— Io non distinguo.... senza il consenso della fanciulla, recisamente, assolutamente io non devo, non posso, nè voglio consentire. —

Il Gesuita trovato il terreno duro non ci volle rompere la vanga, e con giravolta maestra riprese con voce in bemolle:

— Comunque possa questa vostra scrupolosa condescendenza parere soverchia, e tale da tirare a male esempio, non vorrò ripigliarla io... duramente. Donna Clelia, pensateci su con la solita vostra prudenza; mettetevi innanzi agli occhi la volontà del Papa... il bene della figliuola, lo incremento della nobilissima vostra casa.... e poi consultate la signora Geltruda. Intanto addio, e mi raccomando alle vostre orazioni.

— Alle mie? Che fragile appoggio trovereste in me indegnissima peccatrice! Con migliore fiducia di buon successo mi raccomando alle vostre.

— Sia laudato Gesù Cristo.

— Sempre sia. —

Donna Clelia rimase come spossata dalla discussione, e più dal repentaglio in cui le pareva essersi messa. La vanità sua da un lato trovava argomento di trionfo dallo avere ridotto al verde di ragioni un solenne maestro in divinità quale si stimava il padre Migali, ma dall'altro sentiva l'amaro di essersi in certa guisa ribellata al suo confessore, e per via di sofismi ch'ella per la prima dannava per falsi e per esiziali; basta, ormai parola detta e sasso gittato non si possono tirare indietro, e il tempo darà consiglio.

Il padre Migali si partiva, certo un po' confuso, ma più che mai fermo a volerla spuntare; la confusione veniva dall'essersi figurata troppo facile la vittoria; però se di venirne a capo di punto in bianco non era riuscito, aveva riconosciuto la fortezza, e scoperto i punti deboli, onde poterla espugnare, i quali si riducevano a due, paura del Papa, e cupidità di averi; nel mentre che scendeva le scale distratto, allo svoltare nello androne urtò di forza nel marchese Silla, il quale, secondo il suo costume, camminava con frettolosi passi come se dovesse andare a mettere i consoli in palazzo. Al dolore del cozzo ognuno di loro in cuor suo mandò l'altro all'inferno, e stette a un pelo di traboccare in male parole; ma quando levato il viso si riconobbero, il Gesuita, stese le mani, disse:

— Oh! dulcissime rerum, caro, ma caro cento volte caro quel mio marchese Silla.

L'altro, tastandosi il corno che il Gesuita gli aveva fatto nella fronte, rispose: