Il padre Migali, dopo avere pranzato e dormito da persona che non si trova rimorsi sopra la coscienza, o dove se li trovi gli sa digerire insieme alle altre pietanze, a vespro così pel fresco si avviò lemme lemme al palazzo di Silla Savello; la famiglia lo accolse come uomo dal quale, s'era da sperarsi poco, bisognava temere moltissimo; un fante, da lui richiesto, salendo le scale a tre scalini per volta andò ad avvertire la Marchesa se le piacesse accoglierlo o no (che allora si costumava senza tanti arzigogoli così, giudicando pericoloso avvezzare i servi alla ipocrisia ed alla menzogna): tornò a dire che si accomodasse, la signora vedrebbe volentieri il suo padre Migali: quel suo dolcemente detto, e la mirabile celerità del giovane persuasero il padre a guardare il giovane di sghimbescio, e vistolo leggiadro gli sorrise blando, lo accarezzò pel mento confortandolo di andare a confessarsi da lui che gli avrebbe donato un abitino. Venuto al cospetto della nobile matrona, molti furono hinc et inde i discorsi per accostarsi mano a mano all'argomento; così lessi già, il pesce spada, e il pesce cane si girano e si rigirano dintorno, si abbassano, si alzano ingegnandosi di essere i primi a dare l'uno all'altro o colpo di spada o zannata. Già con molta arte schermendosi gl'interlocutori nostri erano venuti a mezza spada, sicchè il padre Migali stringendo diceva:

— Clarissima donna Clelia, io confido nella sua insigne benevolenza, che mi vorrà compatire se proprio in vista di salvare un'anima dalla perdizione io mi attento proporle le nozze della divina sua figliuola donna Geltruda...

— Reverendo, chi conosce come me, e pregia la solenne prudenza vostra, non può astenersi da giubbilare, pensando avere in voi un consigliere fedele ed un amico parziale. Dite franco...

— Potrei, madonna, a mo' dei ciurmatori narrarvi monti e mari del gentiluomo ch'io vi propongo; il santo timore di Dio, la grazia del Papa, la prestanza della persona, lo aspetto leggiadro, le maniere accorte, il tratto cortese che l'anima ti piglia con soavi catene, il parlare concettoso, il sovrumano coraggio, la nobiltà, le ricchezze, la devozione per tutta la casa vostra, e per voi peculiarmente, ma io inesperto di simili negoziati mi taccio, sebbene tutti questi pregi concorrano, e copiosissimi, nel gentiluomo di cui è discorso: mi basti annunziarvene il nome.

— Ed è?

— Voi lo conoscete, il cavaliere Paolo Pelliccioni.

— Il cavaliere Paolo Pelliccioni, ripetè la Marchesa come l'eco, senza maraviglia, del pari che senza cruccio nè affetto; a mo' di materia da meditare; nella stessa guisa, che un pittore si pone dinanzi una tela da dipingere, o lo scultore un marmo da scolpire. — A questo esordio tenne dietro un silenzio non breve, però nemmeno lungo oltre il convenevole, e tuttavia quasi mano strisciata su quanto è lunga la tastiera del gravicembalo, la marchesa Clelia provò tutti i suoni, gli aggruppò, gli snodò, ed ogni cosa bene considerata deliberò ributtare il partito: la superbia da principio in quel concerto prese le mosse dal cantino, e vie via procedendo, all'ultimo si pose a cavalcioni sul basso. Molto più, che la superbia (non so se lo abbia avvertito, caso che no supplisco adesso) nella composizione di donna Clelia ci era entrata per una metà avvantaggiata del suo tutto; nel descrivere gente patrizia io aveva creduto, che la cosa andasse da sè, e si potesse omettere, come a mo' di esempio quando parli di Giudice parrebbe pleonasmo appiccargli dietro lo aggettivo, o lo epiteto di probo, di Prete il benigno, di Re il galantuomo: aggettivi tutti che compenetrando i sostantivi, ne fanno una sola e medesima cosa. Ho sentito dire, che il diavolo regala la superbia ai patrizi quando li battezzano se cristiani; quando li circoncidono se ebrei o turchi; chi la regali alle patrizie non saprei, perchè diavolesse nel mondo di là non so se ve ne abbiano; affermano che per godere un po' di pace in casa, i diavoli caccino le diavolesse nel mondo di qua, ma questo dicono le male lingue, e però non sono da credersi. Insomma la conclusione del lungo deliberare fu, non volerglielo concedere, e lo significò con le seguenti parole:

— Già tutto quello viene da voi si può accettare a chiusi occhi; per me, reverendo, ho in voi tanta fede che se mi consigliaste a tirarmi giù dal balcone, mi ci butterei di rincorsa, sicurissima di provvedere alla mia prosperità spirituale, o temporale, sicchè se io renda grazie col cuore dello studio che vi pigliate delle cose mie, lascio figurarlo a voi, ma Tuda è tenera troppo per le nozze.

— Come tenera? Mi sembra all'opposto fatta, e proprio a tiro.