Guardavansi allora, come si custodiscono adesso, le porte di Roma, anzi con diligenza maggiore; nè alla Maria sarebbe riuscito passarle se non le venivano in aiuto la fortuna e l'audacia; però che avendo ella notato tra i gabellieri e i soldati qualche po' di agitazione, la quale stenta a quietarsi allorchè seguita uno scompiglio inopinato e improvviso, s'inoltra franca e dice:

— Apritemi tosto, che ho da raggiungere il mio signore cavaliere Pelliccioni. —

E si appose con felice astuzia, essendosi per lo appunto poco innanzi presentato il cavaliere Pelliccioni, al quale ebbero aperto le porte senza più che un suo semplice invito, correndo voce per tutta Roma come godesse il favore del Papa, e il Cardinal nepote lo estimasse assai: ma egli mostrò un lascia passare amplissimo per sè e per i suoi familiari, sicchè se gliele spalancassero con un diluvio d'inchini non è da dirsi. Anco sopra Maria scese il credito del Pelliccioni; e gli onesti gabellieri si recarono a scrupolo di trattenerla pure un momento da raggiungere il padrone. Uscita alla campagna Maria ignorava il cammino; peggio anco di questo dubitando seguire troppo da lontano, o troppo accosto al Pelliccioni, si peritava a sostare come a soffermarsi: a cavarla d'impaccio valse il nitrito del cavallo di Paolo, a cui subito tenne dietro quello della giumenta; e per questo modo argomentando la distanza giudicò poterlo seguitare, senza dargli sospetto, a mezzo trotto. Paolo però, sperto della via e premuroso di arrivare, cacciava a briglia sciolta il cavallo, onde Maria ne smarrì la traccia. Giunta al luogo, che reputò essere Nettuno, da per tutto silenzio e tenebre: quale la casa dove colui si fosse chiuso ignorava, e l'avesse saputo, rinvenirla notte tempo non che malagevole impossibile: ella vagava qua e là per la campagna mordendosi le labbra. All'improvviso vide da lontano tremolare un lume, e si avviò da cotesto lato, ma dopo molto cammino conobbe partirsi da una casa rustica; prese ad aggirarsi per altra parte, senonchè volta e rivolta si trovò là, donde prima si era partita o le parve; sfidata ormai di avere fatto i passi invano si pose per un sentiero nel proponimento di riaccostarsi bel bello a Roma; ma anco qui fece fallo che dallo affondare delle zampe della giumenta si accorse essersi impegnata sopra un terreno pantanoso; scendendo dubitava non potere risalire, inoltrandosi temeva sprofondare con la cavalla in qualche fitta: per la meno trista deliberò rifare i passi, ma nè anco questo le riusciva agevole, sicchè parendole dopo scorso qualche tratto trovarsi sul sodo smontò dandosi pace, ferma di aspettare all'alba per uscire di pelago.


Ma se non riesce a Maria trovare la casa di Paolo, e vedere quello che vi opera dentro, riesce a noi. Il Cavaliere, il quale possedeva le chiavi delle varie porte, da prima ripose il cavallo fumante per sudore nella stalla, poi s'intromise cauto nella casa; girando gli occhi scorse lume in cucina, ed avviatosi costà rinvenne Renzo, che dormiva chinato il capo su le braccia dinanzi ad una tavola: lo percosse sopra la spalla e quegli desto allo improvviso mise un grido, guardando con occhi strabuzzati la figura comparsagli. Paolo posto il dito su la bocca gli ordinò tacere:

— Sono io, che temi poltrone?

— Ah! mi sognava in questo punto, che il Diavolo mi portava via.

— Quello che si differisce non si perde. La Marchesa dov'è?

— Nella sua stanza.

— Levati, e sta di guardia accanto alla porta; per rumori che tu ascolti non aprire, non andartene, non moverti. Guai a te se manchi! —