— Che imbecille di marito! —
E avevano ragione tutti e due.
Quanto a Tuda non aveva ella dichiarato essere contenta? O almanco repugnanza suprema non oppose ella? E tanto bastava, anzi anche meno, conciossiachè, già lo notammo, le donne contassero nulla allora e poco adesso; nè a torto. Le donne contrattavansi, e tuttavia contrattansi come giovenche in fiera; conchiuso il negozio il venditore mette la cavezza in mano al compratore, il quale te la mena al presepio o al macello, senza rimedio di vizii redibitori. Ch'è la donna ond'abbia a consultarsi? Ella è la compagna alla vita dell'uomo, parte dei suoi dolori e delle sue gioie, madre dei suoi figliuoli, corona o vituperio della famiglia, contentezza o disperazione, angiolo o demonio; un nonnulla, vedete, ch'è proprio inutile consultare. I matrimoni fatti senza amore duravano senza fedeltà, o si troncavano con morte sanguinosa; non sempre, ma ora qui ora là, a spizzico, e quasi mai per rovello di amore tradito, o per ferocia di gelosia; le più volte per puntiglio o per nobilea offesa, sicchè ad armare la mano del marito più ardenti i fratelli o i prossimi congiunti delle mogli infedeli. Dei tempi che descrivo esempi infelicemente illustri Isabella Orsina, Eleonora di Toledo, e la meno nota Violante Garlonica[12].
Ecco com'era Tuda contenta.
Fiduciosa nella Provvidenza ella la chiamò in suo soccorso, sicura che le avrebbe risposto pronta e fedele quasi un'eco; ma dal cielo non mosse consiglio, nè angiolo; durante il giorno il sole continuò ad irradiare immoto le vite e le morti, le colpe molte e le virtù poche dei figliuoli degli uomini, nella notte le stelle e la luna non si rimasero da ridere un riso di demenza sopra le miserie della umanità: Tuda stette sbigottita; in breve sentì arruffarlesi lo intelletto e il cuore: per ultimo proruppe. Terribili sono le procelle delle anime che non provarono mai la sventura, appunto come nei climi fortunati l'uragano imperversa con violenza suprema. Guai al naviglio che incontra su i mari! Dopo averlo travolto sopra la superficie delle acque a modo di spuma, come spuma lo disperde, anime e corpi. Le immense foreste spariscono, e piante secolari e tronchi vanno in volta peggio che foglie, il male è sempre ministrato alla stregua del bene; avventurosi i miseri!
Perchè la fronte di Niobe commuove così profondo il tuo cuore? Certo cotesta curva è divina, ma altri simulacri la possiedono stupenda più di lei: ella ti commuove perchè sublime di accusa e di minaccia contro la Forza onnipossente, davanti la quale uomini di bronzo piegano pari ai giunchi. La fronte di Tuda così soave si volta in arco, che la Natura dopo averla piegata con le sue proprie mani, sembrava che contenta della opera vi avesse impresso un bacio, stella di gaiezza divina: adesso l'astro era impallidito; ombre succedevano ad ombre quasi nuvole traverso il disco della luna; e gli occhi suoi ella appuntava pugnaci contro il cielo, nel modo stesso che gli Sciti ci vibravano gli strali. Abbandonato il bel corpo, genuflessa, con le braccia pendenti e le mani intrecciate agitava pensieri turbinosi e molesti; tuttavia non definiti; di un tratto cantando con celere curva un uccello traversa e passa via; allora ella pensò allo arcano potente che dà all'uccello il volo, il canto, la libertà dello spazio e lo studio del nido, e al cacciatore il piombo che gli tronca a un punto il volo, il canto e il dolce amore del nido; e pensò eziandio alla vita non supplicata da lei, e concessa insieme a tanta dote di giocondità con la insidia di fargliela scontare più amara; le parvero, come sono, fisime di sacerdoti parabolani, la pazienza figlia dello impossibile convincimento, che quanto la Provvidenza manda è ordinato a fine di bene; imperciocchè onde avviene che ciò non si rimanga chiarito? E se il sacerdote contrappone essere lo umano intelletto imbecille, e senza presumere troppo, doversi stare contento al quia, ella rispondeva in cuor suo: e perchè non dilatava il Creatore il mio spirito? Egli tagliava dalla pezza onde nessuno gli reggeva le mani per tenersi al largo. Da capo il prete la tambussava con parole inani: vuolci fede. E fede sia, rispondeva ella; dove la si compera? Non si vende, nè si compra la fede. Dove dimora ella perchè mi vi possa condurre in pellegrinaggio? Alberga in alto, allato a Dio, nè con piè mortale si viaggia laggiù. Ma almeno dite con quali opere, con quali supplicazioni si acquista? Non valgono opere nè preghiere, è grazia gratis data che scende dal cielo sopra cui lo aspetta meno, e sopra cui meno la merita. Dio vi confonda, parabolani, che vi attentate ridurre a scienza l'assurdo. Quando cesserete, o nefari, giocare co' cervelli umani come se fossero aliossi. — E del vaneggiare lungo la conclusione era: meglio morire; l'anima mia è un atomo, però di diamante, che nè anco la macina del fato vale a stritolare; aperta alla vita una porta, alla morte infinite; in questo, e in questo solo veramente misericordioso Dio. —
Di siffatti pensieri parte uscì dalle labbra di Tuda vestita di parole, altra no; questi che succedono ella favellava con voce piena d'inestimabile amarezza:
— Maria; il sole arrivato a mezzogiorno da ogni lato ci avvampa co' suoi raggi, è tempo partirci di sotto agli arbori che non danno più ombra; la sorgente qui non manda più stilla, nel pozzo vuoto tu cali la secchia invano, vieni, portiamo altrove le nostre tende. —
E Maria, che fin lì troppo diversa dagl'importuni amici di Giobbe aveva tentato consolare Tuda col pio silenzio e l'aspetto benigno, rispondeva: