— Mario! Mario! —
Ed ella si astenne da rispondere: per converso finse russare, se non che l'altro replicava la chiamata ingrossando la voce, e inframettendovi qualche bestemmia; allora ella rispose come chi per forza è desto, e tuttora sonnacchioso sbadiglia:
— Chi mi chiama? Che volete?
— Vieni giù... Dunque sei veramente al caso di sellare un cavallo?
— Bada veh! Che se m'inganni ti stacco il capo come una ciliegia. Sellami dunque, e metti la briglia al Moro; tienlo pronto legato al colonnino; guarda ch'è intero ed in ardenza perchè si accosta maggio; là nell'armadio gli arnesi, fa presto e bene; in meno di un credo torno.
E se ne andò. Maria si accostò al cavallo, e bene le valsero l'avvertimento di Anacleto, e la propria previdenza, imperciocchè il cavallo o per malignità propria, o impermalito per la nuova persona, o per quale altra causa, s'ingegnasse percoterla sferrando calci di traverso o morderla alla spalla; un po' con le buone, e molto con le acerbe ne venne a capo la valorosa donzella, così che lo trasse bardato fuori dalla posta e lo legò alla campanella del colonnino; ma quantunque e' si mostrasse meno tristo, pure non rifiniva mai di agitarsi trapassando con moto irrequieto ora da destra ed ora da sinistra, zappava del piè il selciato, e annitriva potentemente; nella parte più remota della stalla non meno smaniosa una cavalla inuzzoliva, e co' nitriti rispondeva. Ciò avendo notato Maria si mise il dito su la fronte, e pensò alquanto, poi come risoluta si appressa alla cavalla, e in meno che non balena anco quella arnesa[13]; ciò fatto si reca alla porta, e ferma sopra la soglia specola di qua e di là; parendole sicuro il luogo, si attenta uscirne per esaminare meglio i dintorni; nè andò guari che le occorsero le macerie di certa casetta in ruina; erano il caso suo; tornando poi indietro, mentre leva gli occhi ormai ausati a scorgere tra le mezze tenebre delle notti d'Italia incontra la carrucola appesa al braccio di ferro sul finestrone del fienile; tratta fuori la cavalla la nascose dietro le macerie, e dopo averla assicurata bene con la cavezza le legò intorno al collo (insinuandoci dentro il muso di quella) un sacco con la biada: certo non per questo ella allontanava il pericolo, che in mal punto annitrendo venisse a scoprire la trama; ma adesso buttarsi in balia della fortuna era prudenza; inoltre risalita presto la scala si mise in cerca, sovvenuta dalla luce del lampione, della fune da tirare su i fasci del fieno e tosto l'ebbe trovata; ne fece gomitolo, e la nascose in parte dove poterla facilmente rinvenire anco al buio: tutto questo compito s'inginocchiò levando le mani giunte, e gli occhi al cielo in atto di tale profonda supplicazione da spalancare le porte del paradiso, fossero pure di bronzo: certo se non si esaudiscono lassù siffatte preghiere surte da cuore così generoso, a fine sì retto, e con tanta speranza, sarebbe tempo perso per noi altri continuare le nostre.
Anacleto tornò affannoso come chi teme avere tardato: esaminava il morso, la briglia, e le staffe al cavallo; trovando le cinghie un po' lente le stringeva in fretta; poi lo trasse fuori; spegnendo il lume, confortò Maria a ricoricarsi; e dato un paio di giri alla chiave si allontanò fischiando.
Maria lascia scorrere un quarto d'ora, forse anco meno, chè la impazienza le faceva parere il minuto un secolo: indi apre risoluta le imposte del finestrone del fienile; spendolandosi, agguantata al braccio di ferro introduce la fune nella carrucola lasciandola pendere da due parti; circonda le mani di cenci e di pelli di cui trova copia nella scuderia, e poi adagio adagio ora reggendosi da manca, e lasciandosi ire a destra, ed ora aggrappandosi a destra ed ammollando a mancina arriva senza una scorticatura giù in terra; di sbalzo dietro alle macerie, di un lampo alla cavezza sostituisce la briglia, di un salto inforca la cavalla, e via.