— Viva Papa Sisto lo sterminatore dei banditi.

A questo urlo, che a squarcia gola cacciò fuori Paolo, in un bacchio baleno due uomini agguantarono di dietro per le braccia il Guercino, e lo atterrarono; nove porte, chè tante ne aveva la sala, si aprirono con fracasso e si rovesciò dentro un nugolo di micheletti armati di archibugi. Al Guercino parve uscisse ad un punto il vino dal capo, e la baldanza dallo spirito; sporta la faccia livida, agguardando Paolo con occhi trucemente lucidi, queste parole mandò fuori dalle labbra grommose di vino:

— Solite cose; io il solito venduto, tu il solito Giuda; badati dal solito fico: — traditore! non ti puoi nè manco vantare di avere immaginato qualche cosa di nuovo...

— Ammazzatelo! — Schiamazzava Paolo. — Ammazzatelo!

— Non si può movere — è inutile.

— Ammazzatelo per Dio! — Strepitava Paolo pestando i piedi.

— E si ha ad ammazzare davvero?

— Ma sì, ma sì, ma sì. —

Allora uno sbirro trasse un gran fendente sul capo al Guercino, il quale ebbe virtù di spaccarglielo fino al mento, sicchè stramazzando col capo innanzi sopra la mensa, il cervello gli si versò dal cranio come il sale dalla saliera rovesciata.

— Bel figliuolo, l'ultima pietanza della cena è questa?