolta in fede di gentiluomo vi prometto, che delle cose a voi piacesse favellarmi egli apprenderà quelle che voi vorrete egli sappia, e se niente ha da saperne, e nulla saprà.