A Paolo uscito dal cospetto del Papa venne vaghezza, non avuta prima, di portarsi sul ponte di Sant'Angelo a vedere le teste mozze, che infilate su i pali stavano lì ad atterrire i banditi, i quali lontani o non sapevano, o non curavano esempii siffatti: di vero tra altre parecchie ci mirò anche la sua col cartello sotto, che per quanto poco umile egli fosse, pure gli largiva tali e tanti titoli, che egli per giustizia non avrebbe potuto accettare: non vi si fermò sotto troppo tempo, imperciocchè cotesto teschio che ciondolava tuttavia al vento alcuni carnicci era tal mostra da mareggiare anche lo stomaco di un bandito; allontanandosi pertanto pensava:

— Dacchè altri ha pagato per me, ormai io spero, che passerò per bardotto.

E dato bando alle malinconie, venuto vespro, abbigliatosi con abiti di nuova foggia e attillati, fu a casa Savelli dove lo aveva precorso la fama del successo alterando il vero, e la più parte aggiungendo falso; e siccome ogni cosa, anco falsa, tornava ad incremento della sua reputazione, così, quelli che prima gli s'inchinavano, ora voltarono la schiena a mezzo cerchio perfetto, gli altri più renitenti cominciarono a disegnare della persona una elittica; le mamme gli esponevano dinanzi un assortimento di risi sorrisi co' labbri stretti, però che l'arte di fabbricare dentiere non fosse anco trovata, e i denti cascati non fanno finestre dove goda affacciarsi amore: delle ragazze non dico nulla: diluviavano occhiate da disgradarne i razzi finali della girandola di San Pietro; ma il Pelliccioni salutava sbadato, o poco ci avvertiva, chè l'anima e gli occhi stavano fissi su quel folletto di Tuda, la quale andava, veniva, girava da parere che ce ne fossero quattro, e tutto vedeva, e tutto fingeva non vedere, e di ogni cosa si pigliava spasso; gli sguardi suoi non cadenti, nè dritti, bensì obliqui come i Turchi adoperano le scimitarre, e con tale virtù da fiedere netto come gambi di pera sbarre di ferro grosse quanto un braccio; con perpetua irrequietezza ella ora aggroppava ora snodava il mirabile collo, che vinceva quello dei colombi in amore quando il sole lo veste di colori sempre nuovi e sempre più belli. Per quanto Paolo s'industriasse attirarla a sè ora con ridenti, ora con supplichevoli, ed anco talvolta con minaccevoli sguardi non ne venne a capo; peggio se tentava accostarla; Tuda, quasi lo presentisse, batteva altrove l'ale, e in mille modi, sconosciuti a cui non sente amore e rabbia, lo deludeva e scherniva. All'ultimo Paolo altro non vide che uno scintillío di faville che poi diventarono teste, e da prima tutte di Tuda, aggirantesi in vortici, sempre ridenti, e sempre folleggianti, ma indi a breve diventando penoso, altre teste vi si mescolarono laide, e sinistre, tuttavia ritraenti una immagine sola; poi diradaronsi, e ne rimasero solo due, che facevano l'altalena che ora si tuffava, ora sorgeva da un lago di sangue; da un lato quello di Tuda, dall'altro quello di prete Guercino. Quello di Tuda scaturì da principio più volte vario per ornamenti diversi, ora con diadema, ora con ghirlanda, ed ora con acconciatura leggiadra di capelli, quello poi di prete Guercino sempre grondante sangue cagliato, con le chiome grommose; ma poi mutata vicenda toccò al capo di Tuda comparire terribilmente miserabile, mentre la testa del prete Guercino si affacciava ora con la sua bella chierica candida come fiore di latte, ora colla berretta a tre spicchi, e perfino con la corona in testa come re della Campagna. Paolo si appoggiò improvvido alla base di una statua di Giulio Cesare, pure aspettando che gli cessasse il bagliore; il quale fu breve, avendo contribuito a dargli fine certe parole ch'ebbero potenza di respingergli con subito riflusso il sangue dal cervello al cuore, e queste furono:

— Mirate un po' come la gente magna anco senza avvertirlo si mostri nata da una stessa famiglia.

Anzi no, ei si accostava alla immagine di Cesare per la ragione, chè l'ambra tira la paglia... —

Paolo spalancò gli occhi e le ultime parole dell'atroce ingiuria sorprese sopra le labbra di Tuda.

— Bene sta; io darò la testa del Guercino, io ne darei cento per la tua, divina fanciulla; che importa a me che tu mi ami? Mi basta che tu patisca il mio amore. Farfalla scellerata, fa' quello che sai, tu devi cadermi nelle mani, perchè se non bastasse ad agguantarti il mio amore, piglierebbe a perseguitarti la mia vendetta.

Di poi tolto commiato, senza porre tempo fra mezzo cavalcò forte alla villa di Nettuno, dove giunse sul far della notte, e Renzo udito il noto segno gli aperse senza avvertire la Violante, onde Paolo la colse alla sprovvista mentr'ella genuflessa davanti la immagine della Madre di Cristo leggeva il libro delle orazioni.

— Sempre in opere pie, Violante, voi volete pigliare di assalto il paradiso...

— Paolo, io pregava pel mio povero padre, per voi, e soprattutto per me misera peccatrice, che ne ho tanto, e poi tanto bisogno.....