— In casa qui, oltre il mio, non si conosce altro volere...


Il marchese Silla in quel mentre tornava a casa; inquieto e guardingo volgeva gli occhi intorno a sè, pauroso, che da qualche canto gli si avventasse addosso un creditore; ma creditori non incontrò, bensì il perfidioso Gesuita, il quale pari al ragnatelo che dal suo buco si saetta addosso alla mosca, cadde su le spalle al Marchese quando meno l'attendeva, e:

— Ma pensateci, illustrissimo signor Marchese, una seconda volta; gli è proprio un negozio di oro; mi stanno alle costole i Massimi, ma voi sapete quale e quanta la mia parzialità per la clarissima casa vostra....

— Reverendo, lasciatemi in pace; io sono di ferro, io..., e saliva a due a due gli scalini per sottrarsi alla persecuzione; il Gesuita implacabile dietro anch'egli accavalciando con iscosci smisurati senza curare il pericolo di rompersi il naso su le scale, impedito com'era dalla gonnella; e con lena affannata singhiozzava:

— Affare di oro... me ne va il sangue a catinelle...

— È inutile... potreste smovere innanzi l'obelisco di papa Sisto, che me...

— Credete, Marchese... voi buttate la fortuna fuori di finestra...

— Tanto meglio, qualcheduno la troverà per la strada.

— La clarissima... sembra... si spera... oro... oro... affare d'oro!