Giusto nel punto in che Anacleto buttava in un canto la forca, si tira giù le maniche della camicia esclamando:

— Anco questa è fatta, disse quegli che cacciò in forno la moglie! —

Ecco presentarsi sopra la soglia un uomo male in arnese, che si pone a gridare:

— Ci ha persona qua dentro? O quell'uomo costà, date retta....

— Io me la intendo con chi cammina con quattro gambe, ed anco li tratto con la forca.....

— Io non vo' sapere altro se qui sta di casa un Pelliccione, un Pelliccioni..... insomma un pezzo grosso, che circum circa si ha da chiamare così?

— E che negozi potete avere voi col cavaliere Pelliccioni...

— Io? Dacchè lo detti a balia sentii nominarlo oggi.... mi hanno consegnato una lettera per portargli.

— E chi ve la consegnava, e dove?

— Ecco, io ve lo dico in quattro battute; voi avete a sapere, ch'io pesco anguille, e tinche se ne capita nello stagno di Nettuno; ora, state attento, andando alla pesca per iscorciare la via rasentai una casa dove corre voce, che ci si facciano sentire diavoli e dannati; però pensate se la gente tira alla larga: se io ci creda o no non vi starò a dire; questo è sicuro ch'io allungava il passo; quando me lo aspetto meno mi parve, che mi chiamassero, non ci badai, e presi a correre; ma la voce da capo, e come chi prega: — fermatevi per amore di Dio. — Gli era chiaro che il Diavolo non poteva pregare per amore di Dio, volsi il capo indietro e non vidi nulla, lo sollevai e mi apparve alla finestra una gentildonna bella quasimente quanto il sole, o giù di lì. Ella mi accennò con la mano mi accostassi, ed io mi feci sotto alla finestra; quivi spendolandosi ella mi disse con voce sommessa: — uomo dabbene (si sa, quando i signori hanno bisogno di noi, siamo tutti uomini dabbene, fatta la festa si leva l'alloro e diventiamo una manica di vassallacci) — dunque, uomo dabbene, per quanto amore portate alla Beatissima Vergine usatemi la carità di pigliare subito la via di Roma; costà cercate del palazzo del cavaliere Pelliccioni, e trovato che lo abbiate, consegnerete proprio nelle mani del cavaliere la lettera, che vi calerò giù con un filo.... non pensate a male, che il cavaliere è mio marito... e per la vostra fatica vi darò uno scudo; se non basta, due.... — Oh! risposi io, di uno scudo ce n'è anco troppo; giù la lettera, e lasciatevi servire. — La signora prima buttò gli scudi, poi la lettera, ed io postami la via fra le gambe, sono venuto a Roma.